Roma, Via Condotti, gioielleria Bulgari. Un buco sul pavimento e un bottino approssimativo di 500 mila euro. I criminali che si muovono al buio, sottoterra, facendo lo slalom tra cunicoli che ipotizziamo abitati da ratti; arrivano sul posto, si aprono una breccia, agiscono in fretta e poi spariscono da dove sono arrivati, mentre la polizia accorre sul posto.
L’amarcord del crimine
Una scena che riusciamo a visualizzare grazie ai numerosi film che ci hanno raccontato le imprese di quelle che vengono chiamate “bande del buco”. Una scena che, però, ultimamente non è così consueta. Era da diverso tempo che a Roma, ma in generale in Italia, non si metteva a segno un colpo del genere. I tempi sono cambiati, i professionisti del settore sono quasi tutti in carcere o ormai molto anziani. Esatto: professionisti. Se infatti per assaltare una banca o un furgone portavalori armi alla mano ci vuole un’attitudine tutta particolare, stessa cosa vale per muoversi sotto terra, superare ostacoli, fare un buco e portare a segno una rapina. Metodi criminali diversi, specializzazioni diverse. Ne abbiamo parlato con chi di certe cose se ne intende molto bene.
Parla l’agente Cobra
Attilio Alessandri ha passato quarant’anni in polizia, la maggior parte dei quali nella sezione anti-rapina della squadra mobile di Roma. Oggi in pensione, è ancora il poliziotto più decorato della Capitale (pochi mesi fa ha ricevuto una medaglia di bronzo al merito civile per aver sventato una rapina in un ufficio postale nel 2016). Conosciuto tanto nell’ambiente delle forze dell’ordine quanto in quello criminale con il soprannome di “Cobra“, nella sua carriera ha messo numerose operazioni e diversi arresti eccellenti. Per citarne uno: nel 1999, dopo la rapina al caveau della banca interna alla Procura di Roma, arresta Massimo Carminati.
“Era un bel po’ di tempo che non si sentiva di un colpo del genere. Personalmente ho una certezza: c’è qualcuno degli anziani che si è preso carico dell’attività preliminare per poi farla portare a termine da qualche giovane. O addirittura c’è qualcuno anche interno alla consorteria che ha messo a segno il colpo, che è ben conosciuto dalle forze dell’ordine”.
Una sorta di “grande vecchio” o, sarebbe più corretto dire, di “cattivo maestro“. Rapine del genere sono un retaggio del passato, conferma Alessandri, è dunque probabile che dietro vi sia la mano – e l’ingegno – di qualcuno della vecchia guardia, un criminale magari uscito da poco di prigione.
“Cercate tra i vecchi del mestiere”
“Per fare un reato del genere non si tratta solo di studiare la logistica, quindi il percorso da fare, ma c’è sicuramente da aprire qualche porta, qualche cancello, c’è qualche struttura che devi scavalcare. E in questi casi devi lavorare sulle serrature. Ci sono – o meglio c’erano – i cosiddetti vecchi “chiavari” che facevano queste cose”. Secondo “Cobra”, quindi, è lì che bisogna cercare: tra i vecchi professionisti del crimine.
Riguardo il punto da cui la banda è scesa nel sottosuolo di Roma, c’è ancora massimo riserbo, ma secondo Attilio Alessandri è probabile che abbiano utilizzato un tombino. Nessuna certezza anche sul numero dei componenti della banda. Sui giornali si è parlato di tre persone: due operative e una a fare da palo. Cobra non è d’accordo: “Non credo, penso che siano di più. Per fare una cosa del genere devi lavorare con pompe idrauliche e tutto ciò che ti occorre per effettuare un buco e fare meno rumore possibile”. Insomma, due persone difficilmente avrebbero potuto fare tutto da sole.
Una cosa è certa: questo colpo era in preparazione da molto tempo. E non è escluso che i rapinatori abbiano compiuto qualche sopralluogo, che magari abbiano fatto anche una prova generale prima della rapina vera e propria. Chissà che magari le telecamere del quadrante attorno a via Condotti non riservino qualche sorpresa.
Rapine in calo
Il clamore suscitato è giustificato non solo dall’obiettivo dei rapinatori – una delle gioiellerie più famose al mondo -, quanto piuttosto dal fatto che il reato di rapina, in percentuale, si è molto abbassato. Parlando di Roma, nel 2022, rispetto al decennio precedente, le rapine a banche, uffici postali, furgoni porta valore, hanno registrato un drastico calo del 94%. Un successo frutto di anni di arresti e attività di prevenzione. Il crimine, negli ultimi tempi, ha virato verso altre forme. Adesso spopolano le truffe – sia online sia offline – e poi c’è il traffico di stupefacenti che non sembra conoscere crisi. Certo, le rapine non sono sparite del tutto. Non ha fatto molto clamore, ma proprio pochi giorni fa, a Vitinia, vicino Roma, due malviventi hanno rapinato un ufficio postale ottenendo un bottino di 300 mila euro.
Colti con le mani nel sacco
Nella sua carriera, Attilio Alessandri ha avuto a che fare con diverse bande del buco. Una di queste, arrestata in flagranza di reato: Roma, via Enrico Fermi, Banca Carige. Era il marzo 2016. Grazie a una capillare attività investigativa, Cobra e la sua squadra vengono a sapere che è in preparazione un colpo e che nei piani c’è quello di fare non solo un buco per entrare in banca, ma anche di rapire il direttore. Quella mattina, i poliziotti intercettano il direttore e lo invitano ad andare al bar e offrire la colazione a tutti i dipendenti. Nel mentre, si recano sul posto e individuano il palo all’esterno dell’istituto bancario. Ha degli auricolari, attraverso cui comunica con i rapinatori che sono nel tunnel scavato, intenti a fare il buco per entrare nei locali della banca.
Attilio Alessandri scivola alle spalle dell’uomo e lo immobilizza. Poi gli leva gli auricolari e parla direttamente con i banditi sotto terra: “Qui polizia, siete circondati, arrendetevi”.
A via Condotti non è andata così. I banditi si sono dileguati e al momento non si ha notizia di un passo falso che possa portare alla loro identificazione. Ma si sa, nel gioco del gatto con il topo, nessuno si può arrendere. Il topo continuerà a scappare, ma il gatto difficilmente si stancherà di inseguire.