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Cronaca nera

Uomini che odiano le donne (e la propria vita): l’ecosistema tossico degli Incel

L’ideologia maschilista online dei “celibi involontari” che nutrono un profondo odio nei confronti del genere femminile.

Era pronto a colpire. Aveva pianificato ogni dettaglio, scelto il luogo, affilato le lame. Ma all’ultimo istante, è stato fermato. Un diciottenne è stato arrestato venerdì 27 giugno a Saint-Étienne, nella Francia centrale, pochi attimi prima di mettere in atto un attacco potenzialmente letale nella sua scuola. Nella sua borsa, due coltelli — uno con una lama lunga 16 centimetri. Secondo fonti investigative, “le vittime sono state salvate per un soffio”. Il giovane, già sotto sorveglianza da parte della Direzione Generale della Sicurezza Interna (DGSI), ha confessato di voler colpire delle donne e di sentirsi parte della galassia incel — l’ideologia maschilista online dei “celibi involontari” che nutrono un profondo odio nei confronti del genere femminile. L’antiterrorismo francese lo ha incriminato per “associazione a delinquere terroristica”: è la prima volta che un caso legato all’estremismo incel arriva sotto il mirino della PNAT.

Chi sono gli Incel

Li definiscono “uomini che odiano le donne”, ma gli incel sono qualcosa di più. Nato come uno spazio di ascolto e supporto per chi si sentiva escluso dalle dinamiche relazionali, il termine “incel” – abbreviazione di “involuntary celibate”, ovvero celibe involontario – ha attraversato in pochi decenni una metamorfosi inquietante. La sua origine risale alla fine degli anni Novanta, quando una giovane canadese conosciuta con il nome di Alana fondò un sito volto a fornire solidarietà a chi viveva in solitudine affettiva. Quel primo forum, neutrale e aperto a ogni orientamento sessuale, si presentava come uno spazio empatico, in cui raccontare esperienze personali, ricevere sostegno e trovare un senso di comunità. A dare origine al movimento incel per come lo conosciamo oggi — giovani uomini arrabbiati con le donne che negano loro il sesso, e quindi la felicità — è stato poi love-shy.com, creato proprio da una costola del progetto di Alana.

Ma con il tempo, e con la migrazione del dibattito su piattaforme come Reddit, 4chan e più recentemente incels.co, quel progetto originario è stato completamente riassorbito da un sottobosco digitale dominato da misoginia, ideologia reazionaria e visioni deterministe delle relazioni. Oggi, il termine “incel” è comunemente associato a un’ideologia tossica che attribuisce alle donne la responsabilità dell’emarginazione sessuale degli uomini “non scelti”, alimentando una narrativa che sfocia frequentemente nell’odio e talvolta nella violenza.

Al centro di questa trasformazione vi è la cosiddetta “blackpill”, una dottrina fatalista secondo cui le gerarchie sessuali e affettive sono predeterminate da fattori genetici – come la struttura ossea del volto, l’altezza o il timbro vocale – e inalterabili. Secondo questa visione, in un mercato amoroso governato esclusivamente dall’aspetto fisico, gli incel sarebbero condannati a un’esistenza di solitudine e risentimento. Ed è proprio in questo nichilismo sociale che si annida il potenziale radicalizzante del movimento.

Il punto di non ritorno si è verificato nel 2014 con il massacro di Isla Vista, in California. L’autore, Elliot Rodger, assassinò sei persone e ne ferì quattordici prima di togliersi la vita. In un video e in un manifesto pubblicati poco prima dell’attacco, dichiarava il suo odio per le donne e per gli uomini sessualmente attivi. Per alcuni ambienti online, Rodger è diventato un martire e un modello. Da allora, almeno altri tre attacchi mortali – tra cui quello di Toronto nel 2018 – sono stati collegati a soggetti che si identificavano esplicitamente come incel.
Il fenomeno ha attirato l’attenzione delle agenzie di sicurezza nazionali. In Canada, il CSIS (Canadian Security Intelligence Service) classifica la violenza incel come una minaccia riconducibile a “ideologie di odio motivate dal genere”. Negli Stati Uniti, l’FBI monitora le comunità digitali associate al movimento come potenziali bacini di radicalizzazione individuale. Secondo il Department of Homeland Security, l’ideologia incel è tra i principali catalizzatori di attacchi condotti da cosiddetti “lupi solitari”.

I “regni” Incel sul web

Nonostante ciò, il movimento continua a proliferare su piattaforme meno regolamentate, dove la moderazione è scarsa e l’anonimato garantisce impunità. Meme, thread e video alimentano quotidianamente una retorica fondata sull’ostilità e sulla paranoia, creando un ecosistema chiuso dove il disagio emotivo si fonde con l’estremismo ideologico. E mentre non tutti gli utenti che si definiscono incel abbracciano l’idea della violenza, la cultura del vittimismo maschile esasperato e del disprezzo sistematico per le donne crea un clima che può facilmente degenerare.
Il movimento incel, emerso inizialmente come un forum di supporto per individui isolati e in difficoltà relazionale, si è rapidamente trasformato in una sottocultura tossica che prolifera in vari angoli del web. Le sue ramificazioni si estendono attraverso un ampio spettro di piattaforme online, da forum semi-clandestini a canali criptati, con una capacità impressionante di adattarsi alle restrizioni imposte dai regolatori.

Uno dei principali epicentri digitali di questa comunità è Incels.is (precedentemente noto come incels.co), un forum dichiaratamente misogino dove gli utenti discutono apertamente di teorie cospirative, vittimismo maschile estremo e talvolta persino di violenza. Il linguaggio è crudo, fatalista e permeato dall’ideologia “blackpill”. Su 4chan, in particolare nella sezione /r9k/, il pensiero incel ha trovato terreno fertile sin dalla metà degli anni 2000, contribuendo alla formazione di una cultura online fatta di ironia nichilista, misoginia e odio di sé, spesso spinta fino alla radicalizzazione. Alcuni di questi contenuti si sono poi spostati su 8kun (ex 8chan), una piattaforma ancora meno moderata, dove la mescolanza tra ideologia incel e suprematismo bianco è documentata da più fonti investigative.

Anche Reddit ha avuto un ruolo rilevante nella diffusione dell’ideologia incel, con subreddit come r/Incels e successivamente r/Braincels, poi bannati per incitamento all’odio: tuttavia, il pensiero incel sopravvive ancora oggi su Reddit sotto forma di thread nascosti, subreddit meno espliciti e comunità satellite. Con l’aumento della pressione sulle piattaforme pubbliche, una parte consistente del traffico incel si è spostato su Telegram, dove canali privati e criptati permettono la condivisione senza filtro di contenuti violenti, messaggi propagandistici e persino presunti manifesti di futuri attentatori. Più subdola è invece la diffusione su piattaforme mainstream come YouTube e TikTok, dove retoriche incel vengono camuffate da contenuti motivazionali o meme virali: frasi misogine, teorie blackpill e stereotipi tossici vengono veicolati attraverso format ironici o criptici che riescono ad aggirare la moderazione automatica. Questo ecosistema digitale ha permesso alla cultura incel di evolversi in un’entità frammentata ma resiliente, capace di rigenerarsi e diffondersi in nuove forme anche quando piattaforme e autorità tentano di estirparla.

Entrare segretamente in una chat o in un forum incel fa accapponare la pelle. Si va dalle “banali” affermazioni sessiste a buon mercato all’incitamento allo stupro, passando per teorie lombrosiane e deliranti e celebrazione dell’uso di armi. Alcuni membri arrivano perfino a teorizzare campi di concentramento per donne, quelle che gli incel chiamano “NP”, “non persone”.

Le stime sul fenomeno

Quanto ai numeri, le stime sono davvero complesse. Il fenomeno incel, nato negli Stati Uniti e diffusosi progressivamente in Europa e anche in Italia, rappresenta oggi una subcultura digitale globalizzata che unisce giovani uomini accomunati da isolamento sociale, frustrazione sessuale e una crescente ostilità verso le donne. Negli Stati Uniti, dove la comunità è particolarmente ampia e radicata, alcuni forum hanno contato fino a 15.000 membri, e il governo federale ha iniziato a considerare il movimento come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale.

Secondo studi condotti tra USA e UK, l’età media degli incel è di 26 anni, con solo il 4% impiegato a tempo pieno e circa un quarto dei soggetti conviventi con genitori o nonni. In Europa, la presenza si stima attorno ai 20.000 utenti registrati nei principali forum, con mille attivi su base regolare: il fenomeno è stato oggetto di un primo rapporto ufficiale dell’UE, mentre il Regno Unito ha finanziato ricerche mirate anche alla valutazione di comorbidità psicologiche. In Italia, pur senza dati aggregati ufficiali, ricerche accademiche hanno confermato l’esistenza di tratti riconducibili alla subcultura incel, validando scale psicometriche ad hoc e individuando ambienti digitali locali in cui si esprimono narrazioni misogine simili. La traiettoria comune nelle tre aree evidenzia un profilo socioeconomico precario, la frequente sovrapposizione con disturbi psichici e un uso intensivo delle piattaforme online per la costruzione identitaria e lo sfogo emotivo, con il rischio concreto di derive radicali, come confermano i recenti casi giudiziari.

In un mondo iperconnesso, la più letale delle armi resta la disconnessione emotiva. E oggi, migliaia di giovani la brandiscono in silenzio. Gli incel non sono tutti uguali: alcuni si limitano a covare rancore in comunità chiuse, altri traducono quel rancore in violenza reale. C’è chi, con il tempo o l’aiuto giusto, riesce a uscire da quel labirinto mentale fatto di misoginia, autoisolamento e frustrazione. Ma troppi restano intrappolati, e la linea tra disagio psichico e radicalizzazione ideologica diventa sempre più sottile. Classificarli tutti come malati o fanatici è un errore: il vero pericolo è la cecità collettiva davanti a un fenomeno che cresce nell’indifferenza, e talvolta esplode nell’orrore.

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