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Ecco che esce allo scoperto Guido Crosetto, il nostro ministro della Difesa, a dire una verità che suona come una doccia fredda per il neo-eletto presidente americano Donald Trump. L’Italia, come parte della NATO, si prepara a spendere di più per la difesa, ma quando Trump parla di arrivare al 5% del PIL, sembra che viva in un mondo tutto suo. Crosetto è chiaro: un obiettivo del genere è fantascienza per quasi tutti i Paesi dell’Alleanza.

L’idea di Trump, un magnate che sembra vedere il mondo come una delle sue trattative immobiliari, è di spingere i Paesi membri a sborsare cifre esorbitanti per la difesa, un livello che non ha precedenti. Ma guardiamo i fatti: la Polonia, con la Russia che le soffia sul collo, è quella che ci mette più soldi, arrivando al 4,12% del PIL. Seguono Estonia e Stati Uniti, ma nessuno si avvicina nemmeno lontanamente a quel 5%. L’Italia, con la sua spesa difensiva all’1,5%, è tra gli ultimi della classe, uno degli otto Paesi che non arrivano nemmeno all’attuale obiettivo del 2%.

La NATO, nel 2024, ha visto una spesa complessiva di 1.474 miliardi di dollari, con gli Stati Uniti a fare la parte del leone con quasi 968 miliardi, mentre l’Europa e il Canada si dividono i rimanenti 507 miliardi. La media è del 2,71% del PIL, ma si parla di aumentare tutto questo di un altro 30% per arrivare al 3%, come suggerito da Trump durante la sua campagna elettorale.

E qui entra in gioco la realtà: molti Paesi europei hanno iniziato ad aumentare le spese per la difesa, spinti dalla guerra in Ucraina, ma trovare quei miliardi in più non è come trovare il telecomando sotto il divano. La spesa militare non è mai stata popolare e le casse pubbliche sono già stremate. Gli esperti ci dicono che anche mantenendo questo ritmo di crescita, ci vorrebbero anni per arrivare a un 3% del PIL, figuriamoci al 5%. E mentre noi discutiamo, c’è chi in Europa dice che dovremmo fare di più per difenderci da soli, senza dipendere tanto dagli Stati Uniti. La Francia e i Paesi baltici, per esempio, spingono per prestiti comuni dell’UE per queste spese, ma la Germania, si sa, è sempre un po’ restia a condividere il portafoglio.

E poi c’è la questione dell’autonomia: per non dover sempre guardare a Washington, l’Europa dovrebbe investire in capacità che oggi forniscono gli americani, come il rifornimento in volo o il trasporto aereo pesante. Ma tutto questo ha un costo, e non solo economico; parliamo di una vera e propria rivoluzione strategica e politica.

Insomma, quello che Crosetto ci dice, senza troppi giri di parole, è che il 5% di Trump è una boutade, una proposta lanciata per tirare la corda nelle negoziazioni, ma nella vita reale, con i piedi per terra, dobbiamo guardare a obiettivi più concreti e raggiungibili. E forse, più che seguire i tweet di un presidente che ama giocare a fare il burattinaio, dovremmo concentrarci su come rendere l’Europa davvero capace di difendersi, senza dipendere troppo da un alleato che cambia idea ogni quattro anni.

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