Il recente raid delle autorità ecuadoriane e spagnole che ha portato all’arresto di 31 presunti membri di un’organizzazione internazionale di traffico di cocaina ha messo in luce il ruolo crescente dei trafficanti di droga albanesi nel panorama criminale dell’Ecuador. Tra questi, Dritan Gjika emerge come una figura centrale, accusato di aver orchestrato un sofisticato schema di traffico di droga che ha collegato i produttori colombiani ai mercati europei attraverso l’Ecuador. Nato a Shkodër, nel nord dell’Albania, Gjika si è trasferito in Ecuador nel 2009 e ha ottenuto la cittadinanza quattro anni dopo, stabilendosi a Guayaquil, dove ha iniziato a costruire il suo impero criminale sotto le spoglie di un uomo d’affari rispettabile.
L’ascesa di Gjika nel traffico di droga ecuadoriano è strettamente legata alla sua capacità di creare connessioni con figure influenti del mondo degli affari e della politica locale. La collaborazione con Rubén Cherres, un uomo d’affari ecuadoriano con un passato controverso, e il presunto sostegno del capo della polizia ecuadoriana Tannya Varela hanno permesso a Gjika di operare con una certa impunità. Le sue attività hanno subito un’accelerazione dopo la firma dell’accordo di pace tra il governo colombiano e le FARC nel 2016, che ha portato alla smobilitazione di parte dei guerriglieri e alla nascita di gruppi dissidenti che controllano ancora territori chiave lungo il confine Colombia-Ecuador.
La strategia di Gjika ha incluso l’acquisizione di aziende di esportazione come Cresmark S.A. e Agricomtrade, che hanno fornito coperture legali per il traffico di cocaina verso l’Europa. Queste società hanno inviato centinaia di spedizioni a un importatore albanese, Alba Exotic Fruit, che è stato utilizzato per introdurre la droga in Albania. Nonostante la crescente pressione delle forze dell’ordine, Gjika ha dimostrato una notevole adattabilità, passando da metodi di contrabbando tradizionali all’uso di contenitori di spedizione di terze parti, una tecnica nota come rip-on rip-off, che coinvolge la corruzione di lavoratori portuali per l’estrazione della droga una volta giunta a destinazione.
L’operazione di polizia del febbraio 2024 ha smantellato gran parte dell’infrastruttura di traffico di Gjika, arrestando numerosi membri di alto rango della sua organizzazione. Tuttavia, Gjika stesso è rimasto in fuga, continuando apparentemente a gestire le sue operazioni da remoto. La sua abilità nel mantenere un basso profilo e nel delegare le operazioni quotidiane a una rete di collaboratori ha complicato gli sforzi delle autorità per catturarlo. Nonostante le recenti battute d’arresto, la domanda di cocaina in Europa rimane alta, e altre reti transatlantiche stanno colmando il vuoto lasciato dalla parziale disfatta dell’organizzazione di Gjika.
Il caso di Gjika illustra le sfide che l’Ecuador deve affrontare nella lotta contro il traffico di droga, evidenziando la necessità di una cooperazione internazionale più efficace e di riforme profonde nelle istituzioni di sicurezza e giustizia. La connessione tra narcotrafficanti e figure di alto livello della politica e degli affari suggerisce un livello di corruzione che mina gravemente gli sforzi di contrasto al crimine organizzato. La storia di Gjika è un monito sulla pericolosità dei trafficanti di droga albanesi, che, attraverso sofisticate reti transnazionali, continuano a influenzare il mercato globale della cocaina e rappresentano una minaccia significativa alla stabilità e alla sicurezza di nazioni vulnerabili come l’Ecuador.

