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Dopo anni di silenzi e minimizzazioni, la Gran Bretagna si trova costretta a leccarsi una delle sue ferite più profonde: lo sfruttamento sistematico di minori da parte delle cosiddette “gang di adescamento” (grooming gangs in inglese) formate perlopiù da uomini di origine pakistana. La recente pubblicazione del rapporto Casey ha squarciato il velo dell’ipocrisia su un dramma durato troppo a lungo, tanto che il Governo di Keir Starmer non ha esitato ad annunciare l’avvio di un’indagine pubblica per consegnare i colpevoli alla giustizia. In passato su queste colonne vi avevamo raccontato dell’oliato meccanismo tramite il quale centinaia di ragazzine sono state prese per la gola con l’offerta di un passaggio fuori da scuola o il regalo di un vestito alla moda da orchi che le hanno poi rese schiave del sesso. L’opinione pubblica e le opposizioni, però, puntano il dito contro i laburisti in quanto accusati di aver sempre sminuito il fenomeno criminoso, vista l’origine straniera degli aguzzini.

Il rapporto Casey: lo Stato e le vittime 

A gennaio 2025, la baronessa Louise Casey era stata incaricata di redigere un rapporto che facesse luce sulla vicenda delle gang di adescamento che dagli anni Novanta infestano i comuni nel Nord dell’Inghilterra. Oggi, Casey ha lanciato un grido d’allarme parlando di una cultura intrisa di “cecità, ignoranza e pregiudizio” che ha contribuito alla spirale di violenze e al fallimento di ogni iniziativa potenzialmente in grado di proteggere giovani vite da quel mondo di orrori. La baronessa ha dichiarato di aver riscontrato, nei dati raccolti a livello locale in aree come Greater Manchester, West Yorkshire e South Yorkshire, una presenza significativamente elevata di sospetti di origine pakistana. Proprio sulla questione dell’etnia ha specificato: “Abbiamo scoperto che l’etnia dei responsabili viene tenuta nascosta e non viene ancora registrata per due terzi di loro, quindi non siamo in grado di fornire alcuna valutazione accurata sulla base dei dati raccolti a livello nazionale”. Il timore di condurre indagini riguardanti cittadini stranieri, secondo alcuni, comporterebbe il proliferare delle accuse di razzismo nella cui infamia nessuno degli inquirenti vorrebbe incappare. 

Casey per sollecitare le autorità ad assumere un atteggiamento più risoluto ha elaborato una dozzina di raccomandazioni che prevedono l’introduzione dell’obbligo di registrare l’etnia e la nazionalità degli indagati nei casi di abusi su minori; un inasprimento della legge affinché qualsiasi rapporto sessuale con minori di 16 anni sia perseguito automaticamente come stupro; lo sviluppo di ricerche approfondite sulle cause dello sfruttamento, compresi i fattori culturali e l’influenza dei social media. 

Dinanzi a uno spaccato di realtà così agghiacciante, l’autrice del rapporto ha aggiunto che che le istituzioni pubbliche dovrebbero essere chiamate a rispondere per eventuali responsabilità nell’aver permesso che questi abusi venissero ignorati e restassero impuniti, al fine di saldare il debito che la società britannica ha nei confronti delle vittime. 

La svolta (tardiva) di Starmer e le critiche delle opposizioni

Il clamore dell’investigazione condotta dalla Casey non ha lasciato indifferenti i laburisti che fino a qualche tempo fa hanno sempre visto malamente un’indagine nazionale, preferendo che ad occuparsene fossero i consigli locali. A segnare il cambio di rotta ci ha pensato il premier Starmer che dal G7 in Canada ha dichiarato: “Ho letto ogni parola del rapporto di Casey, che rispetto profondamente, e accetto la sua raccomandazione. È la cosa giusta da fare”. A fargli eco sono state le parole della ministra dell’Interno Yvette Cooper, la quale ha annunciato che tutte le raccomandazioni del rapporto saranno accolte e si darà luogo a  un’investigazione imperniata sulle mancanze delle istituzioni

Nonostante i proclami, i conservatori di Kemi Badenoch e i sovranisti di Nigel Farage hanno accusato Downing Street di essersi mosso solo sotto pressione dell’opinione pubblica e in più ci si domanda come l’esecutivo possa reperire un ingente ammontare di risorse per far fronte agli oltre 1000 casi da esaminare. 

L’inchiesta potrebbe portare un po’ di luce in fondo al tunnel degli orrori, con una risposta istituzionale forte e delle responsabilità da assumersi. Tuttavia, non si può ignorare che questa tragedia è figlia di decenni di complicità passiva, alimentata da un politicamente corretto strisciante che ha paralizzato le istituzioni nonostante i gravi crimini. L’incapacità di nominare il problema per ciò che era – un abuso sistemico – ha permesso che migliaia di giovani donne venissero sacrificate sull’altare della convenienza politica. Ora che le uova nel paniere della verità si sono rotte, la Gran Bretagna ha l’occasione di ricostruire la fiducia delle sue comunità, ma le ferite aperte da questa storia orribile ci metteranno del tempo a cicatrizzarsi.

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