Il Giappone sta prendendo in considerazione l’ipotesi di acquistare circa 500 missili da crociera Tomahawk dagli Stati Uniti, da qui al 2027. La notizia, che circolava già da mesi, è stata confermata nelle ultime ore da varie fonti governative.
Secondo quanto riportato dall’agenzia giapponese Kyodo, il governo nipponico intende compiere questo passo per migliorare la propria capacità militari, almeno fino a quando Tokyo non potrà iniziare ad utilizzare missili fatti in casa in grado di di mettere nel mirino le principali basi nemiche.
coincide, tra l’altro, con le ultime indicazioni di Fumio Kishida. Il primo ministro giapponese prevede di acquisire una “capacità di contrattacco” da inserire nella strategia di sicurezza nazionale, ovvero nel vademecum contenente le più importanti linee guida della politica di sicurezza a lungo termine della nazione che dovrebbero essere aggiornate entro la fine dell’anno.
Non c’è ancora certezza sul numero esatto di missili. Molto dipenderà da come si evolveranno le minacce regionali. E, soprattutto, dalle stime che fornirà il Ministero della Difesa, che sta esaminando quanti Tomahawk saranno necessari per affrontare le crescenti sfide rappresentante della Corea del Nord e della Cina.
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Il Giappone stringe i muscoli
I Tomahawk, noti per la loro precisione, sono missili da crociera fabbricati negli Stati Uniti, dotati di una portata di circa 1.600 chilometri, capaci di viaggiare ad altitudini relativamente basse e, per questo, difficili da rilevare con il radar. Nonostante Washington abbia da sempre limitato vendite di questo tipo, per motivi che includono anche la protezione dei suoi segreti militari, pare che il governo statunitense e giapponese abbiano già avviato i colloqui sui dettagli di un fantomatico accordo di acquisto.
In caso di probabile fumata bianca, i missili da crociera potrebbero essere montati sui cacciatorpedinieri delle Forze di autodifesa marittime giapponesi, ma sono emersi piani anche per installarli sui sottomarini.
Hirokazu Matsuno, segretario capo di gabinetto, ha dichiarato che il governo “deve ancora decidere qualcosa di concreto sulla cosiddetta capacità di contrattacco”. La fase di studio è in corso, dunque, ma Matsuno ha fatto sapere che Tokyo ha spiegato a Washington che il Giappone “rafforzerà radicalmente” le sue capacità di difesa.
Il Partito Liberal Democratico al governo di Kishida, ad esempio, ha proposto che il Giappone possa ottenere la capacità che consentirebbe al Paese di eliminare i missili nemici prima che vengano lanciati da territorio straniero e che questi possano colpire i centri di comando.
Missili e investimenti nella Difesa
Ogni idea è dunque ancora al vaglio del governo. Certo è che Kishida ha chiesto un aumento del 50% per il budget quinquennale destinato alla Difesa, con le spese militari nazionali che dovrebbero assestarsi intorno al 2% del prodotto interno lordo, e cioè in linea con i Paesi della Nato.
Se così dovesse essere, Tokyo punterà ad un importo che si aggirerà tra i 40 e i 43mila miliardi di yen, equivalenti a 285 miliardi di euro, tra il 2023 e il 2027. Il piano verrà discusso con gli alleati della coalizione di governo, in primis il partito Komeito, di ispirazione buddhista, tradizionalmente più misurato su un incremento di tale portata.
Oltre ai test missilistici della Corea del Nord, il Giappone è preoccupato dalla presenza di una sempre maggiore assertività della Cina, nella regione dell’Asia Pacifico, alimentata dal processo di destabilizzazione della vicina Russia attraverso il conflitto in atto in Ucraina.
Il dibattito della corsa alle armi, stimolato dall’alleato Usa, continua a sollevare numerose critiche da parte dell’opinione pubblica nazionale, visto che il Paese, dal Dopoguerra, è dotato di una Costituzione pacifista.