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Al 30 giugno 2024, risultano presenti in Italia 20.206 minori stranieri non accompagnati. Un dato che la dice lunga se paragonato a un altro di pari importanza numerica: il 30% di loro “scompare” misteriosamente e non sembrano esserci “briglie governative” atte a ridimensionare il fenomeno.

I minori stranieri che arrivano soli in Italia e in Europa sembrano destinati ad un futuro non particolarmente roseo. Sul lungomare di Palermo, per citare una delle piazze di più fervida esposizione dei minori stranieri a fenomeni di microcriminalità, tre adulti italiani sfruttavano sessualmente i giovani ospiti di un centro di accoglienza. Li adescavano sul lungomare offrendo 5 o 10 euro, qualche birra, ricariche telefoniche o pacchetti di sigarette, poi davano sfogo alle loro perversioni.

Save The Children monitora il fenomeno e mette in guardia sui dati «in forte crescita». Nel 2021 i minori stranieri scomparsi erano stati 8.700, ma è il 2023 “l’annus horribilis” delle sparizioni: 10.100 è il dato sbalorditivo. Sotto la lente c’è un sistema di accoglienza che secondo l’organizzazione «non è ancora pronto e strutturato»: si stima infatti che nell’88% dei casi la scomparsa sia determinata da allontanamento volontario dalle comunità assegnatarie. Un’emergenza che, secondo Save the Children «lascia degli spazi in chiaroscuro» e che si verifica non solo in Italia. L’altro fronte, infatti, è la Spagna: nel 2023 si è registrato «un preoccupante aumento degli arrivi di bambini e bambine stranieri» negli sbarchi alle Canarie, che poi raggiungono la Francia e il centro Europa. Che fine fanno? Una domanda inquietante, cui si fatica ancora a dare risposte convincenti.

La scelta di allontanamento, che sia autonoma, forzata o spesso influenzata dalla famiglia, espone sempre il minore a un ventaglio di fattori di rischio che aumenta esponenzialmente il livello di vulnerabilità dello stesso, considerando altresì che i minori stranieri non accompagnati sono già di per sé una categoria altamente vulnerabile. Tra i fattori di rischio a cui i minori vengono esposti in seguito all’abbandono del centro di accoglienza, vi è la re-immigrazione, così come il rischio di divenire nuovamente vittime di trafficking e/o smuggling ed essere sottoposti a violenza fisica e/o psicologica da parte di trafficanti o diventare vittime di pratiche di lavoro forzato e/o sfruttamento lavorativo.

L’affido familiare rappresenta una delle soluzioni più efficaci e rimane la soluzione prioritaria – come sancito dall’art. 7 della Legge 47/2017 – per l’accoglienza dei minorenni e adolescenti che arrivano in Italia soli, senza figure adulte di riferimento. Tuttavia, resta anche la forma di accoglienza meno utilizzata. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, solo 2 minorenni su 10 sono accolti in famiglia. Oltre il 70% dei casi riguarda minorenni provenienti dall’Ucraina, molto spesso accolti presso familiari in Italia.

L’affondo della malavita negli arrivi ai porti

Eppure, tra le sponde delle regioni in cui più abbondanti sono gli arrivi in mare, agli sbarchi sembra prendere forma uno strano meccanismo che agevola le maglie dell’adozione “clandestina”. Non si tratta di un’adozione, questo è fuori da ogni dubbio. I minori adottabili sono solo quelli riconosciuti in stato di abbandono. I minori stranieri non accompagnati (MSNA) invece non si trovano in tale situazione, perché nella stragrande maggioranza dei casi questi bambini o adolescenti hanno lasciato dei parenti nel loro Paese di origine o arrivano in Italia con la speranza di ricongiungersi ai familiari già residenti qui o in altri Paesi europei. Trattandosi di un illecito a prescindere, chiunque accarezzi l’idea di “fare propri” questi bambini è perseguibile dalla legge italiana. Un crimine in piena regola, quindi.

Nei fatti, però, le cose sembrano prendere un’altra piega. Giunge voce di “famiglie rispettabilissime dedite alla conoscenza degli sbarchi in casa propria che farebbero ricorso all’antica pratica di mare: quando qualcosa manca, la si può trovare al mercato del pesce giù al porto”. Sono i riservatissimi stralci di un‘inchiesta che ha radici lontane e che affonda nei traffici della malavita “la consegna di bambini stranieri giunti in Italia con mezzi di fortuna” alle famiglie “vicine”, desiderose di avere prole senza passare per le stringenti regole delle adozioni. Una sorta di passepartout che, se confermato da condanne giudiziali, metterebbe non poco in imbarazzo la buona società di sedicenti scali portuali.

I dati italiani dei MSNA

Nei primi sei mesi del 2024, per la prima volta, si assiste ad una inversione di tendenza, con una leggera ma costante decrescita delle presenze, anche se, in termini assoluti, il numero dei MSNA accolti nel territorio italiano, nei primi sei mesi dell’anno in corso, si attesta sempre al di sopra delle 20mila unità. I minori stranieri non accompagnati presenti al 30 giugno 2024 sono in prevalenza di genere maschile (88,4%). Le minori di genere femminile sono 2.640 e rappresentano l’11,6% del totale. Quasi il 75% dei minori non accompagnati ha più di 16 anni di età, di questi il 50% circa ha 17 anni e il 25% ha 16 anni. I minori con età compresa tra 7 e 14 anni rappresentano il 10% del totale, i minori con 15 anni di età pesano il 14% e i fino a 6 anni di età sono poco più dell’1% dei minori considerati nel complesso.

La distribuzione per età delle minori di genere femminile è fortemente condizionata dalla presenza delle MSNA provenienti dall’Ucraina. I minori di cittadinanza ucraina al 30 giugno 2024 sono 3.811, di questi 1.928 sono di genere femminile, oltre il 78% rispetto al totale delle minori di genere femminile presenti nel territorio italiano. Oltre la metà delle minori ucraine accolte in Italia ha meno di 14 anni. Se si esclude il gruppo di cittadinanza ucraina, infatti, anche la distribuzione per età delle minori di genere femminile si normalizza rispetto a quella maschile e la presenza delle minori si conferma maggiore per le classi di età più elevate (16 e 17 anni).

I minori non accompagnati presenti nel sistema di accoglienza del nostro Paese a fine giugno 2024 provengono da 65 paesi diversi. La maggior parte dei paesi appartiene al continente africano, si tratta di 34 paesi da cui sono originari il 69% dei MSNA (quasi 14mila minori). Il secondo continente per numero di paesi di origine dei minori è l’Asia, con 13 paesi coinvolti e 1.268 minori, pari all’8% del totale. I paesi dell’Est Europa di origine dei minori sono 11, da cui provengono 4.949 minori (24,5%). Infine, sono 7 i paesi del continente americano da cui provengono un totale di 40 minori (0,2% del totale minori).

Le principali cittadinanze dei minori censiti in Italia al 30 giugno 2024 sono l’egiziana (3.924 minori), l’ucraina (3.811), la gambiana (2.274), la tunisina (2.145), la guineana (1.679), l’ivoriana (1.043) e l’albanese (762). Considerate congiuntamente, queste sette cittadinanze rappresentano oltre i tre quarti dei MSNA presenti in Italia (77,4%). Le ulteriori cittadinanze maggiormente rappresentate sono la pakistana (519), la malese (500), la burkinabé (386), la bangladese (345) e la senegalese (327).

Le strutture di accoglienza sono dislocate su tutto il territorio nazionale e, in linea con i dati degli arrivi dei minori, sono maggiormente presenti nella Regione Sicilia dove ha sede un quarto dei presidi, a seguire, con incidenza inferiore, le Regioni Lombardia, Liguria, Lazio e Emilia-Romagna.

Le strutture di seconda accoglienza sono maggiormente distribuite nel territorio, con presenze maggiori intorno alla città di Milano, Roma e Bologna. Le Regioni con maggior presenza di tali strutture sono la Lombardia (14% del totale nazionale), la Sicilia (13%), la Campania (11%), il Lazio (9%) e l’Emilia-Romagna con l’8% delle strutture di seconda accoglienza considerate nel complesso.

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