La pista atlantica della Difesa italiana si rafforza con il contributo decisivo dell’Aeronautica Militare. Nel Documento Programmatico Pluriennale 2024-2026 del ministero della Difesa gli stanziamenti per le forniture di nuovi dispositivi premiano l’arma azzurra e le forze aeree in una fase di consolidamento odierno e di prospettiva.
I nuovi F-35 dell’Aeronautica Militare
Stati Uniti oggi, Regno Unito (e Giappone) domani: le partnership di Roma saldate dagli stanziamenti del Dpp parlano chiaro. Il governo Meloni ha promosso uno stanziamento di 7 miliardi di euro per dotare di 25 nuovi caccia F-35 l’Aeronautica Militare. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha lanciato un programma di investimento che avvicinerà la dotazione dei caccia della Lockheed Martin a disposizione dell’Italia all’originaria quota di 131 velivoli prevista prima dei tagli del governo Monti.
L’Aeronautica, infatti, salirà da 90 a 115 F-35, e questo valorizzerà attivamente il sito di Cameri gestito da Leonardo, l’unico impianto in cui gli F-35 ricevono l’assemblaggio finale e sono dichiarati pronti al volo e all’operatività in tutta Europa. Leonardo si conferma azienda strategica sul fronte dei rapporti transatlantici della Difesa, come del resto il recente rafforzamento nel capitale di un colosso Usa come BlackRock conferma.
Il rafforzamento della flotta di F-35 in dotazione all’Italia è ritenuto strategico dagli Stati Uniti e dagli altri alleati della Nato in quanto Roma è al centro di diverse strategie di integrazione operativa tra la sua forza aerea e quelle alleate per operazioni come l’aerial policing sul fianco orientale della Nato, la proiezione nel Mediterraneo, il rafforzamento delle politiche di condivisione nucleare degli Usa in Europa.
Arrivano i fondi per il caccia di sesta generazione
Filiere atlantiche con ricadute industriali importanti ieri, filiere globali con un motore atlantico domani: l’F-35 e il programma di rafforzamento della dotazione italiana saranno il banco di prova per consolidare la corsa al Global Combat Air Program (Gcap) a cui Roma lavora con Regno Unito e Giappone. Il primo ministro britannico Keir Starmer e il Partito Laburista hanno fatto cadere le loro riserve sul progetto, su cui il Dpp ha piazzato nel triennio 2024-2026 550 milioni di euro per rafforzare la ricerca nello sviluppo del caccia di sesta generazione.
Il Gcap, ha ricordato Analisi Difesa, sarà più di un caccia. Questo velivolo, che si prevede destinato a entrare in servizio entro il 2035, dovrà fornire capacità operative avanzate in campo di integrazione digitale con velivoli delle sue stesse flotte, sciami di droni, piattaforme a terra. Sarà una piattaforma dinamica altamente tecnologica, sostenuto da strumenti di intelligenza artificiale per dialogare con le unità sui campi di battaglia e muoversi in maniera sicura.
Il senso del Gcap
“Il jet da combattimento Gcap”, ha scritto Breaking Defense, “è progettato per sostituire gli Eurofighter Typhoon britannici e italiani, nonché gli F-2 giapponesi. Si prevede inoltre che operi insieme a piattaforme collaborative autonome o velivoli ausiliari, simili agli US Air Force Collaborative Combat Aircraft” e in quest’ottica l’Italia deve prendere il gancio per partecipare ad alti livelli nella catena del valore per la sua costruzione futura.
La convivenza in servizio tra Gcap e F-35 renderà fondamentale una sostanziale spinta all’interoperabilità e dunque un’ulteriore convergenza per i Paesi utilizzatori sulle dottrine di impiego e gli obiettivi con cui rafforzare le aeronautiche in un mondo sempre più competitivo. Come si intravede in Ucraina, dove piuttosto che con i missili per attacchi a lungo raggio l’Italia preferisce sostenere Kiev nella sua guerra contro la Russia con asset strategici come l’antiaerea Samp-T, nel quadro della divisione del lavoro tra alleati atlantici l’Italia appare sempre più integrata. E nei cieli è parte centrale dello schieramento della Nato che si prepara a gestire una fase crescente di rivalità geopolitiche e conflitti.

