Il retroscena su Charlie Kirk: “Forti tensioni con Netanyahu negli ultimi mesi”

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Mentre le autorità statunitensi hanno confermato, in queste ore, di aver arrestato Tyler Robinson, 22 anni, identificato come il sospettato dell’assassinio di Charlie Kirk, il31enne fondatore di Turning Point USA (TPUSA), avvenuto il 10 settembre in un campus universitario dello Utah, un’esclusiva di The Grayzone getta luce su un retroscena inquietante: il rapporto conflittuale tra Kirk e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che avrebbe alimentato tensioni e timori nel leader conservatore prima della sua morte. Netanyahu è stato uno dei primi a esprimere su X cordoglio per la morte dell’influencer conservatore.

Secondo una fonte vicina a Kirk, che ha parlato a The Grayzone in condizione di anonimato, il rifiuto di Kirk di accettare una proposta di Netanyahu per un’ingente iniezione di fondi in TPUSA avrebbe scatenato una reazione furiosa da parte degli alleati del premier israeliano. “Un insider di Trump e amico di lunga data di Charlie Kirk racconta a The Grayzone come il cambio di posizione del leader conservatore sull’influenza israeliana abbia provocato una rappresaglia privata da parte degli alleati di Netanyahu, lasciandolo arrabbiato e spaventato”, riporta l’articolo. La fonte ha aggiunto che “l’ansia si è diffusa nell’amministrazione Trump dopo la scoperta di un’apparente operazione di spionaggio israeliana“.

Naturalmente, non possiamo sapere se questo retroscena raccontato dal sito americano – qualora fosse vero – abbia necessariamente a che fare con la morte di Kirk. Un dato, però, è certo: ci racconta un personaggio ben più complesso di quello descritto in queste ore.

Il rifiuto di Kirk e il conflitto con Netanyahu

Charlie Kirk, che aveva fondato TPUSA nel 2012 a soli 18 anni, aveva costruito la sua carriera grazie al sostegno di donatori sionisti, come il David Horowitz Freedom Center, diventando un alleato chiave di Israele negli Stati Uniti. Tuttavia, il suo atteggiamento iniziò a cambiare di fronte alla crescente opposizione di base tra i giovani repubblicani all’influenza israeliana, soprattutto dopo l’offensiva di Israele su Gaza.

All’inizio di quest’anno, Kirk respinse un’offerta di Netanyahu per finanziare massicciamente TPUSA. La fonte rivela che Kirk vedeva in questa proposta un tentativo di “zittirlo” mentre iniziava a criticare pubblicamente l’influenza di Israele a Washington. “Nelle settimane precedenti al suo assassinio, Kirk era arrivato a detestare il leader israeliano, considerandolo un ‘bullo'”, ha dichiarato la fonte. Kirk era disgustato dall’ingerenza di Netanyahu nelle decisioni dell’amministrazione Trump, inclusa la capacità del premier di influenzare le nomine presidenziali attraverso figure come la miliardaria Miriam Adelson.

Le tensioni con l’amministrazione Trump

Un episodio significativo è avvenuto lo scorso giugno, quando Kirk avvertì Trump di non bombardare l’Iran su richiesta di Israele. “Charlie fu l’unica persona a farlo”, ha detto la fonte, aggiungendo che Trump “gli urlò contro” e chiuse bruscamente la conversazione. Questo episodio avrebbe confermato i sospetti di Kirk che il presidente fosse sotto il controllo di una potenza straniera ostile, spingendo gli Stati Uniti verso conflitti disastrosi.

A luglio, Kirk divenne il bersaglio di una campagna di intimidazione da parte di potenti alleati di Netanyahu. “Aveva paura di loro”, ha sottolineato la fonte, evidenziando il clima di pressione che circondava il leader di TPUSA. Il cambiamento di Kirk si riflesse anche in TPUSA, ricorda Grayzone. Al Summit studentesco di luglio, l’organizzazione diede spazio a voci critiche verso Israele, tra cui Tucker Carlson, Megyn Kelly e il comico antisionista Dave Smith. Questi interventi denunciarono l’assalto di Israele su Gaza, ipotizzarono che Jeffrey Epstein fosse un agente dell’intelligence israeliana e criticarono apertamente miliardari sionisti come Bill Ackman.

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