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Criminalità

Messico, il terrore senza fine del crimine organizzato

Dal 2006 a oggi, in Messico sono scomparse più di 112 mila persone. Il bilancio allucinante delle violenze del crimine organizzato.
Messico

Nel marzo 2025, in una zona rurale nei pressi del comune di Teuchitlán, nello Stato messicano di Jalisco, è stata scoperta una fattoria utilizzata dal crimine organizzato come centro di addestramento per sicari e come luogo di esecuzioni e sparizioni forzate. A fare la scoperta è stato il collettivo Guerreros Buscadores de Jalisco, composto da familiari di persone scomparse, che da anni svolge ricerche autonome in assenza di risposte da parte delle autorità, come ampiamente riportato dalla rivista Internazionale.

Nel sito, conosciuto come Rancho Izaguirre, sono stati rinvenuti resti umani, diverse fosse comuni e un numero impressionante di oggetti personali: oltre 430 capi d’abbigliamento, 150 paia di scarpe e quasi 20 valigie, presumibilmente appartenuti a vittime mai identificate. Gli indumenti e gli oggetti sono considerati tracce lasciate da coloro che, spesso reclutati con l’inganno attraverso offerte di lavoro, sono stati portati nella struttura e lì addestrati, costretti a commettere atti di violenza e infine eliminati.

Secondo le informazioni raccolte da ricercatori e giornalisti indipendenti, la struttura faceva parte di un più ampio sistema di centri clandestini sparsi nella regione dei Valles, utilizzati dai cartelli per il reclutamento forzato e l’addestramento dei nuovi affiliati. I giovani venivano selezionati in stazioni di autobus come quella di Tlaquepaque e trasferiti in località isolate. L’addestramento prevedeva la pratica della tortura, l’uccisione di altri detenuti e la successiva distruzione dei corpi mediante incenerimento, una tecnica frequentemente impiegata in Messico per cancellare ogni prova forense.

La filiera del terrore

La dinamica delle sparizioni in Messico segue una logica sistemica. Gli oggetti personali vengono spesso alterati o sostituiti per ostacolare il riconoscimento da parte delle famiglie, mentre il ricorso al fuoco impedisce l’identificazione dei resti tramite analisi del DNA. Questo rende molte delle vittime irreperibili in modo definitivo.

Dal 2006 a oggi, secondo le fonti ufficiali, in Messico sono scomparse più di 112.000 persone. Lo stato di Jalisco si conferma come uno dei principali epicentri della violenza e delle sparizioni forzate. In questo contesto, la scoperta del ranch di Teuchitlán rappresenta solo uno dei tanti nodi di una rete più ampia di luoghi di detenzione e sterminio che operano nel silenzio e nella complicità di ampi settori del territorio.

L’evidenza raccolta suggerisce l’esistenza di una filiera del terrore che unisce il reclutamento forzato, l’addestramento disumano e l’eliminazione sistematica di esseri umani, nel quadro di un controllo territoriale esercitato dai cartelli con modalità paramilitari e con un alto grado di impunità.

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