Che fine ha fatto la Yakuza?

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Avete presente gli elegantissimi uomini in giacca e cravatta, tatuati dal collo al costato, con collane d’oro al collo e Rolex al polso, che nei film giapponesi dei primi anni Novanta erano soliti spostarsi a bordo di berline nere di lusso, scortati da decine di guardie del corpo? Ecco: oggi i membri della Yakuza, comunemente nota per essere l’organizzazione criminale più famosa e potente del Giappone, non se la passano affatto bene. Sono infatti finiti gli anni d’oro dei criminali made in Japan, così temibili ma anche così dannatamente diversi dai componenti di qualsiasi altro gruppo malavitoso.

Guai a definirli semplici “mafiosi” perché, a differenza dei gangster della Mafia italiana e delle Triadi cinesi, gli Yakuza si considerano custodi dell’ordine pubblico. Agiscono, tra l’altro, in una sottile zona grigia tra legalità e illegalità: non sono perseguiti in quanto organizzazione (anche se gran parte delle loro attività lo sono eccome); non vivono nascosti nell’ombra (hanno sedi con tanto di targhe fuori dalla porta, numeri di telefono e, fino a qualche anno fa, rilasciavano interviste e parlavano con i media); dichiarano di seguire codici d’onore ispirati ai samurai; vantano forti connessioni con politici, polizia e grandi aziende.

La Yakuza si è strutturata in forma moderna nel secondo dopoguerra, anche se le sue origini sono molto più antiche e risalgono a secoli fa. Il suo core business? Il controllo dei mercati neri, il traffico di droga, il prestito di denaro, la prostituzione (ne abbiamo parlato qui) e il gioco d’azzardo, per poi allargarsi all’edilizia, al settore immobiliare e persino alla politica.

Il declino della Yakuza

Al suo apice, negli anni ’60, la Yakuza contava 180.000 membri distribuiti in più di 20 famiglie. Oggi sta evaporando come neve al sole. Il numero degli affiliati è in calo da decenni ed è sceso a poco più di 25.000 unità sparse in tutto il Giappone. Oltre la metà ha ormai più di 50 anni e il 10% addirittura più di 70.

Le cause del declino? L’invecchiamento della popolazione, ma soprattutto le misure repressive adottate dal governo nipponico. Le nuove leggi sono più severe: prendono di mira le aziende legate alle gang, che un tempo operavano con quasi totale impunità, e vietano ai membri della Yakuza di aprire conti in banca, ottenere carte di credito, stipulare polizze assicurative e persino firmare un contratto per un telefono cellulare.

“I ragazzi della mia generazione sognavano di diventare membri di gang di alto rango, popolari tra le donne, ricchi e con auto di lusso. Ma i tempi sono cambiati. Ai giovani di oggi non piace l’idea di essere legati a una gang”, ha dichiarato all’Asahi Shimbun un ex gangster andato in pensione a 70 anni.

In passato, i giovani yakuza commettevano crimini su ordine dei loro oyabun (i boss) e uscivano di prigione ancora quarantenni, con una reputazione migliorata e un futuro finanziario garantito. Le condanne più lunghe – compreso il rischio dell’ergastolo – hanno reso sempre meno allettanti le ricompense e i sogni di gloria.

Nuovi business

Per quale motivo questi gangster “gentili” sono finiti quasi in malora? La spiegazione più diffusa è che la Yakuza ha esagerato: ha volato troppo vicino al sole e si è scottata. Allontanandosi dalla piccola criminalità di strada e iniziando a muoversi in ambiti più vicini alla gestione aziendale, i criminali hanno infranto i loro codici e, cosa ancor più importante, hanno minacciato le élite imprenditoriali e politiche del Giappone.

Come diretta conseguenza di questa trasformazione, a partire dai primi anni ’90 il governo ha adottato una dura legislazione anti-Yakuza, prendendo di mira non solo i gangster ma anche chiunque fosse collegato ai loro gruppi. “Forse, però, è più vero dire semplicemente che il tempo della Yakuza è passato e la sua utilità per le élite è finita”, ha scritto The Spectator. L’economia avanzata del Giappone, unita a una società stabile, moderna e ricca, ha sicuramente contribuito a mettere fuori gioco le reti criminali vecchio stile.

Sia chiaro: la Yakuza esiste ancora, ma fa girare meno soldi, ha pochi membri e ancora meno affiliati. Non è forse un caso che, pochi mesi fa, le cronache giapponesi abbiano riportato la notizia di alcuni gangster di spicco arrestati per aver rubato… carte Pokémon, le celebri carte collezionabili basate sui videogiochi lanciati da Nintendo nel 1996. Gli anni d’oro sono ormai un lontano ricordo.