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Da mesi il delitto di Garlasco è al centro di centinaia di dibattiti, polemiche e insinuazioni di ogni genere. Dopo la riapertura del caso a 18 anni dal brutale assassinio di Chiara Poggi, le nuove indagini stanno portando alla luce sempre più stranezze: nuove prove, oggetti, tracce e impronte mai repertate in questi anni, su cui il procuratore di Pavia Fabio Napoleone sta cercando di fare chiarezza. Com’è noto, attualmente l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio è l’allora fidanzato della vittima Alberto Stasi, che sta scontando la pena in carcere, anche se dall’apertura delle indagini un nuovo nome è ora al centro della cronaca: Andrea Sempio.

Sono infatti di Andrea Sempio le tracce di Dna rinvenute sotto le unghie della vittima, oltre al fatto che il suo profilo genetico è stato trovato anche in corrispondenza della nota impronta “33” nella cantina della villetta di via Pascoli, dove il corpo di Chiara Poggi era stato gettato nella mattina del 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio, dopo che la ragazza era stata violentemente colpita. In questi giorni si sono aggiunte altre due importanti novità, che potrebbero riscrivere la storia del caso: sono infatti arrivati i primi risultati dell’incidente probatorio sulle tracce di cibo nel cestino di casa Poggi, oltre al racconto di un nuovo “super testimone”, che ha dato una nuova versione a proposito degli attrezzi rinvenuti nel canale di Tromello, vicino a Garlasco, dopo l’inchiesta della trasmissione Le iene. Ma andiamo con ordine.

Le tracce di Dna nel cestino: sono di Chiara e Alberto Stasi

Dopo la riapertura del caso, negli ultimi mesi la procura di Pavia aveva deciso di analizzare il contenuto del cestino della spazzatura della villetta della famiglia Poggi, conservato tra gli altri reperti per tutti questi anni, dato che potrebbe rivelarsi utile per le nuove indagini. Una verifica necessaria, per scoprire se l’assassino di Chiara potrebbe aver fatto colazione con lei lasciando delle tracce, nell’eventualità che possa non trattarsi dell’effettivo condannato Alberto Stasi.

Tra i resti di cibo rinvenuti nel cestino: un brick di Estathé con cannuccia, due vasetti di yogurt di plastica vuoti, la buccia di una banana e un piattino di plastica, oltre ad un cucchiaino metallico nel lavandino. I primi risultati dell’incidente probatorio, eseguito dalla genetista Denise Albani, perito scelto dal gip di Pavia, e dal dattiloscopista Domenico Marchegiani, non hanno per il momento trovato nulla di nuovo: la maggior parte delle tracce di Dna sono risultate infatti compatibili con la vittima, Chiara Poggi, oltre ad una traccia di Alberto Stasi sulla cannuccia dell’Estathé. Non una novità, insomma, dato che anche lo stesso Stasi non aveva mai escluso che potesse esserci questo esito.

Tuttavia, potrebbe non essere ancora detta l’ “ultima parola” dato che nell’indagine i consulenti tecnici hanno acquisito anche altre nuove impronte, in particolare sullo stipite della porta che conduce alla cantina, e un’altra invece sulla cornetta del telefono fisso, che secondo le nuove ricostruzioni, Chiara potrebbe aver cercato di utilizzare dopo essere stata colpita la prima volta. Tracce che saranno analizzate nei mesi a venire, nella difficile ricostruzione delle dinamiche dell’omicidio.

Il contenuto del cestino e del lavandino di casa Poggi nella mattina dell’omicidio

Un nuovo testimone per l’arma del delitto

Infine, se in questa prima fase gli avvocati di Andrea Sempio, e in particolare Angela Taccia, hanno commentato con serenità l’esito di questo incidente probatorio, dove al momento non sono state rinvenute tracce del loro assistito, una novità rilevante riguarda invece la possibile arma del delitto, fino ad ora mai accertata. Come vi avevamo raccontato, negli ultimi mesi il programma Mediaset Le iene aveva trasmesso una inedita testimonianza, che aveva – presumibilmente – portato al ritrovamento nel canale di Tromello, adiacente alla casa della nonna delle sorelle Paola e Stefania Cappa – cugine della vittima, al momento non indagate – di alcuni utensili e attrezzi, insinuando che potesse trattarsi dell’arma del delitto, in compatibilità con la testimonianza (poi smentita) di Marco Muschitta, che già anni fa aveva raccontato ai carabinieri di aver visto una ragazza bionda in biciletta con in mano un attizzatoio da camino davanti a casa Poggi la mattina del 13 agosto 2007.

La testimonianza delle Iene, inizialmente anonima, è stata poi confermata a gran voce dal diretto interessato, ovvero dal signor Gianni Bruscagin, un uomo di Garlasco, che ha deciso di rivelare la propria identità. Eppure, lui potrebbe non essere affatto stato il solo a conoscenza della posizione degli attrezzi nel canale, dato che un altro “super testimone” – un operaio egiziano di Garlasco, di cui al momento non è nota l’identità – nelle ultime ore ha riportato una versione simile, nell’ultima puntata della trasmissione Ore 14 di Milo Infante.

In questa nuova versione l’operaio ha sostenuto che gli attrezzi, e in particolare martello, attizzatoio da camino, mazzetta e piccozza che sono stati acquisiti recentemente dai carabinieri nel corso delle nuove indagini, non sarebbero stati per tutti questi anni sul fondo del canale, come finora diffuso sui media, ma che sarebbe stato invece l’operario stesso a consegnarli agli inquirenti spontaneamente, dopo averli raccolti, prima che il canale venisse ripulito, già diversi anni fa.

Un clamoroso colpo di scena e una nuova versione, dunque, confermata però da altre persone del posto. Certo, al momento non si ha alcuna certezza che possa effettivamente trattarsi delle armi – al plurale – del delitto di Garlasco, né è mai stato dimostrato un coinvolgimento effettivo delle gemelle Cappa. Tuttavia, il quadro si fa sempre più inquietante: un mosaico sempre più complesso, in cui ci si chiede se, dopo 18 anni, Chiara Poggi avrà finalmente giustizia.

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