Come è morta Dora Lagreca? La nuova perizia balistica disposta dal gip potrebbe fornire agli inquirenti ulteriori elementi per ricostruire l’esatta dinamica di questo giallo senza fine. La giovane, lo ricordiamo, è morta nell’ottobre del 2021 a Potenza, dopo un volo dal quarto piano di uno stabile condominiale.
Il sopralluogo è durato un paio d’ore ed è avvenuto alla presenza di tutti i consulenti di parte, ovvero quelli nominati dalla procura di Potenza, quelli della difesa e di parte civile. Periti di parte che poi si sono spostati nella caserma dei carabinieri per un’ispezione alla parabola contro la quale Dora avrebbe sbattuto prima di cadere al suolo.
Sono trascorsi poco più di due mesi da quando il Gip, Salvatore Pignata del Tribunale di Potenza ha disposto ulteriori sei mesi di indagine. La nuova ispezione è stata disposta dopo la riapertura delle indagini da parte del gip del Tribunale di Potenza, in accoglimento dell’opposizione alla richiesta di archiviazione proposta dagli avvocati Cristiana Coviello e Renivaldo Lagreca nell’interesse dei familiari della vittima.
Sul tavolo della pubblica accusa è pendente l’ipotesi di istigazione al suicidio nei confronti di Antonio Capasso, il fidanzato di Dora, unico indagato. Il ragazzo, però, continua a dichiararsi estraneo ad ogni fattispecie di reato a lui contestata, avvalorando l’ipotesi del suicidio.

Eppure, Dora era una ragazza bella e solare, nel pieno dei suoi anni, era stata assunta in una scuola materna poco distante da Potenza, aveva così coronato il suo progetto di indipendenza economica. Perché avrebbe dovuto togliersi la vita? Perché lo avrebbe fatto denudandosi e, soprattutto, chi o cosa le avrebbe procurato quei vistosi lividi sul corpo? Tutti interrogativi che al momento non hanno ancora trovato risposte.

Dora era originaria di Montesano sulla Marcellana, in provincia di Salerno, e viveva nel capoluogo lucano con il fidanzato Antonio. La notte del 9 ottobre 2021 è morta dopo essere caduta dal balcone, al quarto piano di un palazzo in via Di Giuria, nel rione Parco Aurora, da un’altezza di circa 12 metri. Secondo quanto dichiarato da Capasso, la ragazza si sarebbe lanciata dal balcone al seguito di una lite. Una versione che, ancora oggi e a distanza di tempo, poco convince gli inquirenti e contro cui la famiglia della giovane ha sempre opposto la richiesta di ulteriori indagini. «Dora amava la vita, non si sarebbe mai uccisa», avrebbe dichiarato più volte la sorella Michela, supplicando il giovane a raccontare tutto di quella notte.

Nelle carte processuali, intanto, emergono particolari che poco collimano con la versione del suicidio. «Dora è caduta con la schiena rivolta verso l’esterno e, oltre ad essere nuda, aveva lividi sul corpo, segno di una colluttazione». Si tratta delle nuove relazioni redatte dai consulenti tecnici della difesa dei familiari. Lo stesso Gip aveva disposto, tempo addietro, altri otto mesi di indagini suppletive, nominando un Ctu al fine di depositare una consulenza tecnica fisico-balistica utile a ricostruire la dinamica della caduta della ragazza e di stabilire se tale dinamica fosse compatibile con una condotta volontaria o con l’intervento di terze persone; una consulenza tecnica medico-legale per accertare (attraverso l’esame della documentazione sanitaria) se risultavano sul corpo eventuali segni riconducibili ad una colluttazione avvenuta prima della caduta. Integrazioni investigative fondamentali che sarebbero state sostanzialmente trascurate e solo apparentemente svolte, almeno nella prima fase delle indagini, secondo quanto sostenuto dall’avvocato Renivaldo Lagreca.
In realtà, fin dall’inizio delle indagini, i familiari non hanno mai creduto all’ipotesi del suicidio, soprattutto alla luce dei progetti che la trentenne aveva per il futuro, tra i quali una convivenza con il fidanzato. Secondo gli amici, che si trovavano con la coppia la sera dell’accaduto, Lagreca avrebbe notato, in discoteca, alcuni atteggiamenti ambigui del fidanzato e questo avrebbe portato i due a litigare. L’uomo era sempre stato, a detta delle amiche della vittima, molto geloso e possessivo e, più volte, aveva lasciato la trentenne dopo averla tradita e beffeggiata. Dora aveva definito in un messaggio vocale inviato ad un’amica il loro rapporto come “tossico e malato”. Dopo la lite iniziata a tarda ora in camera da letto, stando al racconto fatto da Capasso agli inquirenti, la trentenne sarebbe uscita fuori, a notte fonda, minacciando di gettarsi dal balcone. Antonio l’avrebbe raggiunta con l’intento di farla desistere, senza però riuscirci. Dora si sarebbe divincolata dalle sue braccia e avrebbe preso la rincorsa per poi precipitare nel vuoto.

