Quando, lo scorso 12 dicembre, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc) ha pubblicato un report sulla coltivazione dell’oppio nel sudest asiatico, pochi sono andati oltre la sintesi del paper fornita dai principali media internazionali. Ovvero, che il Myanmar era appena diventato il più grande produttore mondiale di oppio superando l’Afghanistan, con un aumento della produzione per il 2023 stimata nel +36%, per un totale di circa 1.080 tonnellate (ben oltre le 330 tonnellate afghane).

Di pari passo, spiegava l’agenzia dell’Onu, la coltivazione del papavero a Kabul e dintorni è diminuita del 95% dopo i divieti sulla droga imposti dai Talebani. Risultato? Che quella stessa coltivazione si è estesa al limitrofo Myanmar, dove una brutale guerra civile ne ha fatto una lucrativa fonte di reddito. La vera notizia chiave del Southeast Asia Opium Survey 2023: Cultivation, Production and Implications era però un’altra. E riguardava l’intero continente asiatico.

Il Triangolo d’Oro torna a splendere

Il Myanmar è solo la punta dell’iceberg, la parte più visibile ed evidente di una tendenza consolidata. Il resto chiama in causa il Triangolo d’Oro, un’area geografica compresa tra Myanmar, Laos e Thailandia, dove la coltivazione di oppio ha continuato ad espandersi nell’ultimo anno.

“Le perturbazioni economiche, di sicurezza e di governance che hanno seguito la presa del potere militare del febbraio 2021 continuano a spingere gli agricoltori in aree remote verso l’oppio per guadagnarsi da vivere”, ha affermato il rappresentante regionale dell’Unodc, Jeremy Douglas, riferendosi allo Stato birmano. “Si prevede che l’intensificazione del conflitto nello Shan e in altre aree di confine possa accelerare questa tendenza”, ha quindi concluso lanciando una nefasta profezia.

L’indagine ha però esaminato anche i primi dati sulla coltivazione dell’oppio raccolti nella Repubblica Democratica del Laos dal 2015 ad oggi. Sebbene i numeri mostrano che i livelli di coltivazione siano rimasti relativamente stabili a 5.000 ettari, stime più regolari saranno fondamentali per comprendere l’impatto delle recenti sfide economiche affrontate dal Paese. La sensazione è che la tendenza criminosa sia tornata a crescere nell’intero Triangolo d’Oro. Con il Myanmar cartina al tornasole del dossier.

Traffici illeciti

Il Triangolo d’Oro – una regione dove si incontrano i confini della giungla dei tre Paesi citati: Thailandia, Laos e Myanmar – è da tempo noto come il centro di un traffico illegale di droga gestito, controllato e protetto da leader militari simili a signori della guerra, alleati con la criminalità organizzata regionale.

Le droghe sintetiche prodotte qui hanno inondato i mercati asiatici (e non solo). Secondo le Nazioni Unite, solo nel 2021 più di un miliardo di pillole di metanfetamina sono state sequestrate dalle autorità nel sud-est asiatico e nell’Asia orientale.

L’economia complessiva del traffico illecito di oppiacei nel solo Myanmar è stimata in circa 2 miliardi di dollari, mentre il mercato regionale dell’eroina è stimato intorno ai 10 miliardi di dollari. La ripresa della produzione di oppio negli altopiani del Triangolo d’Oro si ripercuoterà fino alla “più ampia economia della droga incentrata sulla regione del basso Mekong” e ben oltre, hanno avvertito le Nazioni Unite.

Le ultime novità

“Il Triangolo d’Oro è sempre esistito, ma quello che abbiamo visto negli ultimi anni è un cambiamento davvero netto dall’oppio e dall’eroina verso la metanfetamina e recentemente un po’ di ketamina”, ha dichiarato Douglas ad Al Jazeera.

Laboratori e strutture per la lavorazione e lo stoccaggio della ketamina su scala industriale sono stati trovati in tutta la Cambogia ma anche il Laos, adiacente sia allo Stato Shan che al nord della Thailandia, è un altro anello debole nella lotta contro il traffico di sostanze stupefacenti.

In tutto questo, ha concluso l’Unodc, l’espansione della coltivazione dell’oppio ha recentemente alimentato una crescente economia illecita nel Mekong, che unisce livelli elevati e costanti di produzione di droghe sintetiche e una convergenza di traffico di droga, riciclaggio di denaro e attività criminali online, inclusi casinò e operazioni di truffa.