L’attivista svedese Greta Thunberg ha lasciato il direttivo della Flotilla e si è trasferita dalla nave “Family” alla nave “Alma”. Un cambiamento non solo logistico ma anche simbolico: il nome di Thunberg, infatti, non compare più nell’elenco dei membri del direttivo sul sito ufficiale della missione. Secondo indiscrezioni raccolte a bordo, riportate da Il Manifesto, il passo indietro di Greta sarebbe motivato da divergenze strategiche. Fonti vicine all’organizzazione riferiscono che l’attivista avrebbe espresso perplessità sulla comunicazione della Flotilla, ritenuta troppo concentrata su dinamiche interne e non abbastanza focalizzata sulla denuncia del dramma palestinese.
Le motivazioni di Greta Thunberg
“Greta crede fermamente nella missione e nel suo potenziale per mobilitare il mondo a sostegno di una Palestina libera”, racconta un membro dell’equipaggio. In una nota rilasciata al Manifesto, Thunberg ha chiarito: “Ognuno di noi ha un ruolo da svolgere. Il mio non sarà più nel direttivo, ma continuerò a contribuire come organizzatrice e partecipante attiva”.
Dove si trovano le barche della Flotilla?
La Global Sumud Flotilla ha deciso di installare su ogni imbarcazione un dispositivo GPS che trasmette in tempo reale le coordinate delle navi. Queste informazioni sono visualizzabili su una mappa interattiva accessibile attraverso il sito ufficiale della coalizione, consentendo a chiunque di seguire il percorso delle oltre 50 imbarcazioni nel Mediterraneo orientale. Attualmente la flotta si trova nei pressi della Sicilia.
In totale, 48 imbarcazioni stanno navigando verso Gaza. La Global Sumud Flotilla aveva pianificato di raggiungere la destinazione entro il 15 settembre, ma condizioni meteorologiche avverse e imprevisti hanno rallentato il viaggio. Sebbene la missione prevedesse inizialmente una traversata di 7-8 giorni, le difficoltà incontrate hanno prolungato i tempi, e Gaza è ancora distante. Il viaggio prosegue mentre la situazione umanitaria nella Striscia è disperata a causa dell’assedio israeliano alla città di Gaza City.
Le prove che svelano l’uso di droni contro la flotta
InsideOver ha rivelato in un’inchiesta esclusiva l’uso di droni contro la Global Sumud Flotilla. Il 9 settembre 2025, al largo della Tunisia, la “Family Boat” è stata colpita da un oggetto incendiario caduto dall’alto, causando un’esplosione e panico tra i passeggeri, tra cui Greta Thunberg. Il giorno successivo, un attacco simile ha colpito la nave “Alma”.
La nave della Global Sumud Flotilla (GSF), impegnata in una missione umanitaria per rompere il blocco navale israeliano su Gaza, è stata colpita da un drone nel porto tunisino di Sidi Bou Said. Si tratta del secondo presunto attacco in due giorni, come riportato dal Guardian.
Le immagini mostrano scie di fuoco cadere dall’alto, ma le autorità tunisine hanno negato la presenza di droni, attribuendo gli incendi a cause interne, nonostante i video e i resti recuperati, tra cui un corpo cilindrico con cinghie, confermino l’uso di droni. I danni, localizzati e non devastanti, suggeriscono l’impiego di dispositivi incendiari a basso rendimento, come una possibile Fire Grenada, volti a intimidire e interrompere la missione senza causare vittime.