Dopo aver letto numerosi studi e rapporti ufficiali del 2024 sulle gang di strada, è naturale che i lettori si domandino perché non si intervenga con maggiore decisione a livello legislativo. È inquietante constatare che, nonostante la crescente consapevolezza di un fenomeno in costante espansione, le autorità competenti sembrino limitarsi a un’osservazione cauta, adottando un approccio più psicologico che criminologico.
Approfonditi studi erano stati condotti già nel 1876 dall’onorevole Leopoldo Franchetti, insieme a Sidney Sonnino, e avevano portato a una sconvolgente constatazione sociologica della Sicilia, spiegando le ragioni del malessere culturale isolano e del sostegno crescente alla mafia. Nonostante il documento fosse stato esaminato dal Parlamento dell’epoca, nessun Governo adottò misure efficaci per prevenire o contenere quanto poi è realmente avvenuto. Timidi rimedi furono tentati solo dopo quasi un secolo, ma ormai l’organizzazione mafiosa si era già radicata in Italia, negli Stati Uniti e in Europa. Quel modello criminale, superati i confini dell’Isola, ha diffuso la sua filosofia del terrore e le sue tecniche operative in alcune regioni italiane e, contemporaneamente, in tutto il mondo, trasformandosi in una sorta di franchising per la formazione delle aziende del malaffare.
Il fenomeno si ripete?
A 150 anni dalla denuncia ignorata di Franchetti sul rischio di espansione della mafia siciliana, si osserva oggi una simile disattenzione legislativa verso una nuova e pericolosa forma di criminalità, caratterizzata dall’insicurezza crescente dei cittadini e dalle numerose segnalazioni sui crimini delle gang di strada. Per avviare un’efficace revisione della Riforma della Giustizia, firmata dall’ex ministro Cartabia, sembra non bastino gli studi degli esperti di sicurezza pubblica né gli appelli delle Forze di Polizia, stanche di sostituirsi agli assistenti sociali e di subire le beffe dei delinquenti, “protetti” dalle leggi.
Da anni e anni, in particolare, grandi città come Milano e Roma subiscono passivamente una nuova criminalità che cresce ogni giorno. Stiamo assistendo alla nascita di un’organizzazione territoriale proveniente dal modello collaudato delle mafie e delle gang degli Stati Uniti? Il dipartimento di giustizia del Governo USA quest’anno ha ricostruito la mappa delle gang di strada in America: 850.000 membri adulti appartengono alle organizzazioni che gestiscono gli affari nei quartieri di cui si sono impossessati.
Nonostante negli USA il fenomeno non sia mai stato sottovalutato e sia stato sempre contrastato da decine di migliaia di poliziotti addetti alla lotta contro le gang, la forza di queste associazioni criminali, in termini di risorse economiche, uomini e armi, è diventata tale da superare la Mafia siciliana di New York e la potentissima ‘Ndrangheta. Il Dipartimento di Giustizia USA afferma che sono i capi delle gang di strada a gestire autonomamente l’importazione di tonnellate di droga dalla Colombia e da altri Paesi produttori.
La nostra nascente mafia di quartiere, se non contrastata in tempo, potrebbe assumere tali dimensioni? Tutto, al momento, fa temere che l’obiettivo dei nostri delinquenti italiani e multietnici sia quello di utilizzare il collaudato sistema Made in Sicily, guardando con vivo interesse anche a quanto avviene negli USA.
Un altro pericolo incombente è rappresentato dal rischio che le squadre di malavitosi territoriali vengano accolte e reclutate da organizzazioni criminali come la ‘Ndrangheta.
Come si è arrivati a questo
Negli ultimi 10 anni, quegli ex ragazzini sono diventati adulti, affinando tecniche per compiere crimini e sfuggire all’arresto. L’allungamento della lista di reati minori non procedibili d’ufficio, decisi dalla Riforma Cartabia, e le condanne raramente detentive hanno rafforzato la loro presenza nelle strade dei quartieri periferici. Da anni, dunque, città come Milano, Roma, Napoli e Torino subiscono passivamente una nuova forma di criminalità che si espande di giorno in giorno.
È l’ampia rete di delinquenti che agisce e si comporta come una sorta di mafia di quartiere, gestendo principalmente le piazze di spaccio. Oggi non siamo più solo di fronte alle scorribande di minorenni, ma ci troviamo a fronteggiare soprattutto abili banditi di strada che si sono ben strutturati e organizzati, concentrandosi nel compiere reati minori, quelli non perseguibili d’ufficio: lo spaccio di droga nella forma del costante possesso di modiche quantità, la violenza sulle donne, i furti, le aggressioni, i sequestri di persona lampo, solo per citarne alcuni.
Rassicurazioni infondate
Incredibilmente, però, ci sono le rassicurazioni fornite da Sindaci e altre figure istituzionali riguardo a una presunta diminuzione dei reati. Una sorta di comunicazione politica piuttosto che una rappresentazione reale della situazione. Intere aree urbane sono presidiate dalla pericolosa presenza di gang e vagabondi aggressivi, che inevitabilmente accrescono il clima di paura tra le famiglie residenti.
Nonostante alcune celebrazioni per il presunto calo dei reati, le denunce dei cittadini, le petizioni e le relazioni dei Consiglieri di Zona documentano una realtà ben diversa, aggravata dall’aumento degli stupri e delle rapine, inevitabilmente registrate nelle statistiche ufficiali. Va chiaramente ricordato ai cittadini spaventati e agli operatori dell’informazione disattenti che dal 10 febbraio 2022, con l’entrata in vigore della riforma Cartabia, diversi reati, come lesioni personali, sequestri di persona non aggravati, violenza privata, molestie alle donne, minacce, furto, truffa e altri ancora, non sono più perseguibili d’ufficio.
Di conseguenza, è sensibilmente diminuito il numero delle denunce da parte delle vittime. Queste ultime, per far avviare la macchina della giustizia nei confronti del proprio aggressore, devono presentare a titolo personale una querela esponendo i propri dati sensibili e affrontare un complesso iter giuridico e burocratico.