Se l’è vista brutta Sergio Ruocco, il fidanzato di Sharon Verzeni, la donna uccisa la notte del 30 luglio a Terno d’Isola, provincia di Bergamo. Come sempre in questi casi, l’attenzione degli inquirenti si era concentrata da subito su di lui che, sebbene avesse un alibi solido per quella notte, si è visto torchiare alla ricerca di una contraddizione, di qualsiasi cosa potesse tradire la sua versione dei fatti. A mettere fine al suo incubo, l’arresto di Moussa Sangare.
31 anni, incensurato, di origini ivoriane ma nato in Italia, con possibili problemi psichici ancora tutti da accertare: Moussa è quell’ombra captata da una telecamera, quell’uomo in bicicletta cui gli inquirenti hanno dato la caccia per un mese. E alla fine l’hanno trovato. L’uomo ha confessato immediatamente, ha detto di essere uscito di casa quella notte con quattro coltelli, di avere l’impulso di accoltellare qualcuno.
Secondo la pm di Bergamo Maria Cristina Rota, Sharon Verzeni si è trovata nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Cadono quindi tutte le piste: cade quella del serial killer di cui avevamo precedentemente scritto, cade quella di una doppia vita della vittima, cade quella di Scentology e delle tensioni nel rapporto con il fidanzato. Nessun predatore, dunque, ma un maniaco.
L’arma del delitto – uno dei coltelli – è stata ritrovata seguendo le sue indicazioni: l’uomo l’aveva seppellito vicino al fiume Adda. Secondo la procura, dietro il gesto omicida non c’è alcun movente: non la religione, non il terrorismo, non l’odio razziale. Solamente l’impulso a uccidere. Un impulso che ha rischiato di trovare sfogo, stando alle parole di Moussa Sangare, su due ragazzini di 15 anni. L’uomo, stando alla sua versione, avrebbe puntato il coltello contro di loro, salvo poi rendersi conto della presenza, poco distante, della Verzeni. La procura ha rivolto un appello ai due quindicenni affinché si presentino per rendere la loro testimonianza e confermare dunque le parole di Sangare, cui è stato contestato l’omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione.
Adesso bisognerà scavare nella vita e nella mente di questo maniaco, per capire da quanto tempo la follia omicida albergasse nel suo animo. Questo non solo per chiarire tutti i punti ancora oscuri della notte che ha portato alla morte di una ragazza innocente, ma anche – se non soprattutto – per accertarsi che l’uomo non si sia macchiato in passato di altri fatti di sangue passati sotto silenzio o, magari, attribuiti ad altri.