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Possibile svolta nel “caso Garlasco”. A quasi diciotto anni dal brutale omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia torna a scavare nel passato, riaprendo un caso che sembrava chiuso con la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Nuove indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dalla pm Valentina De Stefano, hanno portato al recupero di un martello e di un altro attrezzo da lavoro nel canale di Tromello, a pochi chilometri dalla villetta di Garlasco dove, il 13 agosto 2007, la giovane 26enne fu massacrata.

La notizia, anticipata dal programma Chi l’ha visto? di Rai Tre e riportata dall’agenzia Ansa, ha riacceso i riflettori su uno dei casi giudiziari più complessi della cronaca italiana. Secondo quanto riferito da Ansa, il martello, sequestrato insieme a un altro oggetto durante le operazioni di dragaggio condotte da vigili del fuoco e protezione civile, rappresenta un elemento di grande interesse per gli inquirenti. Nella villetta di via Pascoli, teatro del delitto, risultava infatti mancare proprio un martello, un dettaglio emerso già nelle indagini dell’epoca. Tuttavia, la cautela è d’obbligo: per stabilire se l’oggetto recuperato sia l’arma del delitto, saranno necessarie analisi approfondite.

Dubbi sull’arma: martello o attizzatoio

Gli atti processuali, come ricorda Ansa, indicano che un martello potrebbe essere compatibile con le ferite inflitte a Chiara, colpita ripetutamente al volto e alla testa. Ma le ipotesi sull’arma restano aperte: un supertestimone, intervenuto in tv, ha suggerito che potrebbe trattarsi di un oggetto metallico simile a un attizzatoio da camino, mentre i genitori di Chiara, sconcertati dagli ultimi sviluppi, hanno ribadito che “tutti gli attrezzi del camino sono ancora in casa”.

Il sopralluogo degli investigatori nel corso d’acqua vicino a una casa, di interesse per le indagini del delitto di Garlasco del 2007, a Tormello, nel Pavese (Ansa)

Le ricerche nel canale di Tromello

Le ricerche nel canale di Tromello si sono concentrate su una roggia vicina alla casa dove un tempo viveva la nonna delle cugine di Chiara, Stefania e Paola Cappa le quali, tuttavia, non sono indagate e, come riporta il Corriere della Sera, promettono querele a chi tira in ballo il loro nome. Nel frattempo, un’altra notizia importante: l’abitazione di Andrea Sempio è al centro delle perquisizioni domiciliari effettuate ieri dai carabinieri. Come riportato da Ansa, i militari hanno sequestrato materiale cartaceo, dispositivi di archiviazione (usb e hard disk) e un cellulare appartenente a un parente di Sempio, oltre a vecchi telefoni, computer e appunti. Perquisite anche le abitazioni dei genitori di Sempio e di due amici, Mattia Capra e Roberto Freddi, non indagati, che all’epoca frequentavano la villa di Garlasco insieme a un altro giovane, oggi frate. Gli oggetti raccolti, compresi gli attrezzi da lavoro trovati nel canale, saranno sottoposti a esami per verificarne la compatibilità con le ferite di Chiara.

I misteri irrisolti: il lavoro di InsideOver

Il caso, come sottolineato dal lavoro d’inchiesta di InsideOver, presenta ancora numerosi punti oscuri. Le indagini, come da sempre raccontato sul nostro giornale, si sono troppo concentrate su Stasi, trascurando piste alternative e reperti cruciali. Tra questi, la sparizione di due teli da mare notata dalla madre di Chiara, cassetti semiaperti senza analisi di impronte, e una traccia di sangue in un cassetto della cucina che potrebbe suggerire che l’assassino, conoscitore della casa, abbia usato sacchetti di plastica per occultare l’arma o ripulirsi. Un’impronta di scarpa vicino al bagno, mai approfondita, è solo uno dei tanti “buchi” di un’inchiesta che continua a dividere.

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