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Sguardo sorridente come quello di un normale ragazzo di 14 anni, sciarpa verde al collo ed espressione del viso spensierata. È così che appare Osama Bin Laden in una foto che lo ritrae nel 1971 assieme ad altri studenti in Svezia. Nulla lascia presagire che proprio in quel periodo il futuro “principe del terrore” inizia a maturare il suo odio verso la società occidentale. Alcuni anni dopo è proprio lui a lanciare la guerra santa all’Occidente. La scalata criminale che lo porta ad essere il mandante dell’attentato dell’11 settembre 2001, è figlia delle ideologie maturate durante quei viaggi di studio in Europa. Ma in che modo è avvenuta la “trasformazione” di Osama Bin Laden?

Una giovinezza tra gli agi economici

Diciassettesimo tra 52 fratelli, Osama Bin Laden nasce  il 10 marzo del 1957 in Arabia Saudita dall’unione di Muhammad bin Awad bin Laden con una delle sue 11 mogli, Alia Ghanem. Una vita la sua che non conosce il senso del sacrificio economico. Suo padre, da facchino del porto di Gedda, negli anni ’50 diventa uno dei costruttori edili più importanti del regno saudita. La sua enorme fortuna economica dipende soprattutto dall’amicizia maturata con Re Abdulaziz, fondatore del nuovo Stato saudita nel 1932. Tra appalti ed affari, il padre di Bin Laden costruisce un impero economico e non fa mancare nulla al figlio, nemmeno quando divorzia con la madre di Osama poco tempo dopo la sua nascita. Bin Laden continua così a vivere con la mamma e il suo nuovo marito, Muhammad al-Attas, ricevendo l’educazione tipica di un giovane saudita benestante. E così il giovane ben presto abbraccia la corrente dell’Islam wahhabita, la corrente di pensiero dominante da sempre nel suo Paese e che predica un ritorno alla radice della religione islamica, escludendo le influenze apportate nel tempo.

Come tutti i figli degli uomini d’affari sauditi, frequenta la scuola secondaria al-Thager, la più importante di Gedda dato che tradizionalmente ospita anche i figli della famiglia reale. Nel 1971 vola in Svezia per un viaggio di studi che gli permette di conoscere meglio la cultura occidentale. Una cultura che però al giovane Bin Laden non piace. In alcuni diari trovati anni dopo nel suo ultimo rifugio, in Pakistan, emergono diversi pensieri in cui, proprio a seguito dei suoi viaggi tra Svezia e Inghilterra, parla di quella occidentale come di una cultura decadente. Forse è proprio in questo periodo che Bin Laden si trasforma da giovane studente a potenziale terrorista forgiato da ideologie anti occidentali. In patria continua poi gli studi. Nel 1979 si laurea infatti in ingegneria e in quel periodo, raccontano cronache dell’epoca, il giovane si dedica alla beneficienza, alle poesie e anche al calcio. Una vita normale, dove però il tarlo dell’estremismo inizia a farsi strada. Nel 1981 Bin Laden si laurea anche in un settore inerente la Pubblica Amministrazione, in vista di un suo inserimento nell’azienda del padre. Ma poi nella vita, come si sa, sceglie tutt’altra strada.

L’odio verso l’Occidente

“Era un bravo ragazzo e mi amava così tanto”: è con queste parole che la mamma, Alia Ghanem, descrive anni dopo al Guardian il figlio. Lei all’intervistatore appare come una donna non in grado di capire il cambiamento radicale di Osama, affidandone la responsabilità alle cattive frequentazioni durante l’università: “Era un bambino molto bravo fino a quando non ha incontrato alcune persone che gli hanno fatto il lavaggio del cervello più o meno quando aveva 20 anni” dichiara ancora la donna. Secondo i suoi racconti sarebbe proprio a Gedda, quando studiava economia alla King Abdulaziz University, che Osama sviluppa in modo definitivo le ideologie radicali.

In particolare la donna fa riferimento ad Abdullah Azzam, membro dei Fratelli Musulmani, quale figura capace di trasformare il figlio e indirizzarlo verso le ideologie di odio nei confronti del mondo occidentale. La donna il sospetto ce l’ha già da allora. Tanto da avvertire il figlio e dal metterlo in guardia contro le cattive frequentazioni. Il destino di Osama Bin Laden è però ormai segnato: nel 1979, con l’invasione sovietica dell’Afghanistan, si avvicina ai mujaheddin. Un appoggio non solo teorico, ma anche militare. Nel 1981 Bin Laden alla madre racconta di dover andare proprio in Afghanistan per affari. Così non è: nel Paese asiatico il futuro terrorista si reca assieme ad Abdullah Azzam. I due, nella nutrita pattuglia di combattenti islamisti stranieri, si fanno riconoscere. Bin Laden in particolare mette a disposizione la sua immensa fortuna economica, Azzam invece la sua capacità oratoria. Danno così vita al Maktab al-Khidamat (Mak), formazione che nel 1984 è attiva nel reclutamento di giovani musulmani da inviare in Afghanistan. Il giovane saudita diventa, già allora, un riferimento per tanti islamisti.

Dalla guerra in Afghanistan all’11 settembre

In Afghanistan Bin Laden però conosce un medico egiziano di nome Ayman al Zawahiri. Sono loro tre, assieme ai più fidati collaboratori, a teorizzare la nascita di un movimento capace di diventare la base per l’esportazione della guerra santa anche fuori dall’Afghanistan. Si arriva nel 1988 alla fondazione di Al Qaeda, che in arabo vuol dire proprio “La base”. Oltre ad esserne il leader più carismatico, Bin Laden fa di Al Qaeda il mezzo per la sua propaganda anti occidentale. Secondo lui, sono proprio i costumi occidentali a corrompere l’Islam e la sua organizzazione ha quindi il compito di attaccare gli “infedeli” in ogni parte del mondo.

Nel 1989 la guerra in Afghanistan finisce. I sovietici sono battuti, i gruppi islamisti esultano. Bin Laden torna a casa e inizia a promuovere pubblicamente la sua immagine di “eroe islamico”. Chiama il suo gruppo “legione araba”, nelle interviste dichiara di essere stato decisivo per la cacciata dell’armata rossa. Ben presto però le cose si complicano. Il 2 agosto 1990 l’Iraq di Saddam Hussein invade il Kuwait e i Saud pensano a Bin Laden come possibile alleato per proteggere il loro confinante territorio. Lui mette a disposizione la sua legione araba, ma a patto di non accettare gli aiuti militari statunitensi.

I sovrani sauditi respingono la sua proposta. Da allora lo scenario cambia: Bin Laden lancia proclami contro Riad, denuncia la dipendenza dell’Arabia Saudita dagli “infedeli” americani. I rapporti con il governo si incrinano a tal punto da costringere Bin Laden all’esilio. Lui però non si perde d’animo: è certo di essere un eroe popolare arabo, ha di sé stesso l’immagine di un condottiero, ma soprattutto ha ancora i soldi della famiglia. Sposta così il suo quartier generale in Sudan. Qui viene aiutato da Ali Mohamed, egiziano ex collaboratore della Cia e da molti definito come “primo maestro” militare di Bin Laden in Afghanistan. Intervistato da Robert Firsk sul The Indipendent nel 1993, il fondatore di Al Qaeda dichiara di essere un semplice ingegnere impegnato nella costruzione di autostrade nel Paese africano che lo ospita. Ma già in quel momento cova gli attacchi verso il tanto odiato occidente.

Si circonda di molti reduci dell’Afghanistan, molti fedelissimi eseguono i suoi ordini e questo fa crescere in sé la convinzione di essere il vero trascinatore islamico. Ben presto però deve fuggire anche dal Sudan. Il governo di Al Bashir è in difficoltà: gli Usa iniziano a vedere in Bin Laden un potenziale nemico per le sue attività di proselitismo anti americane. Torna così in Afghanistan nel 1996, anno in cui a Kabul il potere viene preso dal gruppo islamista dei Talebani. Nel Paese asiatico la sua Al Qaeda ha modo di organizzarsi. Il territorio afghano ospita basi, scuole e campi per la formazione dei terroristi. Nel 1998 inizia la vera guerra agli Stati Uniti: Al Qaeda rivendica infatti gli attentati contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania. La Casa Bianca, all’epoca retta da Bill Clinton, reagisce duramente e scaglia contro i suoi nascondigli tonnellate di bombe nel tentativo di ucciderlo. Lui però scappa, i bombardamenti non lo sfiorano. Anni dopo, intervistato nel 2009, il rais libico Muammar Gheddafi dirà: “Gli è stata data troppa importanza, gli Usa ne hanno fatto un idolo nel mondo islamico”. Bin Laden infatti in quel momento crede di poter guidare l’intero mondo musulmano contro gli Usa.

Nel 2000 alcuni suoi seguaci si scagliano contro la Uss Cole ormeggiata in Yemen. Ma il vero grande progetto criminale riguarda un attentato da compiere direttamente sul suolo americano. Circostanza che si avvera l’11 settembre 2001. In quel giorno quattro aerei civili nello spazio aereo Usa vengono dirottati: due si schiantano sulle Torri Gemelle, uno sul Pentagono, un altro cade a Shanksville, nei pressi di Pittsburgh. Da allora in tutto il mondo Bin Laden diviene noto con il soprannome di “sceicco del terrore”.

La morte dopo il blitz Usa del 2011

È il 7 ottobre 2001. Dall’attacco che ha sconvolto il mondo e che a Bin Laden ha donato la massima popolarità sono passate poche settimane. Quella sera Bin Laden si mostra in video. Poche ore prima Washington ha attaccato l’Afghanistan. Nel filmato, trasmesso da Al Jazeeera, è ben presente la sofisticata strategica comunicativa di Bin Laden. Parla con enfasi guardando dritto la telecamera all’interno di una caverna, ha addosso una tuta mimetica, alla sua sinistra c’è anche un kalashnikov. Il suo discorso è un proclama contro l’occidente e contro i Paesi musulmani che aiutano gli Usa. Incita i fedeli alla rivolta e alla guerra santa. La sua latitanza come ricercato per l’11 settembre dura dieci anni, nei quali non sempre vive in rifugi di fortuna.

Il suo ultimo nascondiglio, scovato dalla Cia nell’agosto del 2010, è all’interno di un lussuoso compound residenziale di Abottabbad, in Pakistan. Qui Bin Laden viene sorpreso nel sonno il 2 maggio 2011 da un commando di Navy Seals. Lui non oppone resistenza ma, secondo la versione ufficiale americana, nella sua camera da letto va alla ricerca di alcune armi in suo possesso. Non fa in tempo a prenderle: il commando lo uccide e porta il suo corpo sulla Uss Carl Vision. Qui, dopo una breve cerimonia funebre, viene gettato in mare. Nel rifugio c’è la vita di Bin Laden degli ultimi dieci anni: vengono trovati documenti, chiavette usb, ma anche medicine per le sue malattie renali e diverse cassette con dei film porno. Immagini contenenti segnali in codice, diranno poi alcuni esperti dell’anti terrorismo. Ma forse anche una deroga di Bin Laden concessa al tanto odiato costume occidentale. Non si sa. L’unica cosa certa è che in quel 2 maggio 2011 finisce la sua carriera criminale finisce assieme alla sua vita.