All’esercitazione Balikatan nelle Filippine gli USA lanciano il Typhon per la prima volta

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Il 20 aprile ha preso il via l’esercitazione militare Balikatan 2026 che si tiene regolarmente nelle Filippine e vede la presenza delle forze statunitensi e, secondariamente, di altri alleati e partner della regione. Si tratta infatti di una manovra prettamente bilaterale, tra gli USA e le Filippine, che nelle varie edizioni – quella di quest’anno è la 41esima – ha visto la presenza di forze provenienti da altri Paesi alleati. Nel 2026, Giappone, Australia, Canada, Francia e Nuova Zelanda hanno inviato truppe nelle Filippine, ma soprattutto è la prima volta per il personale militare giapponese, che ha messo piede sul suolo filippino dall’invasione delle isole durante la Seconda Guerra Mondiale.

Balikatan è progettata per rafforzare la sicurezza regionale attraverso operazioni combinate aeree, terrestri, marittime, cibernetiche e spaziali che comprendono esercitazioni navali, anfibie, addestramento alla difesa costiera ed esercitazioni congiunte a fuoco vivo. L’edizione di quest’anno vede la presenza record di circa 17mila militari e la partecipazione – anche come osservatori – di un totale di 20 nazioni.

Balikatan 2026 è anche diventata la prima esercitazione in cui è stato lanciato un missile del nuovo sistema terrestre “Typhon” per lancio di missili da crociera. Le forze armate delle Filippine hanno infatti confermato martedì il primo lancio in assoluto nel Paese del Typhon Mid-Range Capability (MRC), segnando un importante sviluppo nelle esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti. Il portavoce di Balikatan, il colonnello Dennis Hernandez, ha dichiarato che il sistema missilistico è stato utilizzato nelle prime ore di martedì mattina per lanciare un missile Tomahawk dall’aeroporto di Tacloban, a Leyte, che ha colpito il suo bersaglio a Laur, Nueva Ecija, a circa 630 chilometri di distanza, all’interno del perimetro di Fort Magsaysay.

Il colonnello ha anche riferito che personale dell’Esercito filippino era presente presso il lanciatore e nel centro di comando e controllo, acquisendo familiarità con le procedure di puntamento, tracciamento e ingaggio. “Si tratta di personale che, in futuro, gestirà sistemi missilistici simili qualora dovessimo dotarci di un sistema missilistico, che sia del Reggimento di Artiglieria dell’Esercito o di qualsiasi altra unità dell’Esercito filippino. Pertanto, questa esperienza fa parte del loro percorso di sviluppo delle conoscenze e delle capacità tecniche”, ha affermato. L’esercito americano aveva inviato per la prima volta all’estero elementi del suo nuovissimo sistema missilistico terrestre per prendere parte a un’esercitazione nelle Filippine ad aprile del 2024. Invio reiterato in almeno un’altra occasione, ma sino a oggi nessun missile era mai stato lanciato.

Le basi navali cinesi a portata di tiro

Il sistema Typhon ha quattro lanciatori verticali montati su semirimorchio, un posto di comando, oltre a veicoli di ricarica e supporto tutti su rimorchi e può utilizzare sia i missili da crociera Tomahawk sia i vettori da difesa aerea SM-6 Standard. I dati di lancio (anche di tracciamento per quanto riguarda gli SM-6) sono forniti da fonti esterne, e una batteria completa utilizza quattro veicoli di lancio, per un totale quindi di 16 missili pronti al fuoco. La variante SM-6 più aggiornata attualmente in servizio, la Block IA, è un missile superficie-aria utilizzato dalla U.S. Navy ma ha anche capacità di colpire bersagli terrestri, mentre il Tomahawk è principalmente un missile da attacco terrestre con una gittata massima di circa 1.600 km, ma le versioni attuali hanno anche una certa capacità antinave.

Si tratta, come detto, di un lanciatore terrestre che è stato possibile costruire per via della fine del Trattato INF sulle forze nucleari intermedie che proibiva a Russia e Stati Uniti non solo lo schieramento in Europa, ma anche il possesso di sistemi missilistici – da crociera o balistici – a raggio medio e intermedio basati a terra.

Dall’isola di Luzon, un “Tomahawk” ha un raggio d’azione più che sufficiente per raggiungere l’angolo sudorientale della Cina continentale, così come l’isola di Hainan con le sue principali basi navali, nonché, ovviamente, le isole occupate dalla Cina nel Mar Cinese Meridionale dove Pechino ha stabilito presidi militari.

Quest’ultimo punto è fondamentale date le attuali tensioni tra la Repubblica Popolare Cinese (RPC) e le Filippine per la sovranità su atolli che appartengono alla Zona Economica Esclusiva di Manila. Questa “prima” per le Filippine – soprattutto considerando la presenza giapponese – va letta proprio in chiave delle sempre maggiori tensioni che si stanno accumulando con la RPC nel Mar Cinese Meridionale, dove le forze militari a paramilitari di Pechino stanno mettendo in atto azioni coercitive e aggressive nei confronti del naviglio di Manila, nel tentativo di nazionalizzare quel tratto di mare che non è di competenza cinese. Anche la scala di Balikatan 2026 rappresenta un forte segnale diretto a Pechino di coinvolgimento statunitense nelle questioni legate alla difesa della libertà di navigazione e di rispetto del diritto internazionale nel Pacifico Occidentale.