Dal Sinaloa al Tren de Aragua, ecco i clan dei narcos che gli Usa trattano da terroristi

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Le gang di narcotrafficanti che spadroneggiano nel continente americano saranno combattute alla stessa stregua dei terroristi di Al Qaeda. Dal 20 febbraio il Dipartimento di Stato americano ha ufficialmente indicato tali organizzazioni come gruppi terroristici alle voci Foreign Terrorist Organizations (FTO) e Specially Designated Global Terrorists (SDGT) in quanto per il titolare della diplomazia statunitense, Marco Rubio, “minacciano la sicurezza dei cittadini degli Stati Uniti o la sicurezza nazionale, la politica estera o l’economia degli Stati Uniti”. La decisione dà applicazione all’ordine esecutivo 14157 che Donald Trump ha sottoscritto poco tempo dopo l’insediamento alla Casa Bianca, con l’obiettivo di dotare le forze dell’ordine di risorse e strumenti più efficaci per contrastare il business dei cartelli che va dal traffico di droga a quello di esseri umani. 

Le gang che d’ora in avanti avranno lo status di organizzazioni terroristiche sono complessivamente otto: Tren de Aragua, Mara Salvatrucha (MS-13), Cártel de Sinaloa, Cártel de Jalisco Nueva Generación, Cártel del Noreste (ex Los Zetas), La Nueva Familia Michoacana, Cártel de Golfo (Cartello del Golfo) e Cárteles Unidos. In tanti si domandano se sia opportuno paragonare dei clan criminali a dei gruppi invischiati col terrorismo internazionale, dal momento che perseguono finalità diverse: i primi economiche, i secondi politico-ideologiche. Ma a questo punto sarebbe utile comprendere perché proprio questi siano finiti nel mirino dell’amministrazione Usa.

Quali sono i principali cartelli    

Tra i gruppi designati dal dipartimento di Stato quella più attenzionata dalle autorità statunitensi è il Cártel de Sinaloa, da sempre operativo nel Messico Nord-occidentale e tra i più attivi nella diffusione di oppioidi sintetici. Da qualche mese il cartello è dilaniato da lotte intestine che hanno avuto inizio con l’arresto del capo Ismael Zambada Garcia, meglio conosciuto come “El Mayo”, a cui era stato trasferito lo scettro del comando nel 2019 da parte di Joaquin Guzman Loera – fondatore del cartello – e soprannominato dai suoi accoliti “El Chapo”. Secondo le ricostruzioni della stampa messicana e internazionale, Garcia sarebbe stato tradito dal figlio di El Chapo che gli avrebbe chiesto un incontro per discutere di politica e affari locali, ma in realtà l’avrebbe tradito per poi consegnarlo alla polizia americana. Non si sa con esattezza se la veridicità dei fatti sia questa, ma i sospetti sono bastati a indurre il figlio di El Mayo a scatenare guerre di rappresaglia contro le fazioni che non hanno mai del tutto accettato la leadership del padre, facendo scorrere il sangue per le strade di Culiacan, città in cui ha sede il quartier generale del cartello. 

Un altro importante cartello a essere finito finito nella lista nera segretario di Stato Marco Rubio è Tren de Aragua, organizzazione venezuelana che ha gettato le basi per nuclei operativi in diversi Paesi latinoamericani e anche negli Stati Uniti durante gli anni in cui si è verificato il fenomeno della crisi dei rifugiati venezuelani – esodo di milioni di cittadini avvenuto durante i governi di Hugo Chavez e Nicolas Maduro – che ha permesso agli esponenti della gang di infiltrarsi nelle carovane di disperati e di diventare un punto di riferimento nelle Americhe per la tratta di esseri umani.

L’organizzazione Mara Salvatrucha  (conosciuta anche con l’acronimo MS-13), diversamente dalle altre nasce in forma larvale su suolo americano, a Los Angeles per la precisione, su iniziativa di cittadini salvadoregni ma poi le file sono state rimpinguate da immigrati ispanici di altra nazionalità. Il cartello ha successivamente esteso i suoi tentacoli in altri Paesi non solo del Centro e Sud America ma anche in quelli europei, Italia compresa, dove i suoi esponenti – riconoscibili dal tatuaggio delle lettere MS e delle cifre 13 disegnate in caratteri gotici – si sono cimentati in azioni delinquenziali a sfondo violento quali le rapine, i sequestri e gli omicidi. 

Altri gruppi passati sotto la lente d’ingrandimento del dipartimento di Stato sono impegnati in affari loschi che vanno dallo spaccio di droga ai rapimenti finalizzati all’estorsione, passando per il riciclaggio di denaro. 

L’impatto dei cartelli sulla società americana

Per una miriade di ragioni, la patria dello zia Sam rappresenta un terreno florido per le organizzazioni del narcotraffico. Il cartello Tren de Aragua è ultimamente finito al centro delle cronache e delle polemiche politiche a causa dei suoi atti violenti che stanno sconvolgendo le comunità locali, tanto che durante l’ultima campagna elettorale Donald Trump ha preso di mira il gruppo durante un comizio nella contea di Aurora, in Colorado, dove un condominio era stato preso d’assalto dai venezuelani della gang. L’FBI ha più volte accusato gli appartenenti al cartello di aver messo in piedi nelle megalopoli come New York e Chicago una tratta di esseri umani e un sistema di sfruttamento dei migranti, tanto che l’ex presidente Biden ha varato delle misure sanzionatorie contro l’organizzazione. 

Se l’afflusso di immigrati irregolari è un problema molto avvertito dagli americani, altrettanto sentita è la piaga del fentanyl – oppioide sintetico considerato molto più potente dell’eroina – la cui diffusione è in parte ascritta ai cartelli latinoamericani, specificatamente l’organizzazione di Sinaloa. Il fentanyl, secondo il dipartimento di Giustizia Usa, è la prima causa di morte per gli americani con un’età compresa tra i 18 e i 49 anni e si stima che più di 190 statunitensi muoiano ogni giorno a causa di questa droga. Non a caso, il dipartimento del Tesoro nel 2023 ha sanzionato numerosi esponenti del cartello operativo nel Messico nordoccidentale al fine attuare una politica di deterrenza volta a combattere la diffusione dell’oppioide in territorio americano. 

Non ci resta che capire come l’attuale amministrazione intenda dare applicazione alla lotta contro le gang criminali che infestano gli Stati Uniti e che hanno dimostrato un’impressionante efferatezza nel portare avanti i rispettivi business, motivo per cui è necessaria una risposta ferma e priva di tentennamenti, ma resta di capire che tipo di collaborazione attuare con nazioni che non le considerano gruppi terroristici. Indubbiamente, però, la repressione delle suddette organizzazioni sarà una priorità per tutti i Paesi del continente americano, volenti o nolenti, durante il quadriennio di Trump.