1.100 tank entro il 2030: così la Polonia vuole diventare la potenza europea dei carri armati

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Difesa /

La Polonia fa sul serio sul riarmo e punta fortemente sulle forze di terra, mirando a costruire entro la fine del decennio la più grande armata corazzata d’Europa. Varsavia ha di recente concluso con la Corea del Sud un piano d’acquisto da 6,5 miliardi di dollari per ordinare 180 carri armati sudcoreani K2 Black Panther e 81 veicoli blindati di supporto progettati dalla Hyundai Rotem.

L’accordo è stato siglato nella giornata dell’1 agosto a Gliwice, in Polonia, alla presenza di Władysław Kosiniak-Kamysz, vice primo ministro e ministro della Difesa nazionale, e dell’omologo di Seul, il ministro Ahn Gyu-back. L’intesa prevederà forniture a ritmo serrato, dal 2026 al 2030. In particolare, circa un terzo del totale, 61 unità, saranno fabbricate nella variante K2PL prodotte direttamente negli stabilimenti del Paese centroeuropeo, nello stabilimento Bumar Łabędy di Gliwice, in Slesia, sito vicino alla cittadina di Katowice.

Bulgarian Military segnalava a luglio, anticipando i dettagli del patto concluso nei giorni scorsi, come l’intesa tra Varsavia e Seul “amplia un precedente accordo, del valore di 3,4 miliardi di dollari e concluso nel 2022, che garantiva 180 carri armati K2, 212 obici semoventi K9 e 48 aerei d’attacco leggeri FA-50, con consegne già in corso” e 63 unità corazzate prodotte negli stabilimenti del Gruppo Armamenti Polacco (Pgz) di proprietà statale.

“La Polonia ha accelerato gli sforzi per espandere la sua flotta di carri armati in seguito all’invasione russa dell’Ucraina”, nota Defense News. Polonia che ora mira ad avere non solo la più grande armata corazzata d’Europa ma anche una schiacciante superiorità in termini di mezzi corazzati convenzionali nel Vecchio Continente. Se i ritmi d’acquisto e fornitura saranno saldi, la Polonia arriverà al 2030 con forniture in quadrupla cifra di mezzi corazzati e una quantità di tank superiore a quella di Francia, Germania, Italia e Regno Unito sommate. Nel quadro dell’interoperabilità tra diverse forze armate e della tendenza, messa nera su bianco dalle strategie di difesa di Regno Unito e Francia, di preparare l’Europa a affrontare un conflitto su larga scala entro il 2030, la Polonia intende presidiare appieno il fronte terrestre.

Nel Novecento, del resto, la geografia propria del Paese, caratterizzato da un vasto bassopiano circondato da montagne tutt’altro che impervie, ha favorito la penetrazione delle divisioni corazzate tedesche all’alba della Seconda guerra mondiale nel 1939 e il passaggio dell’Armata Rossa intenta a ricacciare indietro le armate naziste e a liberare l’Europa orientale nel 1944-1945. Dunque la dottrina difensiva polacca è figlia della concezione che gli accessi al suo territorio vanno interdetti partendo dall’uso di una corposa armata di tank e veicoli di supporti.

Ingenti risorse nel riarmo, dunque, ma con tecnologie non propriamente europee. Defense News scrive che “cercando di trarre vantaggio dalle capacità produttive di massa della Corea del Sud e dalla sua politica indulgente nei confronti dei trasferimenti di tecnologia, Varsavia si è mossa per acquisire equipaggiamento difensivo sudcoreano su una scala che la rende il cliente principale di Seul in Europa” e sommando gli acquisti di K2 a quelli di M1 Abrams americani la Polonia potrà su questo dossier fare storia a sé e confermare una linea che la vede gendarme atlantico dell’Est del Vecchio Continente. Mostrando un grande paradosso: il più grande investitore in Difesa in rapporto al Pil d’Europa è tutto fuorché un sostenitore dell’idea di fondo del piano ReArm Europe, che vorrebbe disaccoppiare in parte le dipendenze comunitarie da Washington e dalle forniture esterne al blocco, come quelle sudcoreane. Del resto, non è alla Bruxelles europea ma a quella atlantica che risponde la strategia di sicurezza polacca. E le politiche di procurement seguono a ruota.