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Il fascino del noir – mai nuovo e mai estinto – contagia lo streaming con successo: dopo Yara su Netflix, dopo la serie sul caso di Alfredino e dopo La città dei vivi, miniserie Sky basata sull’omonimo romanzo di Nicola La Gioia dedicato all’omicidio di Luca Varani, anche la bionda Sarah ci racconterà di lei e di un paese che ancora oggi porta le rughe di questa atroce vicenda.

Al Festival del Cinema di Roma (dal 16 al 27 ottobre 2024) c’è stata la presentazione della serie tv “Avetrana – Qui non è Holliwood”, diretta da Pippo Mezzapesa, che racconta l’omicidio della studentessa quindicenne per il quale stanno scontando l’ergastolo la cugina Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano (mentre Michele Misseri, zio della vittima, è libero da qualche mese, dopo aver scontato otto anni per soppressione di cadavere).

La serie è composta di quattro episodi da 60 minuti, ognuno dei quali racconterà la vicenda secondo il punto di vista di uno dei protagonisti della storia: Sarah, Sabrina, Michele e Cosima.

Proprio in queste ore però il Tribunale di Taranto ha ordinato la sospensione cautelare della fiction. Accolto il ricorso presentato dal sindaco Antonio Iazzi: “Il titolo dipinge Avetrana come una comunità ignorante, retrograda, omertosa ed eventualmente dedita alla commissione di crimini efferati di tale portata”.

Un racconto a più voci che probabilmente porterà le verità care a ciascuno dei protagonisti di questa angosciante vicenda. Chi sarà Cosima, la mamma con i capelli bianchi raccolti, dallo sguardo truce? Sarà Vanessa Scalera, mentre Paolo De Vita avrà il ruolo di Michele Misseri, Federica Pala sarà Sarah Scazzi; Giulia Perulli vestirà i panni di Sabrina Misseri, Imma Villa quelli di Concetta Serrano.   Anna Ferzetti è la giornalista Daniela, Giancarlo Commare è Ivano e Antonio Gerardi interpreta il maresciallo Persichella, personaggi secondari ma sempre determinanti nel plot, che è basato sul libro Sarah la ragazza di Avetrana, scritto da Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni e edito da Fandango Libri.

L’omicidio Scazzi

Sarah Scazzi, studentessa all’istituto alberghiero, uscì dalla propria abitazione intorno alle 14 del 26 agosto 2010 per recarsi a casa della cugina Sabrina, che l’attendeva, insieme a un’amica, per andare al mare. Proprio nella villetta di via Grazia Deledda, di proprietà della famiglia Misseri, divenuta nel tempo meta di macabri pellegrinaggi, Sarah fu ammazzata dalla Misseri, con l’aiuto della madre Cosima. Il corpo della giovane fu fatto ritrovare dallo zio Michele, che lo aveva occultato, in un pozzo ubicato in un terreno in contrada Mosca, che lo stesso aveva in comproprietà con i suoi fratelli.

Fu proprio Michele Misseri ad accusare la figlia dell’omicidio, salvo poi ritrattare accollandosi egli stesso la responsabilità del delitto. Le versioni successive alla prima, tuttavia, non sono mai state ritenute attendibili. Stando a quanto accertato nei tre gradi di giudizio, Sabrina Misseri avrebbe ucciso la ragazzina perché Sarah, nei giorni precedenti, aveva svelato ad altre persone alcuni particolari intimi sui rapporti tra la cugina maggiore e il ragazzo che frequentava, Ivano Russo. Anche la gelosia di Sabrina nei confronti della giovane Sarah, a cui Russo si rivolgeva con affetto, sarebbe parte del movente.

Negli archivi di Google Maps, il luogo dell’ultimo giorno di Sarah Scazzi

C’è un’immagine, conservata negli infiniti archivi di Google Maps, dal potere straordinariamente evocativo perché descrive oggi un luogo così com’era quattordici anni fa quando, il 26 agosto del 2010, un’anonima ragazzina scomparve in un piccolo comune al confine tra le province di Taranto e Lecce. Il suo nome era Sara, poi corretto con Sarah dall’acca finale e il paesino era Avetrana. Cercando via Grazia Deledda e tornando indietro l’orologio del sistema di mappatura Google maps e passando ad ottobre del 2019, l’immagine che appare è quella che dieci mesi dopo dovrebbe aver visto Sarah arrivando a casa degli zii in via Grazia Deledda: la strada deserta, lA Panda rossa parcheggiata davanti al garage dove c’era il famoso trattore che non partiva e, accucciato all’ingresso della villa, il suo cane Saetta. 

Maria Ida Settembrino

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