Adazi, la base Nato in Lettonia che “guarda” la Russia

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Difesa /

La base di Adazi, dove è stata in visita Giorgia Meloni, si distende nel tipico paesaggio della Lettonia. A pochi chilometri da Riga e a meno di trecento chilometri dal confine con la Russia, un immenso campo di addestramento si incunea tra boschi, paludi, il mare del Golfo di Riga e il fiume Gauja. È qui che 1840 militari dell’Alleanza Atlantica presidiano il territorio lettone in funzione di deterrenza e si addestrano ogni giorno svolgendo diversi tipi di manovre. Ed è sempre che qui che sono presenti anche 270 militari italiani: un contingente che ruota ogni sei mesi e che fa parte della Enhanced Forward Presence (eFP) Battle Group Lettonia.

Il contingente italiano è il terzo a livello numerico in tutto Adazi Camp, preceduto solo dalla Spagna e dal Canada. Quest’ultimo ha anche annunciato proprio in queste ore un accordo tra il proprio ministro della Difesa, Anita Ananad, e l’omologo della Lettonia, Inara Murniece, per raddoppiare il numero dei proprio uomini entro il 2026, schierando così nei pressi di Riga circa 1.200 soldati. L’annuncio segue quelle di alcune settimane da sull’invio di Leopard 2 canadesi alla Lettonia entro la fine del 2023 e conferma quell’impegno della Nato nel rafforzare tutto il settore orientale, in particolare l’area baltica.

L’impegno italiano ad Adazi è costante da anni e, come ricordato, ha una natura prettamente addestrativa e difensiva. È una premessa importante che serve a ribadire come le manovre che avvengono quotidianamente nel campo di addestramento Nato in Lettonia non nascono dal conflitto russo-ucraino né sono necessariamente il sintomo di un aumento delle tensioni. Per l’Alleanza atlantica e per l’Italia nello specifico, si tratta di un lavoro che serve ad addestrare le truppe per diversi scenari di conflitto e Adazi, con la sua conformazione, rappresenta un’area di fondamentale importanza per simulare determinati tipi di teatri operativi in cui operano o possono operare le truppe dei contingenti atlantici. Per Roma, anche un modo per ribadire un coinvolgimento nella Nato a 360 gradi, che serve a confermare un ruolo primario in tutti i settori dell’Alleanza. A questo proposito, Meloni, incontrando i nostri connazionali ad Adazi, oltre ad avere detto di impegnarsi a fare “tutto quello che è umanamente possibile” per renderli, ha ribadito che è merito di questo tipo di missioni “se noi arriviamo in questi consessi e possiamo sedere a testa alta”.

Naturalmente, oltre allo scopo addestrativo, Adazi, stando a “pochi” chilometri dal confine russo, fornisce anche un segnale della presenza della Nato in uno dei Paesi più vulnerabili in caso di tensioni con Mosca. E del resto, la presenza dei Battlegroups Nato in Lettonia, così come in altri Paesi baltici, nasce proprio dall’esigenza di fornire a questi Stati un supporto militare ma anche uno strumento che aumenti quella percezione di sicurezza fondamentale per i Paesi di frontiera. La decisione di schierare i battaglioni nell’area baltica nacque proprio nel 2016, durante il summit Nato di Varsavia, quando Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia fecero di tutto per far sì che l’Alleanza aumentasse l’impegno nella regione proprio in funzione di deterrenza contro la Federazione Russa e per mostrare la maggiore importanza di questi Paesi nello scacchiere del blocco occidentale.