100 caccia Dassault Rafale all’Ucraina in dieci anni: l’accordo siglato lunedì a Parigi da Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky è il più ampio mai concluso dall’Ucraina in guerra con la Federazione Russa per consolidare la difesa aerea nel lungo periodo. E si preannuncia un maxi-affare. Il versatile caccia multiruolo Rafale costa unitariamente, ai prezzi attuali, circa 112 milioni di euro (130 milioni di dollari) e dunque un programma di fornitura di 100 velivoli avrà un valore sicuramente superiore agli 11 miliardi di euro.
Il patto Macron-Zelensky sui caccia
Macron e Zelensky hanno salutato l’accordo come una grande occasione per difendere i cieli dell’Ucraina ma, analogamente a quanto successo con l’annuncio svedese di forniture dei moderni Jas-39 Gripen della Saab, il fatto che la consegna dei caccia avverrà su un orizzonte pluriennale lascia presagire che con ogni probabilità essi entreranno in linea dopo la fine dell’attuale guerra con Mosca.
Non è necessariamente un problema, dato che l’Europa sta pensando di dotare Kiev di adeguati strumenti di deterrenza per scoraggiare future aggressioni russe, ma chiaramente la politica di fornitura di armi all’Ucraina rischia di andare incontro a un rischio di strabismo tra le pesanti esigenze odierne delle truppe di Zelensky, soprattutto sul fronte della difesa aerea, e l’annuncio di grandi accordi-quadro sul lungo periodo.
Il dato di fatto da sottolineare è, dunque, legato alla prospettiva che i maggiori beneficiari di questo accordo non saranno gli ucraini, ma i francesi. Per la Francia si tratta infatti di un grande affare, capace di far ruggire le fabbriche nazionali del settore della Difesa e creare commesse all’industria negli anni chiave in cui il governo prevede si concentrerà l’aumento della spesa militare interna. Far correre l’industria è ritenuto fondamentale e Parigi mira a garantire flussi di cassa e lavoro ai suoi campioni nazionali, sperando inoltre di dirottare sulle commesse dell’Ucraina anche i fondi europei comuni per finanziare l’acquisto di armamenti.
L’Europa finanzierà i Rafale all’Ucraina?
Come nota Politico.eu, “il presidente francese non ha fornito una tempistica per la consegna dei primi aerei da combattimento e ha affermato di sperare che l’Europa intervenga per contribuire a finanziare l’acquisto dei Rafale“, ad oggi difficilmente sostenibile da un’Ucraina al picco di spese militari e colpita da gravi problemi di debito e deficit della bilancia commerciale.
Lo scenario, dunque, prevede che Macron faccia pressione perché i fondi della Security Action for Europe (Safe) promossa dalla Commissione Europea per prestiti comuni volti a finanziare le spese militari o i denari del programma d’acquisti comuni per l’Ucraina nel programma Prioritized Ukraine Requirements List (Purl) finanziato dai membri europei dell’Alleanza Atlantica, siano drenati dal maxi-progetto d’acquisto dei Rafale. I quali potrebbero sostituire i Mirage già forniti a Kiev dalla Francia e, soprattutto, vantano una catena del valore concentrata tra 400 fornitori tutti localizzati nell’Esagono.
La grande corsa ai Rafale
Del resto, mentre il programma per il caccia di sesta generazione con la Germania è in stallo e mentre prevede di fare esperimenti sui Mirage per coprire i gap dei caccia-droni e sperimentare l’intelligenza artificiale sugli aerei, Parigi sta lavorando per rafforzare la catena del valore, le forniture e la velocità di realizzazione dei Rafale nelle fabbriche Dassault.
“Secondo il Libro bianco francese del 2013 e il piano di modernizzazione tecnica per il periodo 2019-2025, il numero obiettivo di Rafale doveva essere di 225, di cui 40 per la Marina e 185 per le Forze aeree e spaziali”, nota Defence24, aggiungendo che “all’inizio di quest’anno, il ministro della Difesa francese ha annunciato un piano per aumentare tale livello obiettivo di 30 velivoli. Ora è emersa la cifra di 61, per l’Aeronautica Militare, ma anche per la Marina. Se confermata, la Francia disporrà quindi di 286 velivoli di questo tipo“, e se a questo si somma il fatto che Dassault già nel 2024 aveva ordini per 223 esemplari, di cui 159 destinati all’export, si nota come l’emersione delle richieste ucraine amplierà ulteriormente la pressione sulla filiera. E si capisce perché Macron speri in un generoso “sussidio” europeo capace di favorire le economie di scala non solo per l’export dei Rafale ma anche per il procurement francese. Aiutare Kiev per aiutare sé stessi: questo è il non detto del progetto di assistenza per il dopoguerra ucraino che si sommerà alla corsa al riarmo europea.
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