Difesa /

Da qualche anno siamo ormai abituati a sentir parlare di difesa antimissili balistici, grazie al fatto che gli Stati Uniti, uscendo dal trattato Abm che ne regolava lo sviluppo, hanno potuto creare una “rete” geograficamente estesa e multistrato potenzialmente in grado di annullare un attacco con missili balistici purché effettuato senza il principio di saturazione, ovvero non massiccio.

Già conosciamo il Gmd (Ground-based Missile Defense) che ha basi a Vandenberg (California) e Fort Greely (Alaska), così come il Thaad, l’Aegis e gli onnipresenti Patriot.

Tutti questi sistemi, integrati da una rete di avvistamento precoce che utilizza satelliti e installazioni radar di lunghissimo raggio, vanno a formare lo “scudo” antimissile di Washington. Una capacità che la Russia ha sempre osteggiato perché in grado di ridurre di molto l’efficacia del suo arsenale nucleare, che, sostanzialmente, rappresenta l’unica capacità militare che legittima il suo status di superpotenza.

E l’Europa? Nel Vecchio Continente si fa affidamento su una porzione dello scudo statunitense ma da qualche anno esistono programmi per dei sistemi costruiti localmente che verranno integrati nella rete difensiva antimissili balistici Usa. Le capacità di questa architettura consentono di proteggere, almeno in parte e considerando una minaccia limitata per qualità (tipi di vettori) e quantità, parte dell’Europa. Cerchiamo quindi di porre l’attenzione sui sistemi antimissile che proteggono la Nato.

Nel 2010 l’Alleanza Atlantica decide di sviluppare una capacità Bmd (Ballistic Missile Defense) territoriale per perseguire il compito principale della Nato di difesa collettiva.

La Nato Bmd si basa su contributi nazionali volontari, compresi intercettori e sensori finanziati a livello nazionale e accordi di hosting.

Gli Stati Uniti contribuiscono alla Bmd attraverso l’European Phased Adaptive Approach (Epaa). La Turchia ospita un radar di avvistamento statunitense tipo AN/TPY-2 a Kürecik, mentre in Romania esiste un sito americano del sistema Aegis Ashore presso la base di Deveselu mentre un secondo è situato in Polonia presso la base di Redzikowo. Il sistema Aegis Ashore, derivato da quello navale, è in grado di intercettare missili balistici a raggio medio e intermedio (Mrbm e Irbm) grazie al missile “Standard” SM-3 Block 1B, 1A, e 2A che recentemente, lanciato però da un’unità navale, è stato in grado di intercettare anche un Icbm. Inoltre, sempre nel contesto dell’Epaa, in Spagna sono presenti quattro cacciatorpediniere Arleigh Burke con sistema Aegis imbarcato, che hanno sede nella base navale di Rota. In Germania, a Ramstein, è situato invece il centro di comando.

L’Epaa nasce nel 2009 ed è sostanzialmente incentrato sul sistema Aegis. Originariamente prevedeva quattro fasi, ma l’ultima è stata annullata nel 2013. L’Epaa, come dicevamo, è il contributo degli Stati Uniti al sistema di difesa missilistico della Nato ed è progettato per proteggere l’Europa dai missili balistici a raggio corto, medio e intermedio lanciati dall’Iran. Rispetto ai piani dell’amministrazione Bush, che prevedevano il dispiegamento di un sistema di difesa missilistico terrestre in Europa simile al sistema dispiegato in California e Alaska, l’Epaa si concentra, quindi, sul missile Standard. In questa prima visione c’era anche l’accordo per il dispiegamento di un radar da allarme precoce nella Repubblica Ceca, in una località situata vicino alla città di Plzen, ma Praga, che dapprima si era detta d’accordo tanto che i primi fondi erano stati stanziati nel 2008, si è successivamente tirata indietro per questioni di politica interna. Di quel progetto originario restano quindi i due siti Aegis Ashore in Romania, operativo dal 2016, e in Polonia, che dovrebbe essere ultimato nel 2023 secondo gli ultimi rapporti.

In una recente audizione davanti alla Commissione per i servizi armati del Congresso, il generale Tod Wolters, a capo delle forze statunitensi in Europa e comandante supremo della Nato, ha confermato la notizia secondo cui due ulteriori cacciatorpediniere tipo Arleigh Burke saranno basati a Rota nei prossimi anni, portando così a sei il totale delle unità navali “antimissile”.

Questi sistemi fanno riferimento, come detto, a una serie di satelliti per l’avvistamento precoce. La catena Space-Based Infrared System-high (Sbirs-high) è composta da tre sensori montati su satelliti in orbita altamente ellittica (HEO-1, HEO-2 e HEO-3) e quattro satelliti in orbita geosincrona. GEO-1 è stato lanciato a maggio 2011, GEO-2 a marzo 2013, GEO-3 a gennaio 2017 e GEO-4 a gennaio 2018.

Diverse nazioni europee della Nato, attualmente, offrono ulteriori sistemi di difesa antimissile basati a terra, come i Patriot, Meads e i Samp/T o su unità navali, come i missili Aster 30 e Standard. La versione B1NT dell’Aster 30 potrebbe essere anche efficace contro i vettori di tipo ipersonico, e sempre lo stesso missile ha dato dimostrazione di sé nella recente esercitazione Formidable Shield.

All’Europa mancano però i radar: oltre all’installazione statunitense di Kürecik, il sistema antimissile europeo può fare affidamento solo sul radar terrestre di scoperta a lunghissimo raggio di Fylingdales (North Yorkshire) che si integra nella catena di installazioni analoghe composta da quella di Cape Cod (Massachusetts), Denali (California) e Thule (Groenlandia).

Altri alleati e partner stanno sviluppando risorse Bmd, acquisendone o si dicono disposti a farlo: la Georgia ha mostrato la sua disponibilità a consentire alla Nato di utilizzare il suo territorio per ulteriori sistemi Abm; la Bulgaria sostiene politicamente lo sviluppo di una tale architettura, ma l’averla costruita in Turchia e Romania ha finora impedito a Sofia di ospitare fisicamente elementi del sistema antimissile della Nato.

Esistono poi progetti in essere per nuovi intercettori che, possibilmente, dovranno anche eliminare la minaccia ipersonica: si tratta del progetto Twister che ha visto il via libera del Consiglio dell’Unione Europea a novembre 2019. Il programma Twister, acronimo di Timely Warning and Interception with Space-based Theater comprende cinque paesi europei e mira a sviluppare, con il sostegno del fondo europeo per la difesa, un intercettore europeo multi-ruolo da schierare entro il 2030. Il progetto è per un missile endo-atmosferico in grado di affrontare una vasta gamma di minacce tra cui, missili balistici, missili da crociera ipersonici o supersonici, alianti ipersonici e obiettivi più convenzionali come aerei da caccia di prossima generazione.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE