La maggiore azienda tedesca della difesa, Rheinmetall, è scivolata in borsa nelle ultime sedute lasciando sul terreno oltre il 12% del suo valore in una settimana dopo mesi di intensi guadagni. Il colosso di Dusseldorf, centrale per i piani di riarmo della Germania e dell’Europa ha visto due elementi fondamentali perturbare gli scenari di crescita attesi per l’anno in corso.
In primo luogo sono arrivati i conti del secondo trimestre. Nel secondo trimestre del 2025 Rheinmetall non ha raggiunto gli obiettivi degli analisti, toccando quota 2,43 miliardi di euro di ricavi contro un’attesa di 2,52 e subendo un calo dal 12,1% all’11,3% del margine operativo lordo e un ridotto aumento dell’utile, da 270 a 276 milioni di euro.
Poco, secondo le aspettative, per il campione della Difesa europeo protagonista del grande piano di investimenti della Germania di Friederich Merz e di altri grandi progetti di procurement, dal caccia F-35 al nuovo carro armato Panther. “La transizione post-elettorale della Germania e il ritardo nell’approvazione del bilancio hanno rallentato l’avvio di nuovi contratti per la difesa. Con gli appalti di fatto sospesi, Rheinmetall ha visto gli ordini previsti posticipati alla seconda metà dell’anno”, ha scritto la banca danese Saxo in un report sull’azienda, aggiungendo che “il ciclo di investimenti in difesa è reale, ma non lineare e la crescita di Rheinmetall è intatta, ma questo trimestre ha rappresentato una pausa, non una svolta”.
Va detto, però, che il fatto che soprattutto la Germania abbia dovuto plasmare una nuova strategia industriale per il riarmo sta costringendo le aziende della Difesa a rincorrere, a ricalibrare la dimensione delle loro catene di approvvigionamento, le loro linee di produzione e la struttura dei propri organici, condizionando inoltre le previsioni future di ordinativi e flussi di cassa.
Quello di Rheinmetall non è stato un tracollo, e non spiega da solo il calo in borsa che ha cancellato in pochi giorni oltre un decimo del valore di un gruppo il cui titolo, dopo un rally con pochi precedenti nella recente storia finanziaria europea, era evidentemente apprezzato oltre il suo valore di equilibrio.
Bisogna passare al secondo elemento dell’analisi per spiegare perché, dopo un calo del 5% nella giornata dei conti, il calo si sia espanso. E l’inevitabile riferimento non può non andare al previsto incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump previsto per il 15 agosto in Alaska. L’intera architettura del riarmo europeo si basa su un presupposto: alzare la soglia di deterrenza terrestre, aerea e marittima verso la Russia nel Vecchio Continente. Il richiamo alla minaccia russa spinge gli investimenti comunitari in ogni settore, dal procurement di armamenti alla mobilità militare. La finanza insegue e punta le sue fiches. Chiaramente, un esito positivo del summit raffredderebbe notevolmente, sul piano del futuro della guerra in Ucraina, l’urgenza e il senso di assedio sull’Europa. Ragion per cui gli investitori iniziano a “scontare” quello che è un possibile esito del summit nel quadro del valore borsistico di chi questa incertezza è chiamata a governarla industrialmente con programmazione e strategie volte ad accelerare il riarmo.
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