Tutto è iniziato con la querela di un sacerdote milanese. L’uomo, tartassato dalle telefonate di un call center, dove i toni si facevano di giorno in giorno sempre più minacciosi, si è rivolto alla Polizia. Il motivo delle telefonate? La richiesta di pagamento di bollette insolute relative a contratti di luce e gas da lui mai sottoscritti.
Operazione Energy Switch
A questo punto la pratica è passata al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Milano, che ha scoperto l’esistenza di un imponente sistema criminale – costituito da due società padovane fornitrici di luce e gas e da numerosi call center con sedi in Italia e in Albania – specializzato in attivazioni fraudolente di contratti per la fornitura di energia, estorsioni e auto riciclaggio dei proventi illeciti. Da qui, il nome dell’operazione: Energy Switch.
L’indagine – che ha portato a perquisizioni locali e informatiche e hanno riguardato complessivamente 35 obiettivi, di cui 32 in Italia e 3 in Albania – è stata condotta dalla Polizia postale di Milano sotto la guida della Procura della Repubblica meneghina e della Procura speciale contro la Corruzione e il Crimine Organizzato di Tirana.
Le fasi del raggiro
I raggiri compiuti dagli indagati cominciavano con numerose e insistenti telefonate, che venivano effettuate anche in tarda serata o molto presto al mattino. Le vittime credevano di parlare con dei dipendenti dell’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) o con dipendenti delle società di energia con cui avevano realmente stipulato dei contratti. Nel corso di queste telefonate venivano raccolti in diversi modi i dati delle vittime. Il pretesto più utilizzato era quello di fantomatici lavori stradali che avevano troncato i cavi elettrici o i tubi del gas, motivo per cui era necessario attivare temporaneamente un nuovo contratto con un operatore “convenzionato”.
L’IA al servizio del crimine
Nei casi in cui l’attivazione richiedeva una registrazione vocale, la voce della vittima, registrata durante la telefonata, veniva manipolata con editor audio o con applicazioni di intelligenza artificiale, affinché si potessero udire i necessari dati personali e i vari “si” in risposta alle domande dell’operatore telefonico incaricato di raccogliere il consenso.
Soltanto dopo alcuni mesi le vittime, del tutto ignare del raggiro e di aver cambiato operatore energetico, ricevevano solleciti di pagamento per bollette non pagate di importi salatissimi. Iniziava in questo momento il calvario di telefonate dove dei veri e propri addetti al recupero crediti intimavano anche con minacce il pagamento. “Se non paghi ti stacchiamo la corrente” era la frase estorsiva più ricorrente, e più la vittima risultava indifesa, più i toni erano aggressivi.
Un duro colpo al telemarketing selvaggio
Le indagini hanno portato all’analisi di una grande quantità di dati telematici e bancari, che hanno portato alla scoperta di circa un migliaio di vittime, molte delle quali non si erano ancora rese conto di essere finite in trappola. 21 i soggetti perquisiti tra amministratori, commercialisti, consulenti e dipendenti delle società energetiche padovane (di recente sanzionate dal Garante della Privacy e dell’Antitrust) e dei call center.
Nei primi tre mesi del 2023, i profitti realizzati grazie a questa attività ammontano a 9 milioni di euro. Un giro di denaro vorticoso, cui l’operazione congiunta degli investigatori italiani e albanesi ha messo un punto fermo. Sequestri dei sistemi informatici, dei server remoti, di spazi cloud e di apparati tecnologici specialistici hanno assestato un duro colpo al fenomeno del telemarketing.
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