Skip to content
Cronaca nera

Il killer invisibile di Sharon Verzeni

Il killer di Sharon Verzeni è riuscito a eludere l'occhio di oltre 50 telecamere. Già tra il 2016 e il 2017, sempre in Lombardia, tre casi di omicidio rimasti irrisolti hanno visto il killer sottrarsi alle telecamere. Coincidenza o c'è un collegamento?

Gli ingredienti del giallo ci sono tutti: un assassino invisibile, capace di sottrarsi allo sguardo elettronico di oltre cinquanta telecamere disseminate nella zona di Terno d’Isola (Bergamo) dove è avvenuto il delitto; una vittima, Sharon Verzeni, apparentemente senza ombre nel suo passato; un’indagine in pieno corso che tiene con il fiato sospeso un’intera comunità e, immancabili, frotte di criminologi e criminologhe da salotto televisivo che pontificano in attesa di additare un mostro.

Il killer nel buio

E poi i fatti: quattro coltellate inferte con forza, sferrate di notte, mentre Sharon, come ormai da diverso tempo faceva, camminava per tenersi in forma. Una scelta, quella delle ore serali, dettata dal caldo. Una scelta che le è stata fatale. Perché lì, nel luogo in cui viveva e in cui si sentiva protetta, ad attenderla nel buio la sera del 30 luglio c’era il suo assassino.

Il dettaglio forse più inquietante di una vicenda ancora tutta da chiarire (sono diverse le piste sul tavolo degli investigatori) è proprio quello delle telecamere: i carabinieri del ROS di Bergamo stanno visionando oltre cento ore di filmati che, come già accennato, sono stati estrapolati da oltre cinquanta telecamere tutte intorno al luogo del delitto. Nessuna di queste, però, ha ripreso il killer né in azione, né durante la fuga.

Il profilo del predatore

Questo dettaglio ha portato gli inquirenti a pensare che il responsabile dell’omicidio sia una persona del posto. Quello che però fin ora nessuno ha detto, per quanto scontato, è che esiste anche una seconda possibilità: l’assassino potrebbe aver studiato attentamente il suo terreno di caccia prima di colpire.

Lungi dal voler creare una psicosi da “mostro”, ma in punta di piedi e con la volontà di non lasciare nessuna ipotesi scoperta, ci permettiamo di ricordare ai nostri lettori che poco più di un mese fa, precisamente il 6 luglio, avevamo pubblicato un primo articolo in cui, rievocando i delitti di tre donne avvenuti tra il 2016 e il 2017 in Lombardia (due nel bergamasco), ci ponevamo il problema della presenza di un serial killer che nessuno starebbe cercando.

Il 16 luglio avevamo poi intervistato un detective di lungo corso, Gianluca Lombardi, già carabiniere della squadra omicidi e oggi investigatore privato, che ci aveva parlato del profilo di un predatore, in particolare per il fatto che in tutti e tre i delitti – caratterizzati da un modus operandi pressoché identico -, il killer aveva aggirato lo sguardo elettronico delle telecamere, in un caso (l’omicidio di Marilena Negri a Milano) probabilmente spostando l’unica telecamera che l’avrebbe potuto inchiodare con un bastone.

Anche nel caso di questi tre delitti, sebbene per i primi due si sia tentato di trovare un collegamento attraverso il dna rinvenuto sulle scene del crimine, ufficialmente non ci sono connessioni. Tutti e tre i casi sono stati archiviati. Nessun movente, nessuna ombra nella vita delle tre donne uccise.

Modus operandi diverso o cambiato?

Nell’omicidio di Sharon Verzeni c’è una differenza sostanziale: se nei tre omicidi del 2016/2017 il killer aveva colpito con un unico fendente alla gola, stavolta ci troviamo di fronte a un delitto diverso: quattro coltellate che non hanno ucciso subito la ragazza, che infatti ha avuto il tempo e la forza di chiamare il 112 per chiedere aiuto prima di morire. Modus operandi diverso, quindi. Ma – la letteratura scientifica sul tema lo conferma – i modus operandi possono evolvere con il tempo. E un lasso di tempo di 7 anni è più che sufficiente per maturare una coscienza omicida diversa.

Un fantasma e non per caso

Siamo nel campo delle ipotesi, è sempre doveroso ricordarlo. Ipotesi che in questo caso nasce dalla questione delle telecamere. Nel 2024 non può essere un caso sfuggire come un fantasma. Chiunque sia il killer di Sharon Verzeni, ha preparato il suo delitto con estrema cura. Proprio come un predatore.

Allo stato attuale è possibile che verremo smentiti dai fatti, ciononostante in una fase in cui ancora molte piste sono aperte, potrebbe non essere una perdita di tempo quella di confrontare le tracce di dna repertate sulla scena del crimine con quelle dei delitti di Gianna Del Gaudio, Daniela Roveri e Marilena Negri.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.