Rotterdam come Anversa, cioè porta d’accesso della cocaina nell’euromercato della droga, Amsterdam come Bruxelles, ovvero capitale informale del crimine organizzato transnazionale, e Paesi Bassi come Belgio, un narco-stato in divenire nel cuore del Vecchio Continente.

La cocainizzazione della società europea, che della bianca è crescentemente dipendente, sta incidendo in maniera profonda sul traffico internazionale di questa sostanza stupefacente e riscrivendo la geografia del crimine. Teatri un tempo sicuri come la Costa del Sole sono divenuti l’epicentro di guerre tra bande rivali, realtà come Marsiglia hanno sperimentato fenomeni di terzomondizzazione e città portuali come Rotterdam e Anversa sono diventate le porte d’ingresso della cocaina nell’euromercato della droga.

Le ricadute più devastanti della cocainizzazione dell’Europa hanno riguardato, o meglio stanno riguardando, in maniera particolare l’area belga-nederlandese. Perché, sullo sfondo dell’entrata delle mafie nei porti geostrategici di Rotterdam e Anversa , i narco-euro vengono immessi in circolazione nelle loro economie, inquinandole e corrompendole a livelli critici, e per le strade di Amsterdam e Bruxelles si affrontano a colpi di arma da fuoco i nuovi egemoni del crimine organizzato transnazionale: i narco-banditi dei Balcani e del Sahara.

Rotterdam, provincia di Medellin

Gli ultimi rapporti sulle nuove rotte del narcotraffico targati Europol e Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine non utilizzano mezzi termini: Amburgo, Anversa e Rotterdam sono gli “epicentri” della tratta di cocaina che lega le due sponde dell’Atlantico. Ed è proprio a Rotterdam – il porto più trafficato d’Europa; a seguire Anversa e Amburgo – che nella notte a cavallo tra il 16 e il 17 settembre ha avuto luogo uno dei più importanti sequestri di cocaina della storia dei Paesi Bassi.

Le autorità olandesi, invero, hanno fermato un container proveniente dal Suriname, e con destinazione la Polonia, all’interno del quale erano state occultate poco più di quattro tonnellate di cocaina, per un valore sul mercato di circa trecento milioni di euro. La rilevanza dell’evento può essere compresa soltanto facendo riferimento alle dimensioni della merce sottratta ai narcotrafficanti era dal 2005, anno dell’intercettazione di un carico di 4,6 tonnellate di cocaina, che le autorità non mettevano a segno un colpo del genere – e ai numeri e ai fatti della cocainizzazione dei Paesi Bassi:

  • 48 le tonnellate di cocaina sequestrate nei porti e negli aeroporti olandesi nel 2020.
  • 34 le tonnellate di cocaina sequestrate nel 2019, ovvero circa un quarto in meno rispetto al quantitativo intercettato l’anno successivo.
  • Uno dei più grandi laboratori per la raffinazione della cocaina mai scoperti in Europa, nonché il più grande mai scoperto nei Paesi Bassi, è stato smantellato a Nijeveen nel luglio dello scorso anno. L’operazione ha portato all’arresto di 17 persone, al ritrovamento di decine di migliaia di litri di sostanze per la lavorazione e al sequestro di un quintale di cocaina base. La struttura era in grado di lavorare 150-200 chilogrammi di cocaina al giorno.
  • Inquietanti le commistioni tra i dipendenti portuali di Rotterdam e i cartelli: di recente, come spiegato da Pieter Tops dell’Accademia di polizia olandese, una compagnia ha visto 28 impiegati su 30 rassegnare le dimissioni dopo aver preannunciato l’avvio di controlli sulla qualità del loro operato.
  • Gli olandesi figurano nella classifica delle prime dieci nazionalità implicate nel traffico di cocaina – implicazione risultante dal numero di arresti effettuati nell’Unione Europea fra il 2018 e il 2020. Nello specifico, gli olandesi occupano l’ottava posizione – 51 individui tradotti in carcere – e sono gli unici europei in una classifica gli altri sono gli albanesi, che primeggiano con 266 detenzioni dominata da nazionalità dell’America Latina e dell’Africa.

Un narco-stato?

Le indagini delle polizie nazionali e sovranazionali concordano: Paesi Bassi e Belgio costituiscono le due porte d’accesso della cocaina all’euromercato della droga. Droga proveniente dall’America Latina, soprattutto da Brasile e Colombia, e il cui traffico è sempre meno appannaggio delle organizzazioni criminali tradizionali – cioè ‘ndrangheta e camorra – ed è sempre più controllato da quegli attori in ascesa, assetati di denaro e con il grilletto facile – nonché meno sottoposti alla pressione giudiziaria rispetto ai concorrenti italiani – che sono i cartelli della droga albanesi e marocchini. 

Se in Belgio il mercato della droga è stato virtualmente monopolizzato dai narcos provenienti da Tirana – ritenuti i controllori de facto del porto di Anversa –, nei Paesi Bassi la scena è dominata dai soldati e dai padrini del feroce crimine organizzato turco-marocchino, al quale stampa ed investigatori sogliono riferirsi come “Mocro Mafia“. Un crimine organizzato feroce, la cui violenza ha stupefatto sia il pubblico sia gli inquirenti nederlandesi, perché ricorda da vicino la Cosa nostra degli anni Ottanta: attentati, faide e omicidi di giornalisti e uomini di legge – come l’avvocato Derk Wiersum, ucciso il 18 settembre 2019. 

Potrebbe non essere una coincidenza che il maxi-sequestro di cocaina nel porto di Rotterdam sia avvenuto adesso. Le autorità e il governo abbisognavano di inviare un messaggio forte all’opinione pubblica, ancora scossa dal recentissimo assassinio di Peter de Vries, il più famoso giornalista investigativo della nazione, che da anni era nella lista nera del capo dei capi della Mocro Mafia: Ridouan Taghi.

Il sequestro del 16 settembre è dunque importante, perché ha procurato un danno di rilievo agli affari della Mocro Mafia, ma la lotta per l’eradicazione di questo problema è lontana dal terminare. Perché non sarà un sequestro a cambiare la realtà dei fatti, a fermare gli omicidi e a spezzare quello sconvolgente tutt’uno tra narcotrafficanti, compagnie portuali e sistema bancario  dettagliato nel recentissimo caso editoriale Nederland, Drugsland” – che ha portato un numero crescente di analisti, il 60% dell’opinione pubblica e persino il più importante sindacato di polizia olandese, a parlare di Paesi Bassi come di un narco-stato nel cuore d’Europa.