A Parigi (e in gran parte della Francia) spira una brutta aria. Il crimine organizzato è sempre più forte, sempre più violento, sempre più audace e sempre più ricco. È quanto emerge dal rapporto annuale presentato dal “Service d’information, reinsegnement et d’analyse stratégique sur le criminalitè organisée” (Sirasco), l’osservatorio interministeriale sulle mafie locali e straniere operanti nell’Esagono.
In primo piano vi è il narcotraffico. Nonostante l’aumento di sequestri operati dalle forze dell’ordine — 27,7 tonnellate di cocaina (+ 5% rispetto al 2021), 128,6 tonnellate di cannabis (+ 15%), 1,4 tonnellate di eroina (+9,5%), 1 milione di pastiglie di ecstasy (+6%), 300 chili di anfetamine (+15%) — il fenomeno continua a dilagare quasi indisturbato generando “una moltitudine di attività legali e, soprattutto, illegali: l’80% dei regolamenti di conti, il 25% delle armi recuperate e i 2,7 miliardi di euro sequestrati alla malavita provengono dal mercato della droga”. A gestire il colossale business pochi locali (per lo più clan corsi) e una miriade di cartelli internazionali: narcos sudamericani, la “mocro mafia” marocchina (ma impiantata in Olanda e Belgio), mafiosi e camorristi nostrani, balcanici d’ogni tipo, cinesi, russi e ucraini. Un quadro in continuo movimento ritmato da rivalità feroci e continue sanguinose faide. Un’ordalia costata l’anno scorso 41 morti, di cui un terzo giovanissimi.
L’epicentro del crimine è la regione parigina seguita da Marsiglia, Dunkerque e Le Havre, i principali punti d’accesso della droga, ma la situazione è tesa anche a Belfort, Rennes, Tolosa, Metz, Avignone, Tolone, Cherbourg.
Preoccupa inoltre il parallelo quanto fiorente mercato delle armi. Dai Balcani, dal Sahel e, sempre più, dall’Ucraina in guerra arrivano continuamente — via Spagna, Italia o Svizzera — casse e casse di Ak-47; non a caso i Kalashnikov sono l’arma preferita dalle gang per difendere i luoghi di spaccio o per invadere quelli delle bande rivali.
Ma ciò che inquieta maggiormente gli analisti è il costante allargamento della corruzione che non riguarda più soltanto le cosiddette “categorie a rischio” — spedizionieri, poliziotti, portuali, doganieri, piccoli funzionari — ma si estende ormai sulla politica locale, sui municipi, sulle assemblee regionali. Nel rapporto si legge come sempre più spesso “la raccolta di voti è appoggiata o organizzata da personaggi legati ai gruppi criminali specializzati nel traffico di droga”. La penetrazione della corruzione nella società politica transalpina è ormai “una minaccia estesa su tutto il territorio nazionale ed è una componente essenziale del traffico di stupefacenti”.
Una sfida inedita per la Francia. Guillaume Hèzard, direttore dell’Ufficiale centrale della lotta contro la corruzione e i reati finanziari, ha lamentato la mancanza di risorse (si considerano operativi appena 40 funzionari sull’intero Paese) e ha chiesto al governo un forte aumento degli effettivi, mentre il Siraco avverte “alla luce delle esperienze dei nostri vicini europei, confrontati come non mai all’onnipresenza del crimine organizzato, dobbiamo riflettere sulle nostre attuali capacità d’indagine”. Insomma, è urgente cambiare registro e attrezzarsi per il peggio prima che sia troppo tardi.
Ulteriori capitoli del rapporto sono poi dedicati ai cyber reati finanziari, alla prostituzione (per gli analisti in forte crescita dopo la pandemia…), alle eco-mafie e alle ladrerie su commissione. Quest’ultima sezione presenta qualche curiosità. Dietro ai furti delle macchine di lusso (preferibilmente tedesche…) vi è una filiera che porta in Lituania in Moldavia mentre sono romeni gli specialisti che nell’ottobre 2021, durante i mondiali di ciclismo a Roubaix, hanno “prelevato” le 22 biciclette da competizione della squadra italiana. Un bottino di 700mila euro. Nel mirino anche le case sportivi come, purtroppo, ben sanno campioni come Angel Di Maria, Julian Draxler, Mario Lemina. Beniamini del pubblico ma anche vittime eccellenti.