La lunga ombra di Jeffrey Epstein continua ad allungarsi oltre la tomba, e questa volta si è fermata in una villetta della periferia nord-occidentale di Parigi. Daniel Siad, 69 anni, ex talent scout della moda il cui nome compariva a migliaia di pagine nei fascicoli desecretati del Dipartimento di Giustizia americano, è stato ritrovato senza vita lunedì sera nella sua abitazione di Colombes, negli Hauts-de-Seine. Una vicenda riportata in Francia dalla testata Le Parisien.
L’uomo, di origini algerine e cittadino svedese, era al centro di un’indagine della procura di Parigi per tratta di esseri umani in banda organizzata e associazione a delinquere, ed era stato accusato di stupro da cinque donne. Secondo le prime indiscrezioni, Siad sarebbe deceduto per un arresto cardiaco, ma la procura di Nanterre ha comunque aperto un’indagine per chiarire le circostanze del decesso e ha disposto l’autopsia. A trovarlo esanime nella cucina della casa è stata la coinquilina, una donna di 28 anni. Il suo legale, l’avvocato Ménya Arab-Tigrine, ha però gettato un’ombra inquietante sulla vicenda: “Si sentiva in pericolo, aveva paura per la sua vita”, ha dichiarato. “Viveva sotto pressione, infelice e angosciato. Se è morto di infarto, l’attesa insostenibile potrebbe aver contribuito a fargli perdere la vita”. Il procuratore di Parigi, Laure Beccuau, ha invece assicurato che, nonostante la morte di Siad, l’inchiesta quadro prosegue per identificare eventuali altri complici.
Il “pescatore” di modelle
Nato nel 1957 in Algeria francese, Siad si era trasferito in Svezia negli anni Ottanta, ottenendone la cittadinanza. Nel mondo della moda era conosciuto come uno dei più abili “scout”, un cacciatore di talenti in grado di scovare giovani ragazze per le principali agenzie. Ma il suo vero business, secondo le accuse, era un altro: procacciare donne per Jeffrey Epstein. Il suo nome compare in oltre duemila documenti dell’inchiesta americana, dove viene descritto come un «rabbatteur» (reclutatore) che, per oltre un decennio, ha messo in contatto decine di modelle con il finanziere-pedofilo, moto anche lui in uno strano omicidio.
In una delle email desecretate, lo stesso Siad descriveva il suo lavoro con una metafora agghiacciante: «In questo trambusto mi sento come un pescatore: a volte pesco in fretta, altre non prendo nulla». Le carte del Dipartimento di Giustizia mostrano come Epstein pagasse decine di migliaia di dollari a Siad, il quale gli inviava foto e profili di ragazze incontrate durante i suoi viaggi tra Parigi, Barcellona e Stoccolma. In un messaggio del 2018, Siad scriveva di essere alla ricerca di una «giovane e bella assistente» per Epstein. Il finanziere, in un’altra occasione, scartò una candidata con un laconico: «Troppo vecchia».
Intervistato dalla Cnn poche settimane prima di morire, Siad si era difeso sostenendo di non aver mai saputo degli abusi: «Mi fidavo di lui, credevo che questo tizio fosse un professionista». Aveva ribadito la sua estraneità anche ai microfoni di BFMTV, dichiarando: «Non ho mai violentato nessuno in vita mia. Il mio lavoro era trovare modelle e presentarle alle agenzie. Una volta versata la percentuale, non avevo più contatti con loro».
Il copione si ripete
La scomparsa di Siad è il secondo episodio di questo genere a colpire l’entourage francese di Epstein. Nel 2022, Jean-Luc Brunel, storico agente di modelle e fondatore della MC2 Model Management, era stato trovato impiccato nella sua cella alla prigione di La Santé, dove era in attesa di giudizio per stupro di minorenni. Anche Brunel, come Siad, aveva sempre negato ogni addebito. Le due morti, avvenute a distanza di quattro anni, riaprono gli scenari di una rete di reclutamento che operava indisturbata nel cuore dell’Europa, approfittando della fragilità e dell’ambizione di giovani ragazze.
Le vittime, nel frattempo, si sentono tradite due volte. L’avvocato Anne-Claire Lejeune, che rappresenta alcune delle denuncianti, ha espresso il loro “sconcerto” per un epilogo che preclude ogni possibilità di giustizia penale. «Non abbiamo parole per descrivere la rabbia e la tristezza che proviamo», hanno dichiarato i legali di un’ex modella, la prima a denunciare Siad per uno stupro avvenuto nel 1990 in una piscina di Cannes. La procura di Parigi ha comunque assicurato che l’inchiesta sulla tratta degli esseri umani continuerà: a oggi, 24 donne si sono fatte avanti e 16 sono già state ascoltate.
Con la morte di Siad, l’azione penale nei suoi confronti si è estinta, ma il mistero su cosa sapesse davvero e su chi fossero gli altri anelli della catena potrebbe non essere sepolto con lui.
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