L’ennesimo caso di violenza scuote l’America segnata da fratture e polarizzazioni: due militari della Guardia Nazionale, per la precisione di unità provenienti dalla West Virginia, sono stati colpiti da un attentatore a Washington D.C. nella giornata odierna. I militari facevano parte delle unità schierate da Donald Trump ad agosto nella capitale per la stretta contro il crimine.
Gli spari sono avvenuti vicino alla fermata della metro di Farragut West, a tre isolati dalla Casa Bianca. Incerte le condizioni dei due: Patrick Morrisey, governatore della West Virginia, ha inizialmente dichiarato che i due militari fossero morti, salvo poi indicare che i report che arrivavano erano “contrastanti”.
La sindaca di Washington, Muriel Bowser, ha definito l’attacco una “sparatoria mirata”. Trump, che non era presente a Washington e si trova in Florida per il Ringraziamento, ha confermato che i militari sono feriti e in due ospedali. Ha scritto sul suo social network Truth che anche l’attentatore, non identificato nelle sue generalità, è vivo e ricoverato con pesanti ferite, aggiungendo che “pagherà comunque un duro prezzo” per il suo atto.
In effetti, sui social network girano molte immagini che ritrarrebbero il presunto assalitore caricato su una barella di un’ambulanza di Washington D.C. In particolare la seguente foto è stata molto condivisa su X, in attesa di conferme definitive.
Quel che può esser detto, nel rispetto della prognosi delle vittime dell’attentato, è che questo gesto, compiuto nel cuore del potere americano, mostra una volta di più la fragilità di una società dove si è tornati a sparare contro obiettivi sensibili o dall’alto valore politico con leggerezza e incuria, in un clima di fratture che vanno ben oltre un paradigma politico già di per sé aspro e conteso. Dall’attentato a Trump del luglio 2024 il piano inclinato è stato pericolosamente sempre più in discesa.
Si possono segnalare, in tal senso, i casi più problematici: l’omicidio di Melissa Hortman, deputata democratica dello Stato del Minnesota, a giugno e quello di Charlie Kirk, attivista conservatore estremamente seguito, a settembre hanno sconvolto il Paese. Ma senza arrivare a casi così eclatanti, lo hanno scosso anche le problematiche connesse alla torsione securitaria dell’amministrazione contro il crimine e l’immigrazione irregolare. Lo sdoganamento dell’Ice, la polizia di frontiera, contro gli stranieri non documentati e l’occupazione di intere città da parte della Guardia Nazionale hanno rappresentato la risposta di Trump a una presunta emergenza securitaria nel Paese. Il crescendo di violenza insensata e divisiva, in quest’ottica, si è rafforzato con l’attentato di Washington: un gesto deplorevole, ma al contempo un atto che rischia di avere strascichi nella gestione convivenza civile degli Usa. Già messa a repentaglio da crisi e polarizzazioni crescenti.

