Tutti ricordiamo i terroristi del sedicente Stato islamico (ISIS) comparire in video bardati di nero dalla testa ai piedi e imbracciare un fucile mentre inneggiavano alla guerra santa contro l’Occidente. Bene, pensate che un’azienda, per la precisione francese, sembrerebbe averli finanziati per mantenere operativa la propria sussidiaria in Siria, mentre infuriava la guerra civile nel 2013 e 2014.
La società finita sotto la lente d’ingrandimento della magistratura parigina è Lafarge, gigante del cemento fusosi nel 2015 con la svizzera Holcim da cui è nata la denominazione sociale LafargeHolcim, che nel 2025 andrà a processo per volere di tre giudici inquirenti con l’accusa di finanziamento del terrorismo. Secondo gli inquirenti, i soggetti coinvolti “hanno, in una logica di ricerca di profitti per l’entità economica che servivano, o per qualche profitto personale diretto, organizzato, convalidato, facilitato o attuato una politica che prevedeva l’invio di finanziamenti alle organizzazioni terroristiche stabilite intorno alla fabbrica di cemento”.
A finire sul banco degli imputati sono otto persone, tra cui l’ex amministratore delegato Bruno Lafont, diversi dirigenti e intermediari siriani. I sospetti riguardano l’erogazione di cinque milioni di dollari ai miliziani dello Stato Islamico per perseguire i propri interessi di business nella regione, per di più in un contesto dove la Siria era sottoposta a un regime sanzionatorio, a partire dal 2011, imposto dalla comunità internazionale per colpire il governo di Damasco per via della repressione dei civili durante le manifestazioni di piazza. Proprio l’operatività di Lafarge a Jalabiya – città in cui ha sede l’impianto produttivo – nonostante le sanzioni economiche, ha insospettito il ministero dell’Economia transalpino fino a fargli presentare due denunce che hanno portato all’apertura delle indagini l’anno successivo. I giudici dell’istruttoria hanno scritto nell’ordinanza “la società ha mantenuto la sua autonomia decisionale e avrebbe potuto porre fine all’attività della fabbrica in qualsiasi momento, soprattutto quando i suoi dirigenti fossero venuti a conoscenza delle richieste finanziarie delle entità terroristiche”, spiegando che mediante l’elargizione di denaro la società avrebbe ottenuto la libera circolazione dei camion e dei dipendenti sul territorio, come riportato da Libération.
Oltre all’accusa di finanziamento del terrorismo, sull’azienda pende anche l’indagine per complicità in crimini contro l’umanità commessi da gruppi armati e, a tal proposito, il gruppo anticorruzione Sherpa è intervenuto per esprimere l’auspicio che anche questo filone giunga a una conclusione: “Mentre la decisione odierna chiude parte dell’indagine giudiziaria, questo caso si estende oltre il finanziamento del terrorismo. Lafarge è la prima azienda al mondo ad essere stata accusata di complicità in crimini contro l’umanità… Gli atti di complicità non possono quindi restare impuniti”.
Lafarge in un’indagine analoga condotta negli Stati Uniti, sempre per l’ipotesi di finanziamento per terrorismo, ha patteggiato 778 milioni di dollari accettando la responsabilità dei singoli soggetti coinvolti nell’inchiesta. Non ci resta che attendere il prossimo anno per assistere a ulteriori sviluppi.