Solitamente i figli dei grandi leader approfittano della posizione di potenza della famiglia per vivere negli agi. Non è stato così per Vasilij Stalin: lui, al contrario, ha subito il fatto di essere il figlio di uno dei personaggi più controversi del ‘900. La morte del padre e la destabilizzazione operata in Russia, hanno poi inferto il colpo di grazia.

Un’infanzia travagliata

Nato a Mosca il 21 marzo del 1921, Vasilij Stalin è stato uno dei tre figli del segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Joseph Stalin.  Sin da piccolo Vasilij ha subito le influenze negative derivanti dal ruolo e dal carattere del padre. Una casa invasa da continui movimenti in cui si susseguivano visite, feste, ospiti e anche molti momenti di tensione, hanno contribuito a turbare profondamente la sua formazione. I primi insegnamenti scolastici gli sono stati impartiti a Zubalovo da un maestro personale che lo ha avvicinato al russo, al tedesco, alla letteratura e al disegno. Poi, negli anni ’30, Vasilij ha frequentato una delle più importanti scuole di Mosca. Già lì emergeva un carattere difficile da domare. Gli insegnanti lamentavano che il ragazzo fosse irrequieto e impulsivo e quasi impossibile da gestire. Ed in effetti già a quell’età Vasilij Stalin aveva vissuto eventi molto tragici che non potevano essere superati senza il supporto di qualcuno che si prendesse davvero cura di lui.

Supporto che però non c’è mai stato. Nessuno ha compreso la sofferenza di un ragazzino che all’età di 12 anni aveva perso la madre per un suicidio e che sempre in quel periodo, aveva rischiato di perdere anche il fratello per un tentato suicidio. Eventi questi che hanno portato il padre ad essere ancora più rigido in casa, come del resto lo era nella vita politica. Come se non bastasse il giovane era costantemente sorvegliato dagli ufficiali dell’NKVD, il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni, e anche dai parenti. Nessuno cercava di rieducarlo e dargli amore per paura di ritorsioni personali.

Un generale sovietico la cui vita è stata segnata dall’alcol

Sempre più solo e incompreso Vasilij Stalin ha iniziato a bere giovanissimo e l’alcol nella sua vita ha portato solo guai. L’unica passione in grado di dargli ampie soddisfazioni e che riusciva a farlo stare bene era lo sport. Amava i cavalli in particolare, ma anche il nuoto e gli sci. Ha partecipato a numerose competizioni uscendone quasi sempre vincitore, così come riportato in molte biografie pubblicate dopo la sua morte. Dopo essersi diplomato Vasilij è entrato nella scuola militare aeronautica Kachin Red Banner. Poi l’incontro con Galina Burdonskaya, una giovane studentessa del Polygraphic Institute, futura sua moglie. Nel 1940 Vasilij è divenuto pilota servendo il suo Paese nel corso della seconda guerra mondiale. Chi è stato accanto a lui ha descritto il figlio di Joseph Stalin come un comandante coraggioso e anche molto diligente. Al termine del conflitto mondiale Vasilij è stato nominato capo del Distretto militare di Mosca dell’Aeronautica militare. Ma i suoi vizi giovanili erano in agguato: durante un banchetto, nel 1952, si è ubriacato al punto tale da mandare il padre in escandescenza. Ne sono conseguiti il licenziamento in tronco e una maggiore spinta verso l’alcol che ha danneggiato in modo irreparabile la sua vita.

L’arresto: il primo atto della destalinizzazione

Vasilij, sotto il profilo umano, ha pagato per lungo tempo il fatto di essere il figlio di un personaggio come Stalin. Ma sotto il profilo politico il dazio con il suo destino è saltato fuori soprattutto con la morte del padre avvenuta nel marzo 1953. I problemi con l’alcool e la sua vita piena di eccessi sono stati mascherati soltanto fino a quando Joseph Stalin era capo indiscusso dell’Unione Sovietica. Subito dopo il Paese si è avviato in una lunga fase di destalinizzazione. A Mosca la fine fisica dell’ex leader ha coinciso anche con il superamento della sua politica. E Vasilij in tal senso ha rappresentato la prima vittima umana e politica del progetto di discontinuità inaugurato in Urss dai successori del padre.

Nell’aprile del 1953 Vasilij era già in prigione. L’arresto, secondo le cronache dell’epoca, è avvenuto dopo un’ennesima cena dove l’alcol è stato assoluto protagonista. Questa volta però gli ospiti erano britannici. Ecco perché le accuse sono subito state molto gravi: cospirazione ed attività anti sovietica. Ma non solo. Al più giovane degli Stalin sono state fatte pagare tutte le intemperanze precedenti: dalle accuse di percosse, fino a quella di ubriachezza molesta, passando anche per appropriazione indebita di fondi dello Stato, con riferimento alle spese da lui fatte per assecondare soprattutto le proprie passioni sportive. Il suo carattere, già debole e provato da una vita contrassegnata dall’essere figlio poco carismatico del leader, a quel punto ha definitivamente ceduto. In carcere, dove ha scontato una pena di otto anni, la depressione ha preso il sopravvento.

La morte e la parziale riabilitazione postuma

Quando nel 1960 è stato rilasciato, Vasilij è stato inviato in una comunità di trattamento per dipendenze da sostanze alcoliche. Un’ulteriore testimonianza del suo pessimo stato di salute mentale e fisica. Le porte del carcere per lui si sono riaperte poco dopo, a seguito della scoperta della richiesta di visto medico effettuata al consolato cinese di Mosca. A quel punto, Vasilij è stato definitivamente allontanato dalla capitale. Per lui il governo ha messo a disposizione un piccolo appartamento nella città di Kazan, dove ha vissuto agli arresti domiciliari. Provato e avvilito dagli eventi, Vasilij si è definitivamente lasciato andare all’alcolismo. La morte è sopraggiunta presto, il 19 marzo 1962. La causa è strettamente connessa alla sua forte dipendenza dal bere, circostanza che gli ha procurato una grave forma di cirrosi epatica.

Al suo funerale, hanno sottolineato molti osservatori dell’epoca, c’era più gente di quanta se ne aspettasse. Alcuni erano amici, altri semplici conoscenti. Tutti forse erano accomunati dalla pietas verso un uomo vittima di un’eredità pesante, tanto in vita quanto dopo la morte, lasciata dal padre. Per Vasilij la beffa non è finita dopo la sepoltura. Sono passati anni infatti prima di una sua parziale riabilitazione politica. Nel 1999 infatti sono state definitivamente tolte le accuse di attività anti sovietica. Soltanto nel 2002 è stato consentito lo spostamento della salma da Kazan, città dell’esilio, a Mosca. Qui tutt’ora riposa nel cimitero di Troekurovsky.

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