Corea del Nord: dietro al furto del secolo, hacker e cyber guerrieri che imparano al college

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In un articolo del marzo 2025 spiegavamo sulle colonne di InsideOver perché gli hacker di Kim Jong Un fossero i migliori sulla scena internazionale. Le cronache dell’epoca raccontavano esterrefatte del maxi colpo piazzato dai cyber guerrieri nordcoreani: un furto in criptovalute dal valore di 1,5 miliardi di dollari messo a segno sulla piattaforma Bybit, un colosso con sede a Dubai.

Un anno più tardi la notorietà dei criminali informatici di Pyongyang avrebbe toccato vette inimmaginabili grazie a un nuovo colpaccio, il più grande mai realizzato al mondo ai danni del più grande exchange di cripto del pianeta.

L’FBI ha confermato il coinvolgimento della Corea del Nord anche nell’attacco hacker da 6,3 miliardi di dollari ai danni di Binance. Costretta, dal canto suo, a sospendere tutti i prelievi e i depositi. E ad avviare un’indagine interna per capire come diavolo sia stato possibile che alcuni hacker abbiano compromesso il computer portatile di un ingegnere del gruppo riuscendo a violare l’intero sistema.

Gli hacker di Kim e il colpo del secolo

Per l’FBI dietro all’attacco hacker a Binance ci sarebbe un gruppo nordcoreano denominato TraderTraitor. Avrebbero provato ad accedere al sistema della piattaforma di scambio una cinquantina di volte, prima di entrare e svuotare i conti di criptovalute in circa 20 minuti, per poi trasferire tutto il ricavato su diverse reti sparpagliate in vari angoli del pianeta.

Come è potuto succedere? “Il phishing è una possibilità, ma non si può escludere che qualcuno sia stato assunto appositamente da Binance”, ha spiegato al New York Post Ido Ben-Natan, amministratore delegato di Blockaid, la prima società ad aver individuato l’attacco.

Non sono da escludere le tecniche di ingegneria sociale, con i criminali informativi che potrebbero aver ingannato uno o più dipendenti inviando mail fraudolente, messaggi su LinkedIn o altre comunicazioni costruite ad arte, con l’obiettivo di ottenere credenziali e password per accedere ai sistemi interni.

L’ipotesi più calda chiama in causa l’impiego dell’intelligenza artificiale. Gli hacker di Kim sarebbero in grado di sfruttare modelli sempre più sofisticati di IA per individuare falle informatiche sconosciute nei sistemi degli exchange. E lo avrebbero dimostrato più volte…

“I migliori del mondo”

I numeri sono emblematici e raccontano il funzionamento di un modello quasi perfetto. Nel 2025, stando ai dati raccolti dalla società Chainalysis, gli hacker di Kim avrebbero rubato il corrispettivo di circa 2 miliardi di dollari, ovvero il 60% del totale globale e il 51% in più rispetto al 2024.

Pyongyang, accanto al potenziamento del suo programma missilistico e nucleare, dedica ingenti risorse nell’implementazione della guerra cibernetica. Il risultato è che la Corea del Nord ha creato un sistema che individua, seleziona e forma i talenti informatici sin dalla loro tenera età, con il chiaro obiettivo di arruolarli in squadre di hacker d’élite incaricate di generare profitti per le casse statali.

“Gli hacker nordcoreani sono tra i più aggressivi e abili criminali informatici al mondo. Ricevono un addestramento sistematico e vengono impiegati per generare valuta estera per il governo”, ha dichiarato al Financial Times Shin Beom Chul, ex viceministro della Difesa sudcoreano.

I migliori studenti nordcoreani riceverebbero da tre a cinque anni di formazione avanzata nei migliori istituti del loro Paese. Tra i più rinomati spicca un corso quinquennale presso il Moranbong College di Pyongyang, dove vengono combinati studi militari con l’hacking e la decrittazione di codici. Per l’intelligence di Seoul ci sarebbero circa 8.500 persone coinvolte nella macchina di Kim, tra hacker professionisti e tecnici di secondaria importanza.