Mercoledì pomeriggio, il deputato dem Ro Khanna stava visitando le rovine di Khirbet Zanuta, un villaggio beduino palestinese nel Sud della Cisgiordania, abbandonato dopo le crescenti aggressioni dei coloni israeliani e infine demolito. Il deputato della California, che sta valutando una corsa alla presidenza nel 2028, voleva vedere con i propri occhi cosa significa vivere sotto occupazione. Quello che ha ottenuto è stato un assaggio brutale della realtà che i palestinesi affrontano ogni giorno.
All’improvviso, un’auto con uomini armati ha bloccato la strada stretta che portava fuori dal villaggio. I coloni hanno iniziato a insultare il deputato democratico e il suo team in ebraico e in arabo, prendendo a calci gli pneumatici del loro minibus. Ben presto è arrivata una Jeep con altri uomini armati. Quando due auto dell’esercito israeliano si sono fermate, Khanna ha creduto che i soldati fossero lì per aiutarlo a passare. Invece, i militari hanno fumato sigarette, chiacchierato con i coloni e, dopo che questi se ne sono andati, hanno spostato un’auto per bloccare la strada. A raccontare l’accaduto è il New York Times, che ha documentato la visita in Cisgiordania del deputato «eroe» degli Epstein files insieme al collega repubblicano Thomas Massie.
«Coloni israeliani, brandendo M4 di fabbricazione americana, mi hanno fermato insieme ad altri americani durante il mio viaggio in Palestina. Quando è arrivata l’IDF, hanno preso le parti dei coloni e hanno prolungato la nostra detenzione. Hanno commesso un grave errore. Presto ne sentirete parlare di più» ha scritto Khanna sui social.
Il viaggio del deputato in Cisgiordania, tra le violenze dei coloni
La visita di Khanna in Cisgiordania, organizzata da Cameron Kasky, sopravvissuto alla strage di Parkland, è durata tre giorni. Il deputato ha incontrato famiglie palestinesi, sindaci di Betlemme e di altri paesi, che gli hanno descritto le restrizioni alla libertà di movimento e l’accesso limitato all’acqua. Ha visitato Umm al-Khair, dove ha incontrato la famiglia di Awdah Hathaleen, attivista palestinese ucciso da un colono e protagonista del documentario premio Oscar “No Other Land”. E ha visitato una scuola dove un ragazzo di quattordici anni è stato ucciso in pieno giorno da un colono.
«In Palestina mi sono sentito per la prima volta come una persona di colore», ha detto Khanna, che è indiano-americano. «Abbiamo visto davvero condizioni simili all’apartheid, la disuguaglianza». In passato, il deputato dem ha visitato Israele tre volte, incluso un viaggio nell’ottobre 2024 come parte di una delegazione bipartisan che ha incontrato il primo ministro Benjamin Netanyahu e re Abdullah II di Giordania. Oggi sostiene ancora il diritto di Israele a esistere come Stato ebraico, ma ha ripetutamente accusato il Paese di genocidio e ha sostenuto la sospensione degli aiuti militari americani, incluso il sistema Iron Dome.
Quello che Khanna ha visto in Cisgiordania lo ha convinto che i problemi della regione non si risolveranno semplicemente sostituendo la leadership israeliana. «Una delle cose che ho capito è quanto sarà difficile nella pratica una soluzione a due Stati, perché richiederà l’allontanamento di molti coloni violenti», ha detto. «La realtà sul terreno è molto più brutale, dura e difficile di quanto si immagini».
Il deputato ha lasciato la Cisgiordania con un messaggio per il governo israeliano: «Un consiglio gratuito agli israeliani: non è una buona idea trattenere candidati presidenziali outsider. Non è così che si costruisce la buona volontà con il prossimo presidente americano, chiunque esso sia».
La notizia del deputato «bloccato» e insultato dai coloni ha provocato una dura reazione sui social. Durissimo Glenn Greenwald: «I coloni israeliani, in generale, sono la peggiore feccia sulla terra. Sono diventati così psicotici che gli israeliani fingono di denunciarli, ma è l’IDF finanziato dagli USA che li protegge e li sostiene. Se fanno questo a un membro del Congresso americano (con armi statunitensi), immagina cosa fanno ai palestinesi».
La Cisgiordania sempre più nella morsa dei coloni violenti
Come abbiamo riportato su InsideOver di recente, la più grande continuità territoriale palestinese della Cisgiordania rischia di essere definitivamente spezzata dal progetto israeliano che prevede il ritorno negli insediamenti evacuati nel 2005, durante il disimpegno voluto da Ariel Sharon. Come documenta un’inchiesta di Haaretz, i coloni stanno occupando 18 siti strategici con l’obiettivo di frammentare l’ultima vasta area palestinese ancora intatta, in un’operazione che non si limita all’iniziativa dei soli coloni, ma prevede un dispiegamento militare, basi di protezione, la costruzione di strade d’apartheid riservate agli israeliani e l’espropriazione di terre, il tutto in un contesto che il diritto internazionale continua a definire come occupazione.
Nel frattempo, il governo di Tel Aviv ha approvato un piano da oltre 350 milioni di dollari per finanziare la creazione di fatto di 61 nuovi insediamenti illegali, trasformando decine di comunità in realtà operative attraverso compound residenziali temporanei, edifici pubblici e infrastrutture, anche prima del completamento delle procedure formali di pianificazione. L’artefice del progetto è il ministro Bezalel Smotrich, che guida questa iniziativa destinata a ridefinire gli equilibri territoriali della regione.
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