UK, la vera storia dei violentatori pakistani che il Governo non ha voluto indagare

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Tutto è iniziato con le auto sportive, i vestiti firmati e i telefoni di ultima generazione, poi sono arrivati l’alcol e la droga e infine gli abusi che hanno traumatizzato generazioni di bambine e adolescenti per decenni. È il film dell’orrore che tutto il Regno Unito sta guardando in questi giorni e che vede come protagoniste ragazzine di giovane età cadute nella piaga dello sfruttamento sessuale ad opera delle cosiddette grooming gangs (bande di adescamento), composte per lo più da predatori di origini pakistane. La vicenda è salita alla ribalta dopo che Jess Phillips, sottosegretario per la “salvaguardia e la violenza contro donne e ragazze”, ha rifiutato la richiesta avanzata dal consiglio cittadino di Oldham – nei pressi di Manchester – di condurre un’indagine a livello governativo sullo sfruttamento della prostituzione minorile nel territorio. Il diniego del Governo di Sua Maestà ha suscitato le ire di Elon Musk che tramite X ha attaccato frontalmente l’esecutivo accusandolo di nascondere la testa sotto la sabbia per non ammettere che la maggioranza degli adescatori e dei violentatori sia di origini asiatica. 

Non è la prima volta che questo scandalo irrompe nel dibattito pubblico poiché le radici risalgano agli anni Novanta e nel corso degli anni Duemila qualcuno ha più volte tentato di fare luce sul fenomeno, non riuscendo però a catalizzare l’attenzione delle autorità competenti che, al contrario, sono state promotrici di un silenzio assordante.

Tutto ha avuto inizio nella piccola città di Rotherham di poco più di 100 mila abitanti e collocata nel Nord dell’Inghilterra. Qui i predatori transitavano davanti alle scuole negli orari di uscita degli studenti con le loro macchine o con dei taxi se avevano la licenza per guidarli. Per guadagnarsi la fiducia delle ragazzine, gli aguzzini offrivano loro un passaggio fino a casa o a una qualsiasi altra meta che desideravano raggiungere; nei giorni a seguire gli uomini si ripresentavano ma questa volta con dei doni per le future vittime in modo che quest’ultime avessero l’illusione di essere corteggiate. Le menti delle grooming gang si sono avvalse di ragazzi giovani e di bell’aspetto per plagiare più facilmente le vittime prescelte e far credere loro di vivere una storia romantica proprio mentre si affacciavano all’adolescenza e, dunque, di godere di ammirazione da parte delle coetanee per la frequentazione con uomini più maturi. Ovviamente, purtroppo, lo scopo era un altro: una volta instaurato il rapporto di fiducia, le ragazzine venivano introdotte a soggetti che non avevano mai visto prima e costrette ad avere con loro rapporti intimi. Le vittime erano destinate a soddisfare i bisogni di più carnefici, non a caso erano trasportate come pacchi postali da una parte all’altra di Rotherham e anche in altri paesi limitrofi, dando forma a una vera e propria rete di schiave del sesso costrette a conoscere diverse brutture. La somministrazione di alcol e droghe era l’elemento finale per stordire le vittime, renderle incapaci di ribellarsi e allo stesso dipendenti da quella condizione di sopruso, dato che gli stupefacenti fungevano da premio di consolazione se “si comportavano bene”. 

Nel 2014, la professoressa Alexis Jay – incaricata di condurre un’indagine sugli abusi sessuali – ha pubblicato il rapporto Indipendent Inquiry into Child Sexual Exploitation in Rotherham mediante cui si è affermato che dalla fine degli anni Novanta fino agli anni Dieci di questo millennio, circa 1.400 bambine e adolescenti sono state abusate a Rotherham, quasi tutte da esponenti della comunità pakistana, sebbene questa sia il 5% della comunità cittadina. Nel rapporto della professoressa Jay si può leggere che la maggior parte delle vittime prescelte erano già state attenzionate dai servizi sociali perché provenienti da contesti familiari disfunzionali e affette da problemi di salute mentale, dunque un target ideale per chi era alla ricerca di prede facili da manipolare.

Inoltre, nel documento si legge di vere e proprie torture psicologiche e di ricatti diabolici perpetrati dagli esponenti delle grooming gangs per intimidire le ragazze ed evitare che confidassero a qualcuno quanto subito; ecco che allora le vittime venivano cosparse di benzina e minacciate di essere bruciate vive o costrette ad assistere a degli stupri di gruppo facendo loro credere di essere le prossime se avessero parlato. 

Nel corso degli anni, il fenomeno si è allargato anche ad altre città come Rochdale, Huddersfield, Telford, Oxford e altre, dove ad andare in scena è sempre stato lo stesso schema di Rotherham, con le stesso archetipo di vittime e gli stessi carnefici. Già in passato, una rappresentante di un’associazione locale per la protezione dei minori aveva denunciato alle forze di polizia circa una cinquantina di casi di bambine abusate, ma le autorità non vollero saperne niente avanzando anche delle accuse di razzismo nei confronti della fonte. 

Oggi che lo scandalo è esploso in tutto il suo orrore con conseguenti polemiche che hanno travolto il palcoscenico della politica – il premier Keir Starmer è stato accusato dai suoi detrattori di avere ignorato o peggio insabbiato le prove incriminanti per gli adescatori sud-asiatici quando era direttore delle Public Prosecutions -, l’auspicio è che si possa fare piena luce su una questione che ha distrutto molte vite  e che ha aperto una ferita nella società non facilmente rimarginabile. Per fare ciò non ci può essere ideologia politica che tenga.