L’allevamento intensivo di maiali di oltre 20 piani costruito a Ezhou, nella provincia cinese dello Hubei, non ha nulla a che fare con la “macellazione dei maiali” che, proprio in questi giorni, vede coinvolta la Cina. I “maiali” in questione sono vittime in carne ed ossa, truffate (“macellate”) da gruppi specializzati in frodi online e operanti negli angoli bui del sud-est asiatico, spesso controllati dai boss della criminalità cinese.

Il loro modus operandi è semplice: Raggiungono le persone di tutto il mondo attraverso messaggi online, il più delle volte sui social network. Instaurano relazioni elaborate con le vittime, per poi, una volta raggiunto un elevato grado di fiducia, convincerle a fare investimenti fasulli.

A quel punto fanno credere ai malcapitati di aver fatto una scelta vincente, comunicando false proiezioni finanziarie e chiedendo ancora più denaro. Intascate cifre considerevoli, scompaiono nel nulla. Eccoli i criminali finiti nel mirino di Pechino.

A caccia di truffatori

Negli ultimi mesi, ha spiegato il Wall Street Journal, la Cina ha compiuto sforzi aggressivi per reprimere la proliferazione delle suddette truffe, estendendosi oltre il suo territorio e provocando migliaia di arresti di massa. Sforzi concentrati per lo più lungo il confine che separa l’ex Impero di Mezzo dal Myanmar, molti tratti del quale sono controllati da narcotrafficanti e altri criminali.

Per decenni, feudi di frontiera del genere sono stati paradisi per il gioco d’azzardo e il traffico di qualsiasi cosa, dalla droga alla fauna selvatica alle persone. Ora si sono trasformati in tane per la “macellazione dei maiali”. I truffatori operano in strutture segrete coordinate da fuggitivi cinesi. Ogni anno truffano i loro concittadini per miliardi di dollari, così come le vittime in tutto il mondo.

Oltre alle remote città collinari del Myanmar, queste enclavi pesantemente sorvegliate si trovano anche nei centri del gioco d’azzardo come Sihanoukville e Poipet in Cambogia. Le autorità cambogiane hanno effettuato raid sporadici con l’aiuto della Cina, ma il problema persiste.

Truffe in aumento

Le operazioni truffaldine sono fiorite durante la pandemia di Covid-19, quando il commercio frontaliero si è fermato e l’uso di Internet è aumentato. Una vittima della tratta malese ha raccontato al Wsj di essere stata addestrata a trascorrere settimane o mesi ad “ingrassare” le sue vittime guadagnando la loro fiducia prima di “macellarle”. La sua storia era simile a quelle raccontate da altre persone costrette a lavorare nelle fabbriche della truffa.

Dopo aver risposto a un annuncio su un sito web di reclutamento, la fonte anonima ha spiegato di aver accettato un’offerta per un ruolo di addetto al servizio clienti in Cambogia. Una volta nel Paese, tuttavia, è stato portato in un complesso simile ad una prigione a Sihanoukville, e costretto a lavorare come truffatore sotto minaccia di violenza.

Ad agosto, la Cina ha lanciato una “operazione congiunta speciale” con altri Paesi limitrofi e ha aumentato la pressione sui gruppi armati che controllano le parti remote del Myanmar, convincendoli a dare la caccia, radunare e rimpatriare quasi 5mila cittadini cinesi sospettati di compiere attività illecite. In ogni caso, mentre la Cina aumenterà la pressione sui criminali informatici lungo il suo confine, i leader delle truffe probabilmente cercheranno semplicemente terreni più fertili (leggi: Stati deboli) all’interno dei quali continuare ad operare.