Elisa Claps: fotografia di un serial killer

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«Avevo una gatta
Si chiamava Alice
Cantava troppo
L’ho uccisa
Elisa l’ho fatta sotterrare
con una pietra sopra
Ho solo la mia gatta sulla coscienza
Elisa dov’è?»

Si tratta di uno scritto anonimo ritrovato a Potenza nel parco di Montereale nel 1993. Ed è rimasto sempre sullo sfondo dell’inchiesta. L’inedito, però, sembrerebbe restituire un’amara verità: Danilo Restivo cela la sua responsabilità sull’omicidio di Elisa Claps, trincerandosi dietro l’assassinio di una gatta.

La profezia del male

Ma a un certo punto ammette: «L’ho fatta sotterrare con una pietra sopra», parole che rappresentano in pieno la scena che gli investigatori si sono ritrovati quando nel 2010 sono entrati per la prima volta nel sottotetto della chiesa che ha fatto da tomba alla ragazza. Sempre in queste poche righe prende forma il profilo criminale di quel ragazzone che a Potenza tutti indicavano come un fessacchiotto e che si è poi trasformato in un serial killer. Lo abbiamo indagato attraverso le parole di un cronista investigativo, Fabio Amendolara, esperto del crime-case su Elisa Claps e co-autore del libro inchiesta “Indagine nell’abisso della Chiesa della Trinità”, al cui interno “la profezia del male contenuta nel sadico biglietto” appare per la prima volta.

La vittima: Elisa Claps

La ritualità del killer

“I manuali di criminal profiling – esordisce Amendolara – sembrano coincidere su un punto: ogni azione del serial killer ha un significato simbolico. A partire dai metodi utilizzati per catturare le vittime che, seppure non rimangono inalterati nel tempo e spesso diventano più sofisticati e pianificati con l’aumentare dell’età, presentano una ritualità. A volte i serial killer raccolgono feticci sulla scena del crimine, in altri casi invece le corredano. Si tratta, spiegano gli esperti, di simboli visivi che aiutano chi uccide a ricordare qualcosa che gli dà piacere. Nel caso di Danilo Restivo, condannato per l’omicidio di Elisa Claps, 12 settembre 1993, in Italia a 30 anni di reclusione e per quello di Heather Barnett, 12 novembre 2002, Bournemouth) in Inghilterra a 40 anni, sembra presentarsi in modo concreto questa seriale ritualità”.

Il killer: Danilo Restivo


È possibile individuare l’incipit del sofisticato ingegno malefico del killer di Potenza, abbiamo un punto di svolta nella sua condotta criminale?
“La prima azione di criminal profiling di Restivo viene introdotta solo nel 2007. Gli investigatori della Squadra mobile di Potenza lo dettagliano così: «Durante l’adolescenza Restivo si fa notare dai coetanei per un comportamento assai anomalo, in quanto ha la mania di tagliare i capelli alle ragazze sugli autobus. Questi episodi, sebbene ingenerino molta riprovazione, vengono sottovalutati e gli si dà il peso della ragazzata, in conseguenza non vengono mai formalmente denunciati dalle vittime. Viene descritto come un ragazzo scarsamente integrato, introverso, solitario, con comportamenti strani: era “appiccicoso” con le ragazze, suscitava un senso di compassione. Anche Elisa lo frequentava perché le dispiaceva per quel ragazzo solitario. Durante l’adolescenza mostra difficoltà nella socializzazione e cerca compagnia nei gruppi parrocchiali”.

Il giornalista Fabio Amendolara

Tre personalità per un solo assassino

“Il comportamento di Danilo – dichiara Amendolara – mette in luce il suo rapporto ambivalente del tipo amore-odio con la figura femminile, che si manifesta da un lato con la violenza verbale, con l’agito sadico del taglio dei capelli, con la minaccia, e dall’altro con gesti gentili come l’invio di regalini. Alcune delle manifestazioni comportamentali sono state reiterate da Restivo anche successivamente. Egli, infatti, ha continuato a molestare telefonicamente le ragazze nelle città in cui si è recato dopo la scomparsa di Elisa”. Ma Restivo si rivelerà essere anche un grafomane. E in quegli scritti, secondo gli investigatori, emerge «il pericoloso delirio che sconvolgeva la sua mente all’età di 21 anni». «Nelle missive costruisce tre personaggi immaginari e interloquisce con le giovani raccontando di Vittorio, cattivo e molesto, Francesco, buono e gentile, Giuseppe, che sarebbe stato egli stesso». Ben tre personalità. Si descrive ora come soggetto malato, «morto fisicamente ma non spiritualmente», orfano di entrambi i genitori, in balia di Vittorio del quale non si fida perché avvezzo a comportamenti deleteri («sembra possa rappresentare il suo lato oscuro e aggressivo», annotano gli investigatori) impossibilitato per la sua malattia ad avere un contatto con l’altro sesso. «In buona sostanza», valutano gli investigatori, «gli scritti di Danilo, prodotti nel periodo temporalmente contiguo alla scomparsa di Elisa, sembrano estremamente efficaci a chiarire il quadro dello stato mentale dell’attenzionato».

L’ossessione per le donne

Per l’altro sesso Danilo sembra avere un’ossessione. Gli inquirenti lo desumono dopo la perquisizione del 2 marzo del 2000. Nella sua camera da letto i poliziotti trovano «una serie di fotografie ritraenti lo stesso in compagnia di donne che evidenziavano malformazioni fisiche. Sia Danilo che le donne fotografate in sua compagnia erano in completa nudità e atteggiate in pose verosimilmente pornografiche». Non solo, dai cassetti di Danilo spuntano fuori «articoli di cronaca nera conservati con cura e recanti notizie di abusi e violenze subiti da minori». Altri dettagli della sua personalità emergono dalle conclusioni alle quali sono giunti gli psicologi del Servizio operativo centrale di sanità della polizia di Stato: «Dai comportamenti emerge un sistema di funzionamento ego sintonico e stabile al punto da ritenere come molto probabile la ripetitività degli elementi che lo caratterizzano». Per gli esperti della polizia, insomma, Danilo si comporterebbe sempre nello stesso modo, ripetendo i suoi modi di fare in modo stabile. E questo non può che spiegare il perché delle tante, troppe, analogie presenti in tutti gli avvenimenti che lo riguardano.