in Puglia si uccide di più e spesso senza punizione per il colpevole

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Per la cronaca sono solo “cold case. Ma in Puglia si uccide di più e lo si fa, spesso, senza che il colpevole venga punito. Per dirla tutta c’è un anno, ossia il 2019 in cui si registrano per la sola regione del Mezzogiorno 26 casi senza un colpevole, ben il 59,3% della media nazionale. Un dato che mal si concilia con la beltà del Tavoliere, sempre in vetta per altri primati, tutti più che positivi.

Anche nel corso degli anni è stata tra le regioni con più casi irrisolti, sempre sopra il 40%, tranne che per il 2016, e spesso sopra il 50%, come nel 2010 e nel 2012, oltre come già detto nel 2019.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di fatti tristemente assimilabili all’alveo delle vicissitudini a sfondo familiare, qualche volta ad uccidere è un uomo con un movente passionale. Ma non è detto che la microcriminalità non possa fare da sfondo.

È il caso del delitto consumatosi a Francavilla Fontana nel brindisino nel 2022, un debito da cinquemila euro alla base del delitto. Stasi sarebbe stato ucciso nell’ambito di un contesto di spaccio di droga. La vittima diciannovenne avrebbe custodito marijuana in casa per conto di un’altra persona. Per il suo aguzzino si attende condanna definitiva.

Ci sono grovigli di dichiarazioni alla base della difesa del principale sospettato per un altro fatto di sangue, siamo a Bari: un uomo viene freddato sul far delle sera, al suo rientro a casa. Il killer tarda a rendere una confessione. E’ la cronaca di questi giorni: non c’è ancora una sentenza di condanna per l’omicida del fisioterapista barese. Ha ammesso di aver avuto la colluttazione con la vittima, ma ha riferito che i colpi di pistola sono partiti accidentalmente mentre impugnava l’arma: si è difeso così, durante l’interrogatorio di garanzia Salvatore Vassalli, l’operaio edile di 59 anni, arrestato dalla polizia con l’accusa di essere l’autore dell’omicidio di Mauro Di Giacomo. Il fisioterapista sessantatreenne fu assassinato a colpi di pistola la sera del 18 dicembre 2023 nel parcheggio a pochi passi dalla sua abitazione, nel quartiere Poggiofranco a Bari. Vassalli – secondo l’accusa – ha compiuto il delitto perché convinto che il fisioterapista aveva provocato nel 2019 una lieve disabilità (del 3%) ad un braccio a sua figlia per una manovra fisioterapica sbagliata. Per questo nel 2020 aveva intentato una causa per danni, ma aveva maturato una scarsa fiducia nella giustizia: da qui l’idea di farsi giustizia da solo. L’uomo è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.

Inorridisce solo a pensare che un’anziana “senza difese”, al chiuso della propria abitazione, possa divenire la vittima sacrificale di un folle che si aggira per le strade del paese e ha in animo un solo scopo: “uccidere per purificare”. È ancora ricoverato in una struttura psichiatrica del Foggiano, piantonato in stato di arresto per omicidio, Fabio Carinci 43 anni sospettato di essere il responsabile della morte della ottantunenne Rachele Covino sorpresa nella sua abitazione a pianoterra a San Giovanni Rotondo e uccisa brutalmente. Poco prima l’uomo ha seminato terrore nella cittadina cara a San Pio, dove tra l’altro erano in corso i festeggiamenti in occasione della nascita del santo.

Una triste sequela di casi in cui i tempi della giustizia mal si conciliano con il dilaniante bisogno dei famigliari delle vittime di rendere loro giustizia, di vedere l’assassino in fondo ad una cella senza alcuna possibilità di farla franca. C’è chi li chiama “Cold case” ma sono per lo più fatti cruenti che di “freddo”, di “distaccato”, come visto, hanno veramente poco.

Eppure di fronte a questa realtà, esiste un barlume di speranza dato dalla tecnologia e dal progresso nelle metodologie investigative. Il crescente numero di telecamere e l’avanzamento nelle tecniche di rilevamento organic-molecolare hanno contribuito al calo dei casi irrisolti, almeno a livello Italia, ragionando cioè in chiave macroscopica, portando alla giustizia autori di omicidi anche dopo molti anni.

Anche a livello internazionale, i cold case continuano a suscitare grande interesse, con indagini che vengono riaperte quando nuove prove o tecnologie consentono progressi sulla strada della verità. Sia l’Italia che altre nazioni affrontano la sfida di risolvere questi casi, spesso rivivendo storie passate attraverso il filtro della scienza moderna.

Infine, importa ricordare che in Italia il reato di omicidio è soggetto a termini di prescrizione che possono variare a seconda dell’aggravante del caso o dell’età dell’imputato al momento del reato. Recentemente, una legge ha esteso questi termini da 20 a 30 anni, riflettendo la gravità e l’impatto profondo del crimine nei confronti della società.