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Un fantasma si aggira per l’Europa. Ma per l’industria francese il problema non è il marxismo: molto più pragmaticamente è l’Italia.

A lanciare l’allarme è il quotidiano La Tribune, particolarmente attento alle dinamiche della difesa d’Oltralpe, che mette nel mirino le mosse di Fincantieri. Un tema su cui InsideOver è tornato più volte e che sembra essere diventato di stretta attualità in Francia dopo che il colosso italiano ha strappato accordi in diversi Paesi su cui da tempo Naval Group (il concorrente francese) aveva messo gli occhi.

Un segnale interessante per diversi motivi. Innanzitutto perché i media francesi, soprattutto dopo lo “schiaffo” ricevuto con Aukus da parte di Australia, Regno Unito e Stati Uniti, sembrano essere sempre più attenti sulle questioni dell’industria bellica. Orgoglio nazionale? Certamente. Ma soprattutto politica e finanze. Perché quello dell’industria della difesa è un business strategico che frutta miliardi e soprattutto rispecchia le sinergie internazionali. E per un Paese che fa sistema come la Francia, ogni contratto perduto rappresenta un problema diplomatico, economico e militare. Un fallimento su cui a riflettere è tutta l’amministrazione e in cui qualcuno molto spesso è destinato a pagare con la propria carriera.

Dopo Aukus, Parigi ha piazzato colpi importanti. Naval Group ha strappato l’accordo con la Grecia per la vendita di navi e un’ulteriore cessione di caccia Rafale, mentre i media rumeni parlavano di trattative serrate tra Bucarest e Parigi per vendere corvette Gowind. Sul fronte terrestre, invece, l’industria francese ha venduto alla difesa ceca decine di obici. Eppure i media transalpini appaiono ancora preoccupati. L’impressione è che la concorrenza si faccia sempre più serrata. E in questo movimento, rientra soprattutto Fincantieri, che pure con i partner francesi ha diversi accordi di straordinaria importanza strategica.

L’articolo, a firma dell’esperto Michel Cabirol, è una “lista nera” di mosse che per la Francia rischiano di essere profondamente deleterie. Si parte dal Marocco, visto che a Rabat sembrano apprezzare (e molto) le Fremm italiane rispetto a quelle francesi. Si passa all’Arabia Saudita, dove i francesi temono non solo la spagnola Navantia, ma anche Fincantieri. Qualcuno, dalle parti di Parigi, inizia a essere preoccupato anche di eventuali mosse dell’industria del Belpaese in Grecia, nonostante la svolta filo-francese di Kyriakos Mitostakis, premier ellenico che ha siglato con Emmanuel Macron diversi accordi. E dopo il tonfo dell’accordo per i sottomarini all’Australia, La Tribune segnala come l’Italia possa dare un ulteriore colpo in Indonesia, Paese in cui le navi targate Fincantieri sono già state oggetto di un mega contratto per l’acquisto di sei fregate Fremm.

I timori francesi racchiudono diverse chiavi di lettura. Che Parigi tema la concorrenza di Roma è da tempo evidente, soprattutto sul fronte dell’industria. Ma in generale è un problema strategico ben visibile, da diversi anni, soprattutto nell’area del Mediterraneo allargato. Macron ha più volte manifestato il desiderio di un dialogo più serrato con l’Italia, dopo anni in cui sembrava che i due Paesi avessero intrapreso rotte completamente diverse. Tuttavia appare chiaro che l’obiettivo industriale dell’Eliseo sia quello di esportare il più possibile. E per fare questo non ha solo bisogno di una rete di alleanze sempre più forti, ma anche di frenare le ambizioni delle industrie rivali, anche di quella italiana.

Obiettivo naturalmente lecito, che del resto è proprio di qualsiasi Paese che svolge una propria politica estera proiettata sull’interesse nazionale. Bisogna però chiedersi come questa serrata competizione commerciale – manifestata apertamente anche da illustri esperti – possa correre in parallelo con le ipotesi di difesa europea che vedono Macron tra i primi sponsor. Un tema delicato, ma su cui si gioca gran parte della partita sull’integrazione europea nel campo della sicurezza. Impossibile farla senza una sinergia tra i Paesi del continente. Ma sembra difficile credere che si ceda serenamente il passo a competitor internazionali per la salvaguardia di un interesse comunitario. Specialmente da parte di Parigi, desiderosa da tempo di avere le redini di questo progetto ma soprattutto teatro di un’elezione presidenziale su cui Macron si gioca tutto. Anche la leadership in Ue.

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