Caos a Minneapolis, agenti dell’ICE uccidono un’altra persona: rabbia nelle strade

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Cronaca /

Caos a Minneapolis. Secondo quanto riportato dai media americani, agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e del Border Patrol hanno sparato e ucciso un uomo armato, al culmine di una giornata segnata da scontri violenti con centinaia di manifestanti in strada. L’incidente è avvenuto vicino all’incrocio tra 26th Street e Nicollet Avenue, a South Minneapolis.

Secondo le autorità del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), l’uomo ucciso era armato con una pistola (descritta come una Sig Sauer Emperor Scorpion) e due caricatori. Non è chiaro se l’arma fosse impugnata apertamente o nascosta, né se l’individuo avesse un regolare permesso di porto d’armi, obbligatorio in Minnesota. Il DHS ha diffuso una foto dell’arma recuperata sulla scena, ma non ha ancora fornito dettagli completi sulle circostanze che hanno portato allo scontro fatale.

Video circolati sui social e verificati da fonti come il New York Times mostrano agenti federali che tengono a terra una persona, con colpi inferti e almeno uno sparo udito. Subito dopo, gli agenti si disperdono e la vittima cade a terra. Il ferito è stato dichiarato morto poco dopo, come confermato dal capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara.

La scena è diventata rapidamente teatro di proteste furibonde: oltre 100 manifestanti (alcuni con maschere antigas e occhiali protettivi) hanno circondato l’area delimitata dal nastro giallo della polizia, soffiando fischietti, scandendo slogan come “Shame! Shame! Shame!” e “I smell Nazis”, accusando gli agenti federali di omicidio e la polizia locale di proteggerli.

Rabbia nelle strade

Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e bombe fumogene per disperdere la folla; alcuni manifestanti hanno rilanciato i dispositivi. Testimoni oculari hanno descritto scontri fisici, persone buttate a terra, un cassonetto incendiato e un’atmosfera di tensione estrema.

Si tratta del terzo episodio di sparatorie mortali o gravi coinvolgenti agenti federali a Minneapolis in meno di un mese: il 7 gennaio, l’agente ICE Jonathan Ross ha ucciso Renee Good, 37 anni, cittadina americana, madre di tre figli. Una settimana dopo, un altro agente ICE ha ferito un uomo venezuelano, accusato di aver aggredito un agente e resistito all’arresto. Ora questo terzo episodio, con un uomo armato ucciso.

Il contesto è l’operazione anti-immigrazione voluta dall’amministrazione Trump, con migliaia di agenti federali dispiegati in Minnesota per raid e arresti. Questo ha provocato una reazione durissima da parte delle autorità locali democratiche:Il governatore Tim Walz ha definito l’incidente “ripugnante” e chiesto al presidente Trump di “terminare immediatamente questa operazione”, ritirando “migliaia di agenti violenti e non addestrati”. La situazione sembra essere fuori controllo.