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La Turchia otterrà i caccia Eurofighter Typhoon da Germania e Regno Unito e in prospettiva ambisce a potenziare la propria forza aerea con i moderni F-35 statunitensi: recenti accordi firmati da Ankara stanno plasmando una grande strategia che vede la Turchia superare i veti espliciti alla concessione di asset di tale livello imposti dopo l’acquisizione di antiaerea russa S-400 nel 2019, rafforzare con lo strumento militare le sue ambizioni geopolitiche tra Europa, Medio Oriente e Asia e ribadire, nonostante tutto, il suo ruolo decisivo nella Nato.

Il patto anglo-turco sui caccia

Nella giornata di ieri è caduto ufficialmente il veto tedesco all’export imposto durante la crisi politica di marzo, quando l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu aprì forti critiche al governo di Recep Tayyip Erdogan, ed è stato ufficializzato un memorandum bilaterale tra Regno Unito e Turchia firmato dal ministro della Difesa turco, Yasar Güler, e dall’omologo britannico John Healey. Dopo due anni di negoziati, è caduto l’ultimo veto: per autorizzare la vendita di Typhoon a Paesi terzi serve l’ok di tutti e quattro i membri, con Italia e Spagna che si aggiungono a Londra e Berlino.

La mossa può avere grandi ripercussioni militari, industriali e geopolitiche. “Il grosso della flotta di caccia dell’Aeronautica Militare turca è costituito da vecchi jet F-16”, nota Defense News, sottolineando che “la Turchia sta sviluppando il proprio caccia stealth KAAN di quinta generazione , ma questo è ancora in fase di prototipo” e che Ankara vorrà ottenere fino a 40 unità di un velivolo che a 22 anni dall’entrata in servizio continua a riscuotere successo nelle sue varie versioni.

La nuova primavera dell’Eurofighter Typhoon

L’Italia a fine 2024 ha annunciato l’acquisto di 24 nuove unità di Typhoon, mentre l’industria della Difesa britannica e in particolare il capofila Bae Systems potranno usare l’espansione del programma Eurofighter come banco di prova per la grande corsa al Tempest, il caccia di sesta generazione italo-anglo-nipponico.

“Sebbene il Regno Unito non abbia fornito dettagli finanziari, la Spagna ha ordinato 20 Eurofighter nel 2022 per 2,04 miliardi di euro, ovvero un prezzo di 102 milioni di euro per velivolo”, prosegue Defense News, e “ciò suggerisce che l’acquisto di 40 jet da parte della Turchia, che non utilizza ancora il caccia e richiederebbe attrezzature e servizi di supporto, potrebbe valere almeno 4 miliardi di euro”.

L’occhiolino alla Nato e un messaggio a Israele

La seconda giovinezza del programma Eurofighter è un volano per la strategia della Turchia, le cui forze armate stanno al contempo beneficiando dell’avanzamento della componente tecnologica nazionale su settori che vanno dai droni (eccellenza nazionale) alla cantieristica navale e del nuovo clima geopolitico che spinge i Paesi del campo atlantico a un sostenuto riarmo.

Possono Paesi membri della Nato rifiutare il riarmo di un loro alleato? La Turchia sa che la risposta a questa domanda è no e ora sta rilanciando per far sì che l’amministrazione Usa di Donald Trump approvi il definitivo rientro di Ankara nel programma F-35 da cui è stata sospesa per l’affaire S-400.

Una mossa, quest’ultima, a cui il Paese euroasiatico guarda con attenzione per poter espandere la sua proiezione militare nell’estero vicino, da Cipro Nord alla Siria passando per la Libia e, soprattutto, poter riequilibrare in Medio Oriente le forze aeree con Israele, attore con cui a Ankara non si esclude uno scontro, anche indiretto, nei prossimi anni.

La Turchia e il sogno F-35

A giugno “Erdogan ha dichiarato di non aver rinunciato all’acquisizione degli F-35 e ha ribadito il desiderio della Turchia di rientrare nel programma, ma allo stesso tempo, l’opposizione del Congresso statunitense a tale iniziativa continua”, nota The War Zone.

L’attenzione di deputati e senatori Usa alla priorità securitaria di Israele è nota, ma a Tel Aviv si inizia già a pensare all’ipotesi. Il Jerusalem Post ha raccolto la visione di funzionari dello Stato Ebraico che guardavano con “il mal di testa” all’eventualità che Ankara possa dotarsi dei Typhoon prima e degli F-35, per quanto meno complessi degli Adir israeliani, poi. Erdogan è al centro di ogni scacchiera. E usa anche le forze armate per dimostrarlo, mettendo potenzialmente in riga alleati e rivali che possono amare o odiare la Turchia ma non possono fare a meno di considerarla come attore influente in tutto lo scacchiere del Mediterraneo e del Levante.

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