Per il polso dell’uomo comune, la Svezia è una sorta di casa di vetro, green e gelida, patria degli Abba e dell’Ikea. Una punta di diamante nordeuropea, da osservare e replicare. La cronaca recente, tuttavia, ci mostra un Paese che tutto rosa e fiori non è. Ieri, la strage da parte di un 35enne che ha fatto irruzione nella scuola di avviamento professionale di Orebro, uccidendo 10 persone prima di suicidarsi: la “peggiore sparatoria di massa della storia svedese“, così è stato definito l’episodio sul quale si cerca ancora di far luce. O ancora il caso di Salwan Momika, ucciso mercoledì scorso durante una trasmissione su TikTok: l’uomo si era reso protagonista del rogo di una copia del Corano.

Il Governo ha perso il controllo
Appena un giorno prima della sparatoria di Momika, un parente di Rawa Majid, noto spacciatore, ricercato a livello internazionale, noto anche come “La volpe curda”, è stato ucciso in un sobborgo appena fuori Stoccolma. L’episodio è stato seguito dal presunto omicidio di gruppo nella piccola città universitaria di Lund, dove un criminale professionista è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da un diciassettenne in una stazione ferroviaria. Oltre 30 attentati in tutto il Paese solo a gennaio, più di uno al giorno. Le autorità ora gettano la maschera, denunciando una vera e propria guerra civile tra gang e Stato: i servizi segreti hanno stimato l’anno scorso che ci sono più di 60mila criminali in Svezia che hanno collegamenti diretti con le gang, mentre clan con radici in Turchia, Siria e Somalia ora operano all’interno dei confini del Paese. Non solo, ma esistono noti flussi sommersi di persone che raggiungono il Paese solo per affiliarsi alla malavita.

Il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha ammesso che il suo Governo ha perso il controllo sulla crescente ondata di violenza che sta travolgendo il Paese, in un contesto di crescente preoccupazione pubblica. Nel 2024 la polizia ha segnalato complessivamente 317 esplosioni, un evento che ha coinciso con una preoccupante escalation dei conflitti legati alle gang. Secondo il primo ministro svedese, la violenza sta ora colpendo intere comunità, mostrando “totale indifferenza” alle conseguenze nelle aree residenziali. L’autorità di polizia svedese ha stimato nel 2024 che 1.700 minorenni erano membri attivi di reti criminali mentre la violenza delle gang è aumentata al punto che il tasso di omicidi legati agli scontri tra bande è ora uno dei più alti in Europa. I minori sono più utili alla causa, potendo evitare l’ergastolo, accedendo all’iter della giustizia minorile: reclutati su piattaforme di messaggistica criptate, arrivano a guadagnare in media 7.000 € al mese. Esiste perfino un tabellario delle loro prestazioni: far saltare in aria una porta costa 3.000 €, uccidere qualcuno 80.000 €, ma le tariffe variano in base al luogo. Stoccolma, ora, spinge per l’approvazione di una legge che consenta alla polizia di intercettare i minori sotto i 15 anni.

Le aree incriminate
Gran parte della violenza ha avuto luogo nelle città più grandi: Stoccolma, Göteborg, Malmö e Uppsala. Esponenti di spicco dei Democratici Svedesi, si sono subito affrettati a puntare il dito contro l’immigrazione. Tuttavia, i dati mostrano un quadro più complesso: le condizioni sociali di chi vive nelle aree più colpite dalla criminalità sono inferiori agli standard di vita di gran parte del resto della Svezia. La polizia svedese ha individuato una serie di “utsatta“, ovvero zone considerate vulnerabili, disseminate su tutto il territorio nazionale. Sebbene queste aree ospitino appena il 5% della popolazione, risultano strettamente legate agli episodi di criminalità più violenti e preoccupanti del Paese.
Questi quartieri, caratterizzati da un’alta concentrazione di residenti provenienti da Paesi extraeuropei e da immigrati di seconda e terza generazione, sono il frutto di dinamiche socioeconomiche sviluppatesi nell’arco di decenni. Secondo gli esperti, proprio il contesto economico e sociale rappresenta il principale fattore che ha contribuito alla loro attuale condizione, ben più della semplice composizione demografica. Oltre l’80% delle microaree statistiche che rientrano negli “utsatta” presenta indicatori di forte disagio economico, e la metà di queste è classificata come particolarmente critica. Il tasso di disoccupazione di lunga durata in queste zone supera ampiamente la media nazionale e continua a crescere. Parallelamente, la percentuale di cittadini a rischio povertà (con un reddito inferiore al 60% della mediana nazionale) risulta più che doppia rispetto al resto del Paese, delineando un quadro di crescente fragilità sociale.
Criminalità e immigrazione
La Svezia vanta da tempo una delle reti di sicurezza sociale più generose al mondo, con uno Stato che si prende cura delle persone vulnerabili in tutte le fasi della vita. Ma oggigiorno ha anche un’altra particolarità: di gran lunga il più alto tasso pro capite di violenza armata nell’UE. In un numero crescente di casi, i tribunali hanno scoperto l’epidemia di violenza che emerge dall’arcipelago di case-famiglia svedesi, costruite con il duplice scopo di prendersi cura dei bambini affidati allo Stato e di punire i giovani delinquenti. Secondo i resoconti, tra cui ex membri di una gang, diversi operatori di istituti per giovani, procuratori e criminologi, le case di accoglienza si sono trasformate in luoghi di reclutamento per le gang, che le usano per arruolare assassini troppo giovani per essere incarcerati.
Il Governo che ha spazzato via l’era dei Socialdemocratici ha promesso di combattere la criminalità. Finora ha ulteriormente limitato le politiche di immigrazione precedentemente generose della Svezia, introducendo pene più severe per i reati con armi da fuoco e ha dato alla polizia maggiori poteri di sorveglianza. Persino l’ esercito è stato chiamato a dare una mano. Ma il sistema non è stato concepito per questo tipo di criminalità”: ecco perché ora si studiano riforme in grado di dare maggiori poteri ai servizi sociali. Le nuove prigioni minorili ospiterebbero i criminali più incalliti, tenendoli separati dalle case-famiglia. Le stesse che ora “allevano” criminali.

