Il governo libico ha ufficialmente confermato l’arresto di Njeem Osama Almasri Habis, il famigerato “boia dei migranti” il cui passaggio dall’Europa, e soprattutto dall’Italia, e il cui mancato fermo nella Penisola suscitarono molto clamore nel gennaio scorso. La procura generale di Tripoli ha spiccato il mandato d’arresto per tortura, omicidio e abusi sui migranti commessi dal 2015 al 2024 giustificandosi – ed è la grande novità – con il richiamo alla Corte Penale Internazionale, che indaga su Almasri e lo ha ufficialmente ricercato.
La mossa avviene nel pieno del tentativo del premier libico Abdul Hamid Dbeibah di espandere il raggio del suo controllo politico oltre la posizione di “sindaco di Tripoli” nel quadro di un Paese diviso con la Cirenaica guidata dal generale Khalifa Haftar e di un dialogo tra le autorità tripoline e la comunità internazionale, sostenuto dalla Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) nel quadro di un dialogo volto a rafforzare le istituzioni del Paese nordafricano e cercare di presentare la Libia come credibile.
Dopo aver disarmato diverse milizie attive nella gestione delle prigioni dei migranti e diverse bande armate della capitale, il governo Dbeibah ha concentrato la sua attenzione sui “signori della guerra” della Tripolitania, generali che non hanno comandato eserciti in battaglie che non fossero contro i civili o il loro stesso popolo. Almasri è uno di questi. Il suo arresto è inserito nel quadro di un preciso piano politico di Dbeibah per cercare all’esterno consensi: “con la sua popolarità ai minimi storici, la sua legittimità erosa, il suo governo ampiamente considerato corrotto e il rifiuto della maggior parte degli attori politici, costringerlo a lasciare l’incarico potrebbe scatenare un violento scontro nella stessa Tripoli”, nota The New Arab. Restano il monopolio del potere d’intervento sulla lotta al crimine e il riconoscimento internazionale. Dbeibah ha voluto farne uso.
Scrive il sempre ben informato Nello Scavo su Avvenire che “la Corte penale internazionale ha chiesto anche alla Libia la consegna del generale” mentre al contempo “in Germania si attende da un momento all’altro la decisione della magistratura tedesca sulla consegna all’Aja del braccio destro di Almasri, il comandante Al-Buti, arrestato nello scorso luglio. Il loro trasferimento davanti alla Corte penale internazionale potrebbe avviare il processo per i crimini commessi in Libia”. Dieci mesi fa Almasri ha girato per Belgio, Germania, Regno Unito e Italia sfuggendo al fermo e venendo salvato da un vizio di forma dopo il suo arresto a Torino il 20 gennaio. Con amarezza constatiamo che il governo libico è stato più conforme al diritto internazionale della democratica Europa. Per cinico pragmatismo, forse. Ma conta il dato di fatto.

