Dei narcotrafficanti messicani si apprestano a vendere un carico di droghe sintetiche lavorate con del materiale grezzo fornitogli da agenti segreti della Cina. I narcotrafficanti messicani vogliono soltanto fare soldi nel più grande mercato di consumo di sostanze stupefacenti del pianeta. Gli 007 cinesi, invece, cercano di infestare di zombi le strade del più grande rivale del loro Paese. Guadagnano entrambi, anche se in modo diverso, mentre l’America è costretta a dichiarare emergenza di salute pubblica.
Degli spacciatori afroamericani stanno vendendo della cocaina comprata a prezzi fuori mercato da un oscuro grossista venuto dal Nicaragua. Non si fidano. Odora di operazione sotto copertura della polizia federale. Ma la droga è tanta, costa poco e gli Stati Uniti sono nel vivo dell’epidemia del crack. Quando il grossista sparirà nel nulla, senza avvisarli, penseranno che l’arrivo delle pattuglie sia una questione di ore. Non andrà così: rivedranno il loro fornitore in un telegiornale, presentato dal cronista come un guerrigliero dei Contras.
I clan che dominano il panorama criminale di Marsiglia vengono avvicinati da un uomo che dice di essere della Central Intelligence Agency. È venuto da Washington per proporgli la classica offerta che non può essere rifiutata: occhi chiusi delle autorità statunitensi e francesi sui loro traffici internazionali di eroina in cambio di una mano contro Mosca.
Messico di oggi. Stati Uniti degli anni Ottanta. Francia degli anni Cinquanta e Sessanta. Storie vere di alleanze empie tra il crimine organizzato e i servizi segreti, forze antitetiche che dovrebbero odiarsi, combattersi, ma che, più spesso di quanto si pensi, collaborano nel nome del denaro e del pragmatismo.
Papaveri, cocaina e guerre
Non tutte le guerre si combattono con soldati, fucili e carri armati. Soltanto quelle più importanti. Molte volte, all’ombra di embarghi, congiure di palazzo e scontri diplomatici, gli stati si affrontano in maniera non convenzionale. Perché in guerra tutto è lecito. Anche arruolare narcotrafficanti come agenti segreti, ricorrere alle mafie per condurre delle false flag e creare dei cartelli della droga statali.
La storia recente è un susseguirsi di alleanze empie tra servizi segreti e criminalità. Central Intelligence Agency e MI6 contattarono i clan dei suburbi di Teheran per diffondere caos nelle strade della capitale iraniana all’apogeo dell’operazione Ajax. Gli Stati Uniti si avvalsero del network di Cosa nostra americana per spargere il terrore nella Cuba postrivoluzionaria, in particolare durante l’operazione Mongoose. Ma le storie da raccontare, meritevoli di trasposizioni cinematografiche, sarebbero tantissime.
Il nome degli Stati Uniti è sicuramente quello che ricorre di più quando si scrive e si parla di collusioni tra servizi segreti e crimine organizzato, ma l’elenco delle alleanze empie è lungo e comprende molti Paesi, occidentali e non, democratici e autoritari, tra i quali Albania, Corea del Nord, Repubblica Popolare Cinese, Russia, Serbia, Turchia e Venezuela.
Non sono la natura del regime politico e le sensibilità culturali le determinanti che rendono probabili o impossibili queste collusioni moralmente discutibili, ma politicamente utili, quanto il contesto domestico, la situazione internazionale e i fini da raggiungere. Tre determinanti che possono influenzare la durata, la frequenza e l’estensione dei patti.
È il fine che giustifica i mezzi. Per la Corea del Nord, vittima di un aspro e asfissiante regime sanzionatorio, il contrabbando di beni contraffatti e illegali, dai dollari falsi agli stupefacenti, è un modo per ottenere fiumi di denaro altrimenti irracimolabile. Per lo stato profondo di Ankara, che collabora con le famiglie mafiose turche sin dalla Guerra fredda, è una questione di controllo della diaspora e delle zone grigie dell’Anatolia, come le regioni a maggioranza curda.
È l’interesse nazionale a dettare la legge. Per gli Stati Uniti è sempre stata una questione di politica, nella sua più machiavellica espressione. Perciò la French connection in chiave anticomunista. Perciò l’intesa a quattro tra Cia, Contras, Crips e Bloods, ribattezzata la Dark Alliance da Gary Webb, in funzione antisandinista. E perciò l’oppio dei signori della droga del Laos sui velivoli dell’Air America.
Le nuove guerre dell’oppio
L’oppio è l’elemento ricorrente di molte trame, tra loro distanti temporalmente, aventi come protagonisti i servizi segreti, come loro comprimari mafie, bande e/o cartelli e come antagonisti un Paese da piegare non convenzionalmente o un leader da eliminare.
È nelle piantagioni di papaveri da oppio e di Erythroxylum coca che, spesso, si sono scritti capitoli importanti dei libri di storia, come le guerre dell’oppio, e sono state siglate alleanze tra stati e anti-stati nel nome dell’interesse nazionale (per i primi) e della pecunia (per i secondi).
L’oppio è stato uno degli alleati più importanti, eppure meno conosciuti, del Primo mondo ai tempi della Guerra fredda. I signori della droga del Triangolo d’oro furono infatti cooptati nella grande alleanza contro l’Unione Sovietica: protezione delle loro piantagioni e ingresso dei loro beni nel mercato statunitense, con l’aiuto dell’Air America, in cambio di aiuto nelle guerre civili e per procura dell’Indocina.
Nelle Americhe Latine, similmente, gli 007 di Langley costruirono una rete di alleanze in funzione anticomunista basata sull’appoggio di cartelli della droga e sulla facilitazione dei traffici illeciti diretti da gruppi di guerriglia di estrema destra. La lotta dei Contras in Nicaragua supportata dai proventi della loro cocaina venduta per le strade californiane con l’aiuto dei signori della droga messicani e honduregni, come Juan Ramón Matta-Ballesteros. Una storia, quella della cosiddetta Dark Alliance, di cui ancora oggi si sa poco, perché chi ha provato a far luce sui suoi arcani è morto – chiedere a Gary Webb e ad Enrique Camarena.
I narcotrafficanti possono essere delle ottime e insospettabili spie. Altre volte possono aiutare a reperire tanto denaro da finanziare una guerriglia. E altre volte ancora, come dimostra il caso dell’empia alleanza tra Pechino e narcoverso messicano, possono contribuire alla “liquefazione sociale” del rivale inondando le sue strade di stupefacenti letali e a basso costo.
Scrivere del patto tra Cina e narcos messicani per la produzione di eroina, Fentanyl e parenti equivale a raccontare il lato oscuro della crisi degli oppioidi, la più grave emergenza socio-sanitaria della storia degli Stati Uniti, che è (anche) una guerra ibrida. E i numeri della crisi, del resto, sono quelli di un bollettino di guerra: 841mila decessi tra il 1999 e il 2022. Perché chi di oppio ferisce, di oppio perisce.