La Turchia e il Regno Unito hanno perfezionato l’accordo per la fornitura di 20 caccia Eurofighter Typhoon. L’affare, dal valore di 8 miliardi di sterline (10,7 miliardi di dollari), concretizza un lungo inseguimento da parte di Ankara al caccia europeo adottato da Italia, Regno Unito, Germania e Spagna dopo che a luglio Berlino aveva rimosso l’ultimo veto rimanente sulla fornitura del velivolo.
Per contratto, infatti, tutti e quattro gli Stati produttori del Typhoon, che in questi anni sta vivendo una seconda giovinezza, devono essere d’accordo per fornirlo ad attori esterni al loro perimetro. Nel corso della sua visita a Ankara, il primo ministro britannico Keir Starmer ha concluso l’accordo con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, consentendo allo Stato euroasiatico di ottenere la nuova versione del Typhoon dopo le prime unità destinate a essere comprate dal Qatar e dall’Oman (12 da entrambi i Paesi).
La sfida di Erdogan sui caccia
Per la Turchia di Recep Tayyip Erdogan si tratta di un traguardo a lungo agognato per modernizzare una flotta aerea che in futuro Ankara vuole plasmare attorno a una terna di caccia: i Typhoon, appunto, sperabilmente gli F-35 statunitensi e, in prospettiva, il moderno Kaan di produzione nazionale su cui si è registrato l’interesse di Indonesia, Arabia Saudita e, secondo diversi report, Spagna.
Secondo Breaking Defense, il Typhoon dovrà essere un caccia-pontiere: “La Turchia mira ad acquistare decine di Eurofighter e altri jet avanzati come misura tampone per rafforzare la propria flotta fino a quando il suo caccia Kaan di quinta generazione, sviluppato internamente , non diventerà operativo e volerà con un motore di produzione locale o con motori importati che equipaggiano anche il caccia F-16″ oggi nerbo dell’aviazione di Ankara.
In prospettiva, questa rinnovata forza aerea servirà alla Turchia per esercitare proiezione nel suo estero vicino e poter ricalibrare la strutturata forza militare di Israele in Medio Oriente. Spingendo per forniture da Paesi-chiave dell’Alleanza Atlantica, nonostante la solida rivalità con Tel Aviv, la Turchia si mostra nazione indispensabile nel perimetro atlantico e capace di accedere a pregiate tecnologie occidentali.
Scenari industriali promettenti per Bae
Entro il 2030, arriveranno nello Stato euroasiatico i primi caccia costruiti dal colosso britannico Bae, che prevede un indotto per 20mila lavoratori nel Regno Unito e potrà iniziare a mobilitare una crescente capacità produttiva in vista del futuro programma italo-anglo-nipponico per il Global Combat Air Program, in vista del quale Londra non vuole rimanere a corto di personale specializzato e tecnico. Il caccia Typhoon può essere dunque un’utile “palestra” anche in tale direzione.
Bae, nota Defense News, “guiderà l’integrazione degli armamenti presso i suoi stabilimenti nel Lancashire, generando lavoro per centinaia di aziende lungo tutta la filiera produttiva del Regno Unito” in un contesto che vede il pacchetto includere anche “il missile aria-aria Mbda Meteo: Bae Systems otterrà dal programma un ricavo previsto di 4,6 miliardi di sterline contando anche le ricadute sulla partecipata Mbda”.
Le prospettive strategiche della Turchia
Ormai per il consorzio Eurofighter gli ordini iniziano ad accumularsi in misura consistente: la Germania ne vuole una ventina, l’Italia mira a comprare 24 jet e di 25 intende dotarsi la Spagna. Con la Turchia, c’è il margine potenziale per una produzione di 89 unità nei prossimi anni, abbastanza a aumentare l’economia di scala del progetto. Il patto Erdogan-Starmer sui caccia rafforza sinergie industriali e geopolitiche e rilancia il ruolo fondamentale della Turchia nella Nato. Ankara si siede al tavolo dei grandi: questo non può più essere ignorato.
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