Anni fa una sua bravata ha fatto rischiare una delle più importanti crisi diplomatiche. Lui, Hannibal Gheddafi, in Svizzera ha picchiato gli inservienti di un albergo ed è stato trattenuto in carcere per due giorni. Per tutta risposta, suo padre, il rais Muammar Gheddafi, ha chiesto alle Nazioni Unite lo scioglimento della Svizzera. Un episodio che rivela il particolare carattere del figlio più irrequieto dell’ex leader libico e del rapporto con la sua famiglia.

Una gioventù agiata

Nato a Tripoli il 20 settembre del 1975, Hannibal Gheddafi è il quarto figlio di Muammar Gheddafi, il terzo avuto con la seconda moglie Safia Faskash. Una gioventù la sua che ha potuto contare sulle agiatezze economiche e sui privilegi derivanti dal ruolo del padre. Questo gli ha permesso di seguire gli studi a lui più consoni e di coltivare di pari passo tutte le passioni più ambite. Nel suo “curriculum” di giovane rampollo non sono mancati infatti la passione per le auto di lusso, i viaggi all’estero e per le belle donne. Non ha avuto importanti incarichi politici, ma il suo ego, smisurato secondo le cronache emerse dalla capitale libica negli anni d’oro del potere del rais, non he ha poi così risentito. In compenso, Hannibal ha ricoperto alcuni incarichi di natura economica: negli anni 2000 è stato infatti il primo consulente marittimo della General National Maritime Transport Company (GNMTC), ovvero  un’impresa di trasporto marittimo controllata dallo Stato libico.

Prima ancora ha potuto studiare all’estero e conoscere per la prima volta lo stile di vita europeo, a lui molto gradito. Nel 1999 ha anche ottenuto un master in business administration alla Copenhagen Business School ed è poi convolato a nozze con la modella libanese Aline Skaf. Di cinque anni più giovane di lui, il loro non è sempre stato un rapporto rose e fiori. Sono stati registrati diversi gli episodi in cui lui Hannibal avrebbe maltrattato e picchiato la donna provocandole anche, in almeno un episodio, delle fratture al naso. Nonostante tutto  l’ex modella ha sempre sorvolato sui gravi fatti accaduti, negando in alcune circostanze quanto subito. In un’intervista rilasciata a Notizie Geopolitiche, Aline Skaf alla specifica domanda se il marito fosse stato “veramente un uomo violento” ha  risposto con un fermo “Assolutamente no”: “Hannibal – ha aggiunto – è un uomo forte sicuramente, ma ha un cuore d’oro”.

La lista dei reati

Giovane, ricco e di bell’aspetto ma la lista dei reati di Hannibal Gheddafi non ne hanno mai fatto un modello da seguire. Nel 2001 durante un viaggio in Italia, uscendo ubriaco da una discoteca di Roma, ha aggredito dei poliziotti italiani con un estintore. Gli agenti hanno dovuto fare ricorso alle cure dell’ospedale e il reato è rimasto impunito. Hannibal era in possesso di un passaporto diplomatico che gli conferiva  l’immunità. Due anni dopo, sempre a Roma, con l’aiuto delle sue guardie del corpo, ha picchiato dei fotografi. Nel 2004 quando sugli Champs-Elysées di Parigi, viaggiando contromano a 140 chilometri allora, è stato fermato dalla polizia, le sue guardie del corpo hanno colpito gli agenti. Ancora una volta il reato è rimasto impunito grazie al passaporto diplomatico. L’anno successivo, ancora a Parigi, è stato condannato a quattro mesi di reclusione per aver fatto picchiare dai suoi uomini i poliziotti e i medici che erano intervenuti a soccorrere la moglie dopo che lui l’aveva malmenata in stato di gravidanza. Non ha scontato però la pena.

Nel 2007 è risultato coinvolto in un traffico di prostitute ma nei suoi confronti non è stato avviato nessun procedimento sul caso. Nel 2008, all’Hotel Président Wilson di Ginevra, ha malmenato due domestici marocchini della struttura ed è stato arrestato per due giorni. Qui si è rischiato un incidente diplomatico. A seguito della vicenda infatti Mu’ammar Gheddafi ha fatto arrestare per rappresaglia due uomini elvetici attivi in Libia e ha proposto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scioglimento della Svizzera. Nel 2009, a Londra, ancora una volta le violenze perpetrate ai danni della moglie con frattura al naso, hanno richiamato l’intervento della polizia che è stata però da lui stesso aggredita. Come da copione, l’immunità diplomatica lo ha salvato dal carcere. Non sono mancate gravi accuse da parte della servitù personale della coppia. Una domestica ha infatti raccontato alla Cnn di essere stata maltrattata dai coniugi per essersi sottratta dal picchiare la loro figlia. La donna sarebbe stata legata al letto mentre Hannibal e la moglie le versavano acqua bollente sulla testa.

La differenza con gli altri fratelli

Tra Muammar Gheddafi e i figli sono sempre esistite differenze sostanziali, che lo stesso rais ha definito in varie interviste come differenze generazionali. Lui era molto legato al deserto e quando è arrivato al potere nel 1969 non si è accasato tra i palazzi reali della destituita monarchia, ma al contrario ha scelto una vecchia caserma nella periferia di Tripoli per piazzare la sua tenda beduina. I figli, a differenza sua, hanno sempre ben gradito il lusso e gli sfarzi offerti da una vita cresciuta all’ombra del padre potente. Anche Saif, il più “politico” dei Gheddafi e candidato alla successione negli ultimi anni di governo di Muammar, non disdegnava feste e locali notturni quando abitava a Londra. Saadi Gheddafi invece una volta, quando era sotto contratto con una squadra di calcio di Serie A, si era invaghito di una modella e non voleva più tornare in Libia. Un episodio che ha rischiato anche di compromettere i rapporti diplomatici tra Roma e Tripoli.

Mutassim, ucciso assieme a Muammar il 20 ottobre 2011, è stato per quattro anni fidanzato con l’attrice italo-americana Vanessa Hessler e a lui sono stati attribuiti molti altri flirt. Vite private quindi intense, spinte da un cognome che per anni è stato sinonimo di potere e non solo in Libia. Ma Hannibal, in questo contesto, è indubbiamente il figlio che ha dato i maggiori grattacapi. Anche lo stesso rais faticava nel tenerlo a bada. La sua non era soltanto intemperanza. Era qualcosa di più: nel suo carattere è spesso emersa la totale assenza di limiti, anche davanti ai possibili imbarazzi politici in cui per colpa della sua irruenza si poteva cacciare l’intera famiglia Gheddafi. Non a caso anche a Tripoli Hannibal è stato descritto come vera “pecora nera” del parentado del rais.

Il mistero sulla sorte di Hannibal

Di lui non si hanno notizie da diversi anni. Hannibal sarebbe attualmente rinchiuso in un carcere libanese, seppur per vicende non legate ai propri comportamenti. Nell’intervista rilasciata a Vanessa Tomassini, la moglie ha parlato di vero e proprio “rapimento” avvenuto in Siria l’11 gennaio 2015, pochi giorni dopo l’arrivo della coppia a Damasco. Da lì Hannibal è stato quindi portato in Libano e sottoposto a duri interrogatori per il caso legato alla scomparsa di Musa Al Sadr, imam sciita libanese di cui non si sono avute notizie dopo un suo viaggio in Libia nel 1978. Secondo la moglie di Hannibal, al marito sarebbero state chieste informazioni proprio sull’imam sciita. Un tribunale libanese nel 2008 ha ufficialmente considerato Muammar Gheddafi colpevole per quella scomparsa.

Ma Hannibal quasi sicuramente su quella vicenda non ha elementi in mano. All’epoca dei fatti era ancora bambino e, negli anni, non ha mai avuto, proprio per via del carattere, ruoli politici importanti al fianco del padre. Tuttavia Hannibal si troverebbe ancora in una prigione libanese. Per la sua liberazione nel 2019 si è mosso anche il Cremlino, sollecitato dal fratello Saif. Oggi non si hanno informazioni certe su di lui. L’ultima notizia riguardante la sua famiglia è uscita nello scorso mese di febbraio, quando la moglie di Hannibal è stata fermata dalla Polizia a Damasco in stato di ubriachezza ed ha aggredito alcuni agenti. Lei, assieme ai tre figli avuti con Hannibal, vive ancora proprio nella capitale siriana.

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