Jay Taylor, tredici anni, era stato trovato dietro un supermercato, impiccato con una prolunga bianca. La fotocamera del telefono, ancora accesa, inquadrava il suo corpo: la morte in diretta era stata vista da decine di persone. Alcune, poco prima, gli avevano scritto come e quando farlo. Era il 17 gennaio 2022, e nel giro di pochi giorni la polizia di Gig Harbor, nello Stato di Washington, scoprì che si trattava di un suicidio insolito. Il ragazzo era stato manipolato e indotto a compiere il gesto estremo con indicazioni precise: la videocamera dello smartphone avrebbe dovuto riprendere anche il suo ultimo respiro e trasmettere tutto in diretta Instagram. E così è stato.
Dall’altra parte dello schermo, dietro nickname e profili falsi, c’erano adulti e adolescenti che si incoraggiavano a vicenda per spingere altri a uccidersi. “Un macabro gioco di manipolazione e morte, dove il trofeo più ambito era proprio quello di ottenere un suicidio in diretta”, ha scritto il Washington Post. Gli investigatori locali chiesero aiuto all’FBI. Quello che gli agenti trovarono nei mesi successivi era più vasto di quanto potessero immaginare: forum e chat in cui gruppi di predatori online manipolavano bambini vulnerabili, estorcendone immagini private e convincendoli a farsi del male. Uno di questi gruppi si faceva chiamare 764 — nato, secondo gli investigatori, da un quindicenne texano — e contava centinaia di utenti che si vantavano di “ripulire la società dai deboli”: giovani con disturbi mentali, ragazzi gay, adolescenti transgender.
L’arresto di White Tiger
Dietro il nickname “White Tiger”, l’FBI individuò nel 2022 un diciottenne con doppia cittadinanza tedesca e iraniana, residente ad Amburgo e studente di medicina: Shahriar J. (questa è la sua vera identità). Secondo gli inquirenti, era stato lui a manipolare una ragazza minorenne finlandese e, attraverso di lei, ad aver spinto Jay verso la morte. Per più di un anno Shahriar lo avrebbe indotto ad atti di autolesionismo. L’adolescente finlandese e Jay non erano certo le uniche vittime di questo gioco mostruoso: il suo computer conteneva terabyte di immagini e video di abusi, mutilazioni e “sfide” al suicidio. Nonostante 85.000 file — tra video pedopornografici, chat su abusi sessuali su minori e materiale di tortura — l’arresto non arrivò nel 2022: le prove dell’FBI non erano ammissibili nei tribunali tedeschi, “pertanto l’indagine ad Amburgo è dovuta ripartire da zero”.
Secondo la legge tedesca, l’istigazione al suicidio non è perseguibile, salvo quando c’è uno scopo di lucro. Ma la morte di Jay non serviva ad arricchire, bensì ad appagare un perverso desiderio di potere: per questo motivo la Germania non riconosceva il reato nelle circostanze contestate.
Così l’arresto di White Tiger è arrivato solo a giugno 2025, quando la polizia tedesca lo ha preso nella casa dei suoi genitori nel quartiere ricco di Marienthal, ad Amburgo. Le accuse sono 123 e riguardano reati presumibilmente commessi tra il 2021 e il 2023, tra cui omicidio, tentato omicidio, abusi sessuali e stupro ai danni di minori. L’accusa più grave è l’omicidio nel caso di Jay Taylor. I pubblici ministeri dovranno dimostrare che l’imputato ha commesso un “omicidio in perpetrazione indiretta”: cioè un crimine compiuto attraverso un’altra persona mentre ne era l’autore principale.
Oltre al caso specifico di White Tiger, l’FBI conduce attualmente oltre 250 indagini sul network 764, in collaborazione con Europol e le forze di polizia europee. Diversi arresti sono già avvenuti, tra cui Leonidas Varagiannis, cittadino statunitense residente in Grecia, e Prasan Nepal, del North Carolina, membri del sottogruppo “764 Inferno”, specializzato in ricatti sessuali e istigazione al suicidio.
Il vuoto giuridico
Il caso di Jay ha sollevato un interrogativo che nessun ordinamento sembra pronto ad affrontare: come si punisce un crimine compiuto a distanza, mediato dallo schermo e orchestrato da più persone in continenti diversi? Non esistono norme internazionali che definiscano la manipolazione digitale al suicidio, né trattati che obblighino le piattaforme a cooperare in tempo reale con le autorità. Ogni Paese procede da sé, ristretto nei limiti del proprio codice penale.
In Italia l’articolo 580 del Codice Penale punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio, ma solo quando sussiste un nesso diretto e individuale tra chi incita e chi muore: nessuna norma copre in maniera chiara le catene di manipolazione che si sviluppano in rete, tra identità multiple e server stranieri. Eppure è lì che oggi si consuma una nuova forma di violenza: “l’omicidio digitale”, come lo ha definito l’FBI — un delitto a distanza e senza armi, con un movente di potere e dominio tanto reale quanto quello fisico.
Per la polizia, questi casi sono un incubo investigativo. Le piattaforme digitali si muovono lentamente, spesso solo dopo l’intervento dei media. I dati scompaiono, i messaggi si autodistruggono, i profili vengono cancellati o trasferiti altrove. Il risultato è che chi istiga, chi guarda, chi applaude, molto difficilmente paga. E chi muore, muore due volte: nella realtà e nel silenzio della legge.
Oggi i genitori di Jay, Leslie e Colby Taylor, continuano a chiedere una legge che riconosca e punisca la coercizione al suicidio attraverso mezzi digitali — una legge che porti il nome del loro figlio. Colby, il papà di Jay, ha riaperto il vecchio portatile che l’FBI gli ha restituito: vuole capire, parola per parola, come White Tiger lo abbia convinto.
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